24 Maggio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

24 Mag, 2026

Caro energia, allarme della Cna: per le pmi stangata da 4 miliardi

La Cna lancia l’allarme legato al caro energia: le piccole e medie imprese italiane potrebbero dover sostenere maggiori costi fino a quattro miliardi di euro. Intanto è polemica per la riduzione degli sconti sulle accise sui carburanti appena varata dal governo Meloni


Il caro energia torna a bussare alle porte delle imprese italiane e il governo prova a riaprire con Bruxelles il dossier della flessibilità sul Patto di stabilità. Sul tavolo, questa volta, non ci sono soltanto le spese per la difesa o gli investimenti strategici, ma anche il peso crescente della nuova crisi energetica legata alla guerra in Iran e alle tensioni nello Stretto di Hormuz. Un impatto che, secondo le associazioni di categoria, rischia di scaricarsi direttamente sui costi quotidiani di milioni di piccole imprese italiane.

L’allarme della Cna

A lanciare l’allarme è la Cna, che in un’analisi diffusa sabato stima tra i 3 e i 4 miliardi di euro l’anno gli extracosti provocati dal rincaro di petrolio, carburanti ed energia per il sistema delle micro e piccole imprese italiane. Una cifra che, spiegano gli artigiani, non riguarda soltanto le grandi aziende energivore o il trasporto internazionale, ma soprattutto quel tessuto diffuso di attività che vive di mobilità quotidiana: idraulici, manutentori, panifici, lavanderie, taxi, Ncc e piccoli trasportatori.

I costi più alti

Secondo le simulazioni della Confederazione, un artigiano con un solo furgone potrebbe arrivare a spendere quasi mille euro in più all’anno soltanto per il gasolio. Per una microimpresa con tre mezzi il costo supplementare sfiora i 2.900 euro, mentre per una piccola impresa dell’autotrasporto merci l’aggravio supera i 10.500 euro annui. Numeri che, per molte attività, equivalgono a un mese di affitto di laboratorio o capannone. «La crisi del Golfo è entrata direttamente nei prezzi quotidiani: dalla manutenzione della caldaia alla consegna del pane», ha spiegato il presidente della Cna Dario Costantini, sottolineando come il problema riguardi migliaia di attività che non possono ridurre gli spostamenti perché “il lavoro coincide con la mobilità”.

I territori più esposti

La fotografia scattata dalla Confederazione racconta un sistema produttivo particolarmente vulnerabile agli shock energetici. In Italia circolano circa 4,6 milioni di furgoni e veicoli commerciali leggeri e, secondo la Cna, se anche solo la metà fosse colpita da un aumento medio vicino ai mille euro annui, il costo complessivo del caro carburante supererebbe da solo i 2 miliardi di euro. Le regioni considerate più esposte sono quelle a forte presenza di piccole imprese diffuse sul territorio e di filiere produttive “su gomma”, come Veneto, Emilia-Romagna, Marche, Toscana, Piemonte e Abruzzo.

L’Italia chiede flessibilità

È dentro questo scenario che il governo italiano sta tentando di ottenere da Bruxelles nuovi margini di flessibilità fiscale. Il tema è stato affrontato all’Eurogruppo e all’Ecofin informale di Nicosia, dove il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha posto la questione dell’impatto energetico sui conti pubblici italiani. A confermarlo è stato il commissario europeo all’Economia Valdis Dombrovskis, spiegando che Bruxelles sta valutando «diverse opzioni» anche alla luce della lettera inviata dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

L’Ue resta prudente

L’apertura europea, almeno sul piano politico, sembra esserci, ma resta accompagnata da una forte cautela. Dombrovskis ha infatti precisato che eventuali misure dovranno essere «mirate» perché resta necessario «preservare la sostenibilità fiscale». Un passaggio che fotografa il punto centrale del negoziato: da una parte la richiesta italiana di maggiore elasticità sui conti pubblici per fronteggiare un’emergenza considerata esterna e straordinaria; dall’altra il timore europeo che nuove deroghe possano allentare troppo i vincoli del Patto di stabilità.

Tajani rilancia

Il governo prova così a costruire un parallelismo con quanto già discusso negli ultimi mesi sul fronte della difesa. A rilanciare il tema è stato il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, secondo cui da Bruxelles starebbero arrivando «segnali di apertura» sulla possibilità di escludere dal Patto di stabilità le spese temporanee legate all’aumento dei costi energetici provocati da crisi internazionali. «Sarebbe giusto applicare una logica analoga a quella prevista per le spese della difesa», ha detto Tajani intervenendo al Festival dell’Economia di Trento.

La governance dell’economia

Dietro il confronto tecnico tra Roma e Bruxelles si muove però anche un ragionamento più ampio sul futuro della governance economica europea. All’Ecofin di Nicosia il commissario Dombrovskis ha insistito più volte sulla necessità di trovare «un equilibrio tra disciplina fiscale e spesa orientata al futuro», ricordando come l’Europa si trovi oggi davanti a nuove esigenze permanenti di spesa, dalla difesa alla competitività industriale, in un contesto di debiti pubblici elevati e margini fiscali limitati.

La polemica sulle accise

Intanto i consumatori criticano la riduzione dello sconto sulle accise sul gasolio appena varata dal governo Meloni. «Considerata anche l’Iva che pesa sui carburanti, si dimezza da 24,4 a 12,2 centesimi di euro al litro, portando un pieno di diesel a costare 6,1 euro in più, con un prezzo medio al self sulla rete nazionale che torna sopra i 2 euro», dice il Codacons che sottolinea come l’Italia torni ai primi posti in Europa per il prezzo del gasolio più caro.

Una voce delle notizie: da oggi sempre con te!

Accedi a contenuti esclusivi

Potrebbe interessarti

Le rubriche

Mimì

Sport

EDICOLA