Più disinibiti, ma dentro la coppia: così cambia il sesso degli italiani. La ricerca del Censis “Il piacere degli italiani. Come cambiano i costumi sessuali”
Il Censis ha appena pubblicato “Il piacere degli italiani. Come cambiano i costumi sessuali”, un’indagine su un campione di mille persone tra i 18 e i 60 anni che aggiorna e confronta i dati con un’analoga ricerca del 2000. Ne emerge un’Italia che sperimenta di più, parla di sesso con meno inibizioni, ma continua a cercare sicurezza affettiva dentro la coppia stabile. Ne abbiamo parlato con Sara Lena, responsabile scientifica e coordinatrice della ricerca, per capire che cosa dice davvero l’indagine: centralità della coppia stabile, cambiamento del comportamento femminile, contraddizioni aperte su consenso, digitale e benessere sessuale.
Possiamo dire che gli italiani accettano di più la trasgressione, ma ancora con molte asimmetrie?
«Questa ricerca gode del confronto con una ricerca analoga realizzata sempre dal Censis nel 2000 e, relativamente alle pratiche sessuali che gli italiani dichiarano di praticare, notiamo che sì, accettano maggiormente la trasgressione, e sono anche più aperti nel dichiarare di svolgere determinate pratiche. Abbiamo notato una maggiore libertà nel parlare del sesso. Ma quello che emerge è che coloro che praticano sesso con più frequenza e anche in più ampia varietà di pratiche lo fanno all’interno della coppia stabile. Quindi la coppia stabile non esprime la fine del desiderio sessuale, piuttosto all’interno di essa la vita sessuale viene rilanciata combattendo il rischio della noia».
In una società più libera, dunque, il sesso continua a stare soprattutto dentro una relazione?
«Apparentemente sembra un’antitesi della trasgressione. In realtà è dovuto al fatto che oggi vivere in una coppia stabile è una scelta. Quando si sta con una persona ci si sta perché si sceglie di farlo. Anche all’interno della coppia stabile viene rilanciata la vita sessuale proprio perché tutte le pratiche che dichiarano di fare, o che magari non hanno mai fatto ma che vorrebbero fare, per gli italiani è importante farle in un contesto di fiducia. È importante avere accanto una persona con cui si ha una relazione stabile o comunque una persona di cui ci si fida. È pertanto all’interno di questo contesto che è possibile sperimentare le più diverse pratiche».
Avete misurato un cambiamento reale dei comportamenti e anche una maggiore disponibilità a raccontarsi?
«Sicuramente abbiamo verificato una maggiore libertà soprattutto femminile nel parlare del sesso e questo lo abbiamo verificato ad esempio attraverso le risposte alla domanda se sessualità e amore sono separabili. Se nel 2000 nel totale della popolazione era il 47% ad avere questa opinione, oggi è il 58,8%. Ma se andiamo a vedere l’incremento relativo al genere, vediamo che ha riguardato in particolare le donne: prima era il 35,7% a pensare che il sesso e l’amore potessero essere vissuti separatamente, oggi è il 56,4%. L’incremento ha coinvolto anche gli uomini, ma erano già il 58,6% nel 2000, oggi sono il 61,2%».
Qual è il cambiamento più profondo che avete registrato nelle donne rispetto a venticinque anni fa?
«Il più profondo riguarda innanzitutto il numero di partner sessuali nel corso della vita, in cui abbiamo verificato un incremento molto significativo relativamente alle donne. Nel 2000 era il 59,6% delle donne a dichiarare di aver avuto un solo partner sessuale nel corso della vita, oggi è solo il 27,6%. Questo è un segnale importante dell’intensità della trasformazione del rapporto con il sesso delle donne, oltre alla maggiore libertà nel parlarne. Un altro significativo esempio è l’età al primo rapporto sessuale: se per gli uomini l’età media aumenta, per le donne questa età diminuisce. Questi sono aspetti concreti della vita sessuale e quindi segnali molto chiari della trasformazione».
Sul consenso emerge un’Italia più consapevole, però ancora piena di contraddizioni?
«Sì, assolutamente. La ricerca affronta anche questioni che sono di rilevanza nella contemporaneità, tra cui il consenso femminile. Abbiamo visto che una maggioranza di italiani ritiene che oggi sia sempre possibile comprendere quando una donna non desidera avere rapporti sessuali. Tuttavia è il 47% degli italiani a pensare che certi abiti o comportamenti, come l’uso di droghe o alcol, possano esporre le donne al rischio di violenza sessuale. Questi dati indicano che molto si è fatto per l’affermazione della cultura del consenso. Tuttavia c’è comunque una quota di italiani che pensa che questo consenso non sia sempre possibile individuarlo».
In questo quadro che novità ha introdotto il digitale?
«Il digitale è uno dei più dirompenti fenomeni del nostro tempo, che ha avuto un effetto concreto su molti aspetti della vita delle persone, tra cui anche la vita sessuale. Oggi è parte integrante dell’esperienza sessuale contemporanea degli italiani: quote rilevanti dichiarano di inviare immagini pornografiche, di praticare sexting, di ricevere immagini pornografiche. E poi abbiamo anche una quota pari al 32,5% che dichiara che è capitato di conoscere partner sessuali sui social media. Questi dati dichiarano che il digitale è entrato a far parte della vita sessuale delle persone».
Dal rapporto esce l’idea che ci sia più libertà, ma non necessariamente più benessere?
«In realtà abbiamo visto che oltre il 60% degli italiani dichiara di essere soddisfatto della propria vita sessuale. Questo ci è sembrato un dato particolarmente rilevante considerando la nostra epoca, che il Censis quest’anno ha definito l’età selvaggia del ferro e del fuoco. Però gli italiani non hanno reagito con paura, piuttosto si sono dedicati alla ricerca del piacere, non con una funzione consolatoria ma come parte dello stile di vita italiano, e re dei piaceri abbiamo visto essere il sesso. Inoltre, in quota maggiore, coloro che sono in una relazione stabile rispetto ai single dichiarano di essere soddisfatti della propria vita sessuale. Questo mostra che stare in coppia stabile non elimina il desiderio sessuale, ma contribuisce alla costruzione del benessere psicofisico. Il sesso, quindi, resta una risorsa personale e relazionale in una società incerta».


















