Svolta nel caso di Antonella Di Jelsi e della figlia Sara Di Vita: trovata ricina nel sangue. La Procura apre un fascicolo per duplice omicidio premeditato
Non è stata un’intossicazione alimentare a provocare la morte di Antonella Di Jelsi, 50 anni, e della figlia Sara Di Vita, 15. Sono state avvelenate.
È la nuova direzione dell’inchiesta sulla morte delle due donne decedute subito dopo Natale all’ospedale Cardarelli di Campobasso. La Procura ha aperto un nuovo fascicolo, al momento contro ignoti, con l’accusa di duplice omicidio premeditato.
La scoperta della ricina nel sangue
A cambiare completamente il quadro sono stati gli esami tossicologici. Tracce di ricina, una sostanza altamente tossica, sono state trovate nel sangue delle due vittime, sia nei test effettuati in Italia sia in quelli condotti all’estero. L’ipotesi è che madre e figlia siano state avvelenate nella loro casa di Pietracatella.
Il malore dopo il pranzo di Natale
Antonella Di Jelsi e la figlia Sara Di Vita si erano sentite male dopo il pranzo di Natale, con sintomi inizialmente compatibili con un’intossicazione alimentare. Ricoverate all’ospedale di Campobasso, le loro condizioni sono però peggiorate rapidamente fino al decesso nel giro di poche ore.

Altri componenti della famiglia erano stati visitati due volte in pronto soccorso per malori simili, ma meno gravi, e dimessi con la diagnosi di intossicazione. Tra loro anche il padre della ragazza, Gianni Di Vita, commercialista ed ex sindaco del paese.
Cos’è la ricina e perché è letale
La ricina è una potente tossina naturale estratta dalla pianta del ricino. Agisce bloccando la sintesi proteica delle cellule e può provocare sintomi come nausea, vomito, diarrea e difficoltà respiratorie. Nei casi più gravi porta rapidamente al collasso degli organi e alla morte.
Nelle fasi iniziali dell’indagine si era pensato a un’intossicazione alimentare, ma l’assenza di anomalie nei cibi aveva aperto anche alla possibilità di un errore medico. Cinque medici erano stati iscritti nel registro degli indagati per omicidio colposo, ma l’autopsia eseguita il 31 dicembre non aveva dato risposte definitive.
La casa sotto sequestro e le indagini in corso
Ora l’attenzione si concentra sull’abitazione della famiglia a Pietracatella, posta sotto sequestro. Gli investigatori stanno cercando di ricostruire come e quando la ricina sia stata somministrata, per individuare il responsabile dell’avvelenamento.


















