Le nostre vite rintracciate, analizzate e poi equivocate in modo esilarante: per esempio, quando mi viene consigliato un libro scritto da me stesso
Non possiamo praticamente vivere più, senza essere rincorsi dagli algoritmi. A meno di non scegliere l’eremitaggio (e forse non sarebbe neanche una brutta cosa, a ben pensarci). Se noi usiamo la tecnologia, gli algoritmi usano noi. C’è poco da fare. Certo, tu puoi stare attentissimo a rifiutare i tracciamenti connessi a qualsiasi attività svolgi in rete, ma sei tracciato lo stesso. Non se ne esce. Un po’ come le telefonate delle aziende che propongono offerte commerciali e i vari registri di opposizione, avete presente? Ecco. Così.
Allora, ecco tre brevi storie che ironizzano, dal mio punto di vista, sull’intelligenza dell’intelligenza artificiale. O, perlomeno, dimostrano che gli algoritmi funzionano con il modello “Scaviamo con la pala meccanica nel sito archeologico”. Un tanto al chilo, insomma.
Prima storia. Per quello che mi riguarda, uso la rete per lavoro; poco o nulla dei social, se non cose come una famosa piattaforma digitale specializzata sugli aspetti lavorativi, dove ho un profilo professionale come professore di sociologia oramai da molti anni. Ho interagito con moltissimi colleghi italiani e stranieri in tutto questo tempo, discutendo di comuni interessi scientifici e sociali. I miei post riguardano per lo più convegni scientifici, articoli scientifici e divulgativi, seminari, libri e tutte le cose che riguardano la professione. Nonostante moltissimi inviti ricevuti in questi anni dall’azienda proprietaria della piattaforma, non sono un utente premium, cioè non pago alcuna iscrizione e non ho alcun beneficio: per me serve solo a creare rete con le persone che condividono i miei stessi interessi, accademici e culturali. La promessa di sapere chi ha cercato il mio profilo o letto il mio curriculum scientifico, insomma, non fa presa per come io intendo utilizzare questa piattaforma. Tutto chiaro? Bene. Da qualche mese sono in pensione. Continuo ad insegnare, ma sono formalmente e sostanzialmente in pensione. Continuo comunque a scrivere, a frequentare convegni, a pubblicare libri. Che fa l’ineffabile algoritmo della più nota rete di professionisti? Mi segnala numerose assunzioni in corso (che peraltro non ho mai accennato a far entrare nel novero delle mie ricerche online, quindi non si capisce neanche il perché), le più svariate, dal capo del settore vendite di qualche sconosciuta casa di abbigliamento al responsabile del settore vendite di prodotti per la pulizia professionale delle abitazioni. Grazie, preferisco vivere. Una sola domanda: perché? Quale sottile intelligenza muove questo algoritmo? Boh, per me resta un mistero.
Seconda storia. Scrivo libri; l’ho fatto per una vita, e continuo a farlo ancora adesso. Scrivere è una parte decisiva del mio lavoro ma è qualcosa che va oltre, fa parte della mia vita a prescindere. Scrivo libri, articoli scientifici, divulgativi, recensioni, reportage di viaggio, appunti sparsi. Mi mancano solo haiku, poesie, racconti e testi di canzoni, ma in passato ho fatto anche questo. Scrivo e leggo molto, naturalmente: credo le due cose non possano essere scisse in alcun modo. Leggo tanto e compro libri, quindi. Di solito mi piace comprarli in libreria, vederli, toccarli, annusarli persino. Ma la stramaledetta pandemia ha aperto la strada anche all’acquisto online, sennò sarebbe stata crisi di astinenza…
Bene, dunque leggo tanto, compro libri, leggo recensioni, mi interessano i saggi, insomma faccio cose per me normali. E ovviamente le faccio online. Nel frattempo, l’algoritmo vigila, osserva le mie preferenze e prende nota. E un bel giorno, dopo avermi proposto ad intervalli più o meno regolari cose fra le più svariate, ha finalmente un colpo di genio, e mi propone di acquistare qualche libro che ho scritto io: cioè mi dice, con quel tono familiare che suona tipo “Cleto, abbiamo trovato qualcosa che potrebbe interessarti”, che hanno trovato libri di un certo Cleto Corposanto. Perché me lo dicono? la motivazione è che potrebbero rientrare fra i miei interessi. Cioè, a detta sua – che intelligente! – potrebbero interessarmi gli argomenti che sono argomenti dei libri che ho scritto. Un genio, praticamente, altro che intelligenza artificiale. Genialità pura, essenza di trascendenza.
Terza e ultima storia di algoritmi intelligenti. Oltre che leggere e scrivere, un’altra dalle cose che faccio davvero spesso è viaggiare. Da sempre. Ho cominciato a girare l’Europa con i miei negli anni ’60, agli albori del campeggio, in giro con un prezioso librone dei camping di tutta Europa. E da allora non ho più smesso di viaggiare. Per lavoro e per diletto, per convegni o per viaggi di piacere, in compagnia o molto più spesso da solo: insomma prendo spesso treni, autobus, aerei e tutto quello che caratterizza i grandi viaggiatori come me. E ovviamente navigo, fra cartine e itinerari costruiti ad arte, studiando collegamenti possibili (e a volte anche impossibili, per la verità).
Da una ventina d’anni, oramai, i miei viaggi cominciano sempre dalla Calabria, regione dove vivo appunto prevalentemente in questa terza fase della mia vita, dopo la Puglia e il Trentino-Alto Adige. Da vent’anni, quindi, per i miei frequenti viaggi in tutto il mondo acquisto quasi sempre biglietti aerei dall’aeroporto di Lamezia Terme e biglietti ferroviari dalla stazione di Lamezia centrale (su questo fatto che si parta sempre e solo da Lamezia Terme per una questione di organizzazione del sistema dei trasporti calabresi si potrebbe discutere, ma non è questo il momento). Si capisce, insomma, che sto qui. Insomma, non dovrebbe essere difficile intuire che in Calabria, se non proprio sempre, trascorro comunque la gran parte del mio tempo.
Perché allora molte delle proposte di viaggio che mi assillano durante i miei lavori online riguardano offerte di vacanze in Calabria? E provengono per lo più da vettori aerei che utilizzo per partire/tornare da Lamezia Terme? La frase più o meno è sempre qualcosa tipo: “Cleto, hai mai pensato ad una vacanza in Calabria?”
Vorrei rispondere sempre con qualche frase poco gentile ma evito, sono una persona educata. E così, sposto tutto nel cestino del tablet.


















