6 Gennaio 2026

Direttore: Alessandro Barbano

4 Gen, 2026

Le torri, sentinelle della storia nel cielo

Utilizzate in origine per difendere coste e città dagli attacchi dei nemici o dalle rivolte del popolo, queste costruzioni rappresentano l’ambizione dell’umanità a sfidare Dio e a elevarsi quasi fino a toccare le nuvole


Esempi emblematici di resilienza e ingegnosità, le torri sono strutture di grande valore storico e paesaggistico, edificate per contrastare le incursioni dal mare, per la sicurezza delle coste, dei porti e delle città principali. Torre Flavia a Ladispoli ne è un esempio.

Il sistema difensivo

Un imponente sistema difensivo presente sin dagli inizi della storia dell’umanità. Un’eredità diffusa, un patrimonio che pesa. Una vera e propria rete di comunicazione con segnali luminosi e di fumo per trasmettere messaggi o richiedere soccorso. Un sistema semplice ma rivoluzionario, che permetteva di avvisare in pochi minuti l’intero litorale di un’imminente minaccia. Costruzioni che servivano come punti di avvistamento ma anche come segno visibile della potenza di una casata. Figure della costante evoluzione storica dell’architettura e dell’ingegneria, che in diverse civiltà e in diversi periodi storici hanno avuto funzioni molto differenti: difensive, religiose, abitative, simboliche.

Nelle città

Giganti che svettano nelle nostre città, espressione dell’ingegno e delle conquiste della tecnica: dalla Torre degli asinelli di Bologna alla Torre di Pisa, dal Big Ben alla Tour Eiffel, dall’Empire State Building alla Torre Hadid.

La Torre di Babele

Da sempre le torri sono ritenute croce e delizia del gruppo sociale che le erige. Metafora dell’arroganza dell’uomo che sfida Dio e la natura è la Torre di Babele, un atto di hybris (dal greco tracotanza, superiorità) punito da Dio con la confusione delle lingue impedendo agli uomini di comprendersi così da non poter portare a termine il lavoro.

Omero e il Cantico dei Cantici

Anche Omero parlava di queste costruzioni, descrivendo torri mobili di legno utilizzate dai Greci per salire sulle mura nemiche. L’uso del termine si ritrova anche nel Cantico dei Cantici, anche conosciuto come il Cantico di Salomone contenente la frase “Il tuo collo è come una torre d’avorio i tuoi occhi come le piscine di Heshbon”. Un’espressione, torre d’avorio, che ha poco a che fare con l’uso tipico delle torri nei tempi successivi, riferendosi piuttosto a uno stato metaforico in cui le persone vivono senza consapevolezza dei fatti e delle praticità del mondo reale.

Nell’antichità e nel Medioevo

Nelle antiche civiltà del Mediterraneo e del Medio Oriente edifici alti e massicci venivano utilizzati per difendere le città. A Roma, le torri, già presenti nel VII sec. a.c. non erano una novità sul suolo italico, visto che furono già usate dagli etruschi e dai greci. Le numerose torri romane sono testimonianze di una vita civile, non solo di una pratica ecclesiastica e di culto. Così, accanto a chiese, palazzi barocchi e resti dell’antica Roma, si nascondono queste costruzioni che raccontano storie di potere, famiglie nobiliari e difese cittadine. Si calcola che a Roma, nel XII secolo, ci fossero ben 900 torri. Anche se il numero può sembrare esagerato, la città doveva effettivamente apparire ricca di tali costruzioni, segni delle dimore baronali.

I capitani di torre

Di regola, non venivano edificate dai cittadini stessi ma vi era un accordo, chi avrebbe costruito la torre sarebbe diventato il proprietario e ne avrebbe esercitato il controllo. Il capitano di torre era il ruolo di cui l’acquirente veniva investito: egli doveva assicurare agli abitanti il massimo rigore per vigilare sulla sicurezza della città. Il materiale con cui venivano edificate non prevedeva l’uso dell’acqua salata, altrimenti la malta sarebbe risultata troppo dura e impossibile da maneggiare. Molto importante era anche la scelta del luogo dove la torre sarebbe stata eretta, perché doveva essere un posto predisposto alla costruzione senza incorrere nel pericolo di crollo.

Gli attacchi del popolo

Strumenti di difesa da eventuali nemici esterni presenti nella stessa città, ma anche da possibili attacchi del popolo. È il caso della torre di Palazzo Vecchio a Firenze e della Torre del Mangia del Palazzo Pubblico di Siena, così chiamata perché il primo campanaro era solito sperperare l’intero stipendio in osteria con gli amici. Una funzione strategica di difesa militare e controllo territoriale, alla quale si affiancava anche quella sanitaria e fiscale, poiché le torri servivano a prevenire epidemie, e regolare la tassazione su merci in entrata e in uscita dal regno.

Simbolo di potere

Ma, oltre alla funzione pratica, le torri erano anche simboli di potere e prestigio. Nel medioevo, le famiglie nobili gareggiavano tra loro per costruire le torri più alte e imponenti, per dimostrare la loro superiorità. Questo fenomeno è particolarmente evidente a Bologna, dove si contavano oltre 100 torri. San Gimignano, conosciuta anche come la “Manhattan del Medioevo” era punteggiata da ben 72 torri, delle quali oggi ne restano 14. Numerose erano anche le torri della città fortificata di Carcassonne, situata nel sud della Francia, che ne contava oltre 50, quale parte del sistema difensivo costruito tra il XIII e il XIV secolo.

Le torri mozzate

Tuttavia, con la nascita del comune, verso la metà del XIII secolo, molte torri furono mozzate, per dare un segnale visibile di come il potere delle famiglie nobili fosse ormai finito. Il cronista fiorentino Giovanni Villani nella sua Nuova Cronica scriveva che nel 1251 a Firenze un’ordinanza della Signoria chiedeva che tutte le torri dei signorotti locali venissero abbassate sotto i 29 metri: “GFu deciso che tutte le torri di Firenze, che ce n’avea grande quantità alte 120 braccia [quasi 70 metri], si tagliassono e tornassono alla misura di 50 braccia [29 metri] e non più, e così fu fatto”.

Campanili e minareti

Se le torri civiche erano simbolo dell’autorità politica, non mancavano le torri che identificavano la religione, tali erano i campanili del Duomo o i minareti delle moschee, come quello della moschea di Samarra, in Iraq, con una rampa esterna a spirale che richiama la mitica Torre di Babele. Non meno importanti le torri deputate a scandire la vita, la storia e il continuo scorrere del tempo, grazie al grande Orologio astronomico che le distingueva, capolavoro di tecnica e di ingegneria ed elemento dell’immagine di una società.

La Reale Amministrazione delle Torri

Verso la metà del 1500 venne istituita la Reale Amministrazione delle Torri, incaricata della costruzione, manutenzione e gestione del sistema delle torri costiere del Regno di Sardegna, che rimase operativa per oltre tre secoli, costituendo una delle più longeve istituzioni del regno. Il finanziamento dell’amministrazione proveniva da un dazio reale versato alle casse del sovrano per ogni quintale di formaggio esportato. La sede principale si trovava nel quartiere di Castello a Cagliari, cuore politico e amministrativo del regno.

Le torri colombaie

Nel Medioevo europeo, ad assumere una grande importanza sono anche le torri colombaie (o colombai), specialmente in Francia, Italia e Inghilterra. Strutture simili sono state trovate già presso le civiltà egizia e mesopotamica, perché i colombi erano allevati sia per la carne che per le loro doti di volo come messaggeri. Tipica del paesaggio rurale, nel medioevo il possesso di una torre colombaia era regolamentato per legge ed era associato alla nobiltà. L’allevamento dei piccioni era infatti un’attività preziosa soprattutto per la capacità dei colombi, effetto di un innato potentissimo senso di orientamento, di spiccare il volo con un breve messaggio attaccato alle zampine, di consegnarlo a distanza anche di centinaia di chilometri e di ritornare infallibilmente alla base. È così che le torri colombaie oltre ad essere parte integrante della struttura economica, costituivano vero e proprio veicolo di comunicazione di uno status sociale. A conferma di ciò, il fatto che proprio sulla colombaia il proprietario terriero comunemente apponeva il suo stemma.

Le torri industriali

Alla fine dell’Ottocento, con la rivoluzione industriale e l’introduzione di nuovi sistemi costruttivi, si iniziano a realizzare torri con diverse funzioni: industriali e funzionali, come le torri piezometriche (serbatoi d’acqua) o scientifiche, come gli osservatori astronomici. È così che le torri diventano lo specchio dei mutamenti del loro tempo. Lo testimoniano i primi grattaceli realizzati a Chicago e poi a New York, ed il loro successivo affermarsi anche nelle tappe dello sviluppo in Europa, fino ai progetti contemporanei, divenendo i locomotori della crescita mondiale.

Il “verticale”

All’inizio del Novecento l’edificio alto, o anche denominato “il verticale”, arriva in Europa, simbolo al quale si affidano le ispirazioni al cambiamento di un’intera società. A raccontarlo è Umberto Boccioni nel “Manifesto dell’Architettura Futurista” (1914), descrivendo scenari urbani caratterizzati dalla salita dei “grattanuvole americani”. Edifici che si ponevano come punto di riferimento percettivo e simbolico per il territorio. Ma anche espressione di un’aspirazione collettiva alla modernità e all’efficienza, non solo nelle metropoli, ma anche nei centri minori, dove spesso si sono imposti come metafora di riscatto dal provincialismo e simbolo di apertura verso un futuro urbano rinnovato.

Il primato dimensionale

Oggi, però, queste aspirazioni sembrano caratterizzate da alcune derive ricorrenti: l’inseguimento del primato dimensionale, perché il valore della grandezza e dell’altezza dell’edificio sembrano essere i solo indici con i quali si misura la potenza economica di chi lo costruisce o del Paese che lo ospita; la perdita di significato della forma, spesso finalizzata alla rincorsa verso il limite strutturale per sfidare le forze della natura e della storia; e infine, la riduzione del progetto alla sola scelta di un mero involucro esterno, senza pensare a come simili strutture possano essere ancora utili per lo sviluppo della società contemporanea.

Testimoni della storia

Le torri, dunque, come simbolo delle grandi sfide che hanno portato a grandi risultati, rappresentando non solo un elemento distintivo del paesaggio, ma anche preziosi testimoni della storia e delle vicissitudini di una terra e del suo popolo. Conoscere queste antiche sentinelle di pietra offre l’opportunità di connettersi con il passato e di scoprire le storie di strategia, coraggio e sopravvivenza che hanno plasmato l’identità di un Paese. È così che la storia delle torri segue quella dell’umanità, con tutti i suoi miglioramenti evolutivi ma anche con le sue debolezze.

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