Social, verso il nuovo stop del governo per gli under 15: mercoledì 8 aprile il testo in Commissione al Senato
Il segnale politico più recente è arrivato in piena Pasqua, con il disegno di legge del 5 aprile, bozza con cui il governo punta a stringere ancora sul rapporto tra minori e digitale: stop ai social per gli under 15, controlli parentali obbligatori sui dispositivi, verifica dell’età e nuovi vincoli per piattaforme, operatori e famiglie.
Una stretta voluta dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano in vista di mercoledì 8 aprile, quando in Commissione al Senato si discuterà del ddl 1136, il testo attuale di riferimento per la tutela dei minori dal digitale, sottoscritto sia da maggioranza che opposizione.
Nelle aule, del resto, la stretta è già realtà. Con la circolare del 16 giugno 2025 il ministero dell’Istruzione ha esteso anche alle superiori il divieto di utilizzare lo smartphone durante l’attività didattica e, più in generale, in orario scolastico, salvo eccezioni.
A fine marzo il MIM ha provato a misurare gli effetti di questa linea. Nel monitoraggio diffuso il 31 marzo 2026, il ministero parla di esiti “molto positivi”: oltre il 90% delle scuole secondarie ha già recepito il divieto nei regolamenti interni e il dicastero segnala miglioramenti sul piano dell’attenzione, del rendimento e della socialità. In parallelo, sarebbero cresciuti anche seminari, moduli di educazione civica e iniziative sui rischi della dipendenza digitale. La stretta, insomma, non più come una misura simbolica o punitiva, ma come un pezzo di politica educativa.
Responsabilità: ora tocca a genitori e piattaforme
Il punto, però, è che ormai la questione va oltre i cancelli degli istituti. Il ddl del 5 aprile dice proprio questo: il rapporto tra minori e smartphone non è più una faccenda privata. Il governo prova a redistribuire responsabilità tra genitori, operatori e big tech.
In questa cornice, la scuola è solo il primo fronte visibile di un problema che riguarda anche il tempo libero, il sonno, la qualità delle relazioni e il modo in cui i ragazzi si informano. Il cellulare, ormai, è il punto in cui si concentrano quasi tutte le ansie adulte sull’adolescenza: studio, attenzione, isolamento, dipendenza, aggressività, impoverimento dei rapporti.
Per questo, accanto ai divieti, stanno nascendo anche risposte che parlano meno di disciplina e più di fragilità. A Padova sono stati presentati AltaMarea, servizio educativo per preadolescenti con ansia scolastica, difficoltà di frequenza e primi segnali di ritiro, e “Oltre lo Schermo”, guida gratuita dell’Università di Padova per un uso più consapevole di smartphone e tablet.
Non basta quindi togliere il telefono dal banco, se poi resta intatto tutto il resto — lo scrolling continuo, la fatica a stare nelle relazioni, il rifugio nello schermo, la debolezza crescente degli adulti nel dare regole credibili.
Social: cala la capacità di lettura e il vocabolario
Sul fondo ci sono anche numeri che spiegano perché il dibattito si sia fatto più urgente.
Lo studio “Non esco più”, su Epidemiologia & Prevenzione, ha analizzato 36.868 studenti italiani tra 15 e 19 anni e mostra che il 2% ha riferito di essersi isolato volontariamente per almeno sei mesi.
Ancora più ampio è il dato sul ritiro corrente, che coinvolge l’11,3 per cento degli studenti. Gli autori segnalano associazioni con cyberbullismo, senso di esclusione, insoddisfazione nei rapporti amicali e comportamenti problematici legati a internet e videogiochi. Il tema ormai non viene più letto come una semplice crociata moralistica contro la tecnologia.
Anche una parte della ricerca internazionale, pur con tutte le cautele del caso, rafforza questa impressione. Uno studio pubblicato sul Journal of Research on Adolescence, basato su dati longitudinali raccolti negli Stati Uniti su circa 12 mila ragazzi seguiti per quattro anni, associa l’aumento dell’uso dei social a una crescita più lenta di abilità come lettura e vocabolario e a maggiori difficoltà sul fronte dell’attenzione e del controllo inibitorio.
La scuola non basta
Il problema c’è ed è innegabile, come conferma la stesura bipartisan del testo in discussione, ma dal Pd Marianna Madia contesta che il percorso condiviso sul provvedimento si sia interrotto, mentre il senatore Filippo Sensi accusa la destra di volersi intestare il merito della misura.
Per questo il tema dei cellulari a scuola diventa il tentativo, forse tardivo, di rimettere un confine in un ambiente in cui il confine è saltato da tempo.
La scuola è il luogo in cui questo conflitto si vede meglio, ma la partita vera si gioca fuori: nelle famiglie, nelle piattaforme, nei ritmi di vita, nella difficoltà collettiva di distinguere tra uso, abuso e dipendenza.
Quest’ultimo ddl, il monitoraggio del ministero, i progetti nati a Padova e i dati sul ritiro sociale raccontano tutti la stessa cosa: in Italia il cellulare non è più solo un semplice oggetto quotidiano, ma una questione pubblica, educativa e ormai anche sanitaria.
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