Si è spento a 84 anni Umberto Bossi, fondatore della Lega Nord e figura centrale della Seconda Repubblica. Il suo nome resta legato al federalismo, alla stagione della Lega delle origini e a una lunga stagione della politica italiana
È morto Umberto Bossi, il “Senatùr”, fondatore della Lega Nord. Aveva 84 anni. Con lui scompare uno dei protagonisti più controversi, riconoscibili e influenti della Seconda Repubblica, capace di trasformare un movimento territoriale nato nel Varesotto in una forza politica destinata a segnare per decenni il dibattito pubblico italiano. Deputato, senatore, europarlamentare e più volte ministro. Bossi ha legato il proprio nome a temi come il federalismo, il rapporto tra Nord e Sud, la critica al centralismo romano e la riforma dello Stato.
Le radici nel Varesotto
Bossi era nato il 19 settembre 1941 a Cassano Magnago, nel cuore della provincia di Varese, territorio che non ha mai smesso di rappresentare e da cui ha tratto linguaggio, simboli e consenso. È proprio nel tessuto sociale ed economico del Varesotto, tra fabbriche, piccola imprenditoria e identità locali, che prende forma la sua parabola politica. Il legame con il territorio non è mai stato soltanto simbolico.
A Samarate si collocano alcuni passaggi iniziali della sua vicenda politica, compresa una velocissima esperienza nella sezione comunista del Pci di Verghera. Ma è soprattutto Gemonio, dove ha vissuto a lungo, a diventare negli anni il suo vero quartier generale: una casa privata trasformata in luogo politico, punto di riferimento per dirigenti, militanti e giornalisti.
Gli inizi tra politica, editoria e autonomismo
Da giovane Bossi entra presto nel mondo del lavoro, svolgendo le più diverse attività. Si iscrive alla facoltà di Medicina dell’Università di Pavia, ma non completa gli studi. Da giovanotto attraversa gli ambienti della sinistra e nel 1975 si iscrive al Pci di Samarate. Nel 1979 incontra Bruno Salvadori, leader dell’Union Valdôtaine. E cambia tutto. Da lì si avvicina alle idee autonomiste e federaliste. E in quello stesso periodo, insieme a un giovane Roberto Maroni, dà vita al giornale Nord Ovest, prima esperienza editoriale legata all’area che poi porterà alla nascita della Lega.
Quando Salvadori muore, Bossi prosegue su quella strada con altre iniziative editoriali, tra cui Il Federalista e Lombardia autonomista, le basi per la costruzione del futuro partito.
La nascita della Lega Lombarda
Il 12 aprile 1984, a Varese, nasce la Lega Autonomista Lombarda, che in seguito diventa Lega Lombarda. Il simbolo richiama la storica Lega Lombarda e Alberto da Giussano. Alle europee dello stesso anno il movimento si presenta in alleanza con altre formazioni autonomiste, ma il risultato è poco, resta limitato. I primi segnali di radicamento arrivano alle amministrative del 1985, con l’elezione di rappresentanti al Comune e alla Provincia di Varese. Il salto è alle politiche del 1987, quando Bossi entra in Parlamento e viene eletto al Senato: è da qui che nasce il soprannome “Senatùr”.
La fondazione della Lega Nord
Dopo il successo alle europee del 1989, il 4 dicembre di quell’anno nasce a Bergamo la Lega Nord, in cui confluiscono la Lega Lombarda, la Liga Veneta, il Piemont autonomista, l’Union ligure, l’Alleanza toscana e la Lega emiliano-romagnola. Bossi diventa il federatore di realtà molto diverse, unificate da una piattaforma autonomista e federalista. In quegli anni conosce anche Gianfranco Miglio, teorico del federalismo, con cui inizia una collaborazione importante, e destinata a interrompersi. Con la nascita della Lega Nord prende forma un nuovo soggetto politico capace di intercettare il malcontento fiscale, istituzionale e territoriale di ampie aree del Nord Italia.
L’exploit degli anni Novanta
Le politiche del 1992 segnano l’exploit della Lega Nord, che ottiene l’8,2 per cento e diventa il quarto partito italiano. Il partito passa da 2 a 80 parlamentari e porta al centro del dibattito parole come federalismo, autonomia e “Roma ladrona”. Nel clima di Tangentopoli, la Lega si presenta come forza capace di capitalizzare il discredito verso i partiti tradizionali della Prima Repubblica. Bossi diventa uno dei leader più influenti.
Tangentopoli e il caso Enimont
La stagione giustizialista della Lega non mette però Bossi al riparo dalle inchieste. Durante il processo Enimont emerge un finanziamento illecito da 200 milioni di lire proveniente da Montedison. Bossi ammette la vicenda e viene condannato in via definitiva a 8 mesi per violazione della legge sul finanziamento pubblico ai partiti. La Lega, lo stesso, alle amministrative del 1993 conquista Milano con Marco Formentini.
L’alleanza e la rottura con Berlusconi
Le elezioni del 1994 segnano la nascita del centrodestra. Forza Italia si allea al Nord con la Lega di Bossi e al Centro-Sud con l’Msi-An di Gianfranco Fini. Il primo governo Berlusconi, dura solo sei mesi. L’intesa tra i due leader si rompe e Bossi vota la sfiducia al governo, il celebre “ribaltone”. Da lì in poi i rapporti con Berlusconi sono segnati da rotture, ricomposizioni e nuove alleanze. La dinamica per sempre.
La stagione della Padania e della secessione
Nel 1996 la Lega corre da sola e ottiene il 10 per cento a livello nazionale. Il leader leghista lancia il progetto della Padania, organizza la manifestazione sul Po, dà vita al Parlamento del Nord e costruisce un immaginario politico autonomo, con simboli, rituali e strumenti di comunicazione dedicati, come La Padania, Radio Padania e TelePadania. È il momento in cui la Lega si presenta non solo come partito autonomista, ma come soggetto che mette in discussione l’assetto unitario dello Stato.
Pontida e il linguaggio politico
In quegli anni si consolidano anche riti e luoghi simbolici del leghismo, a cominciare da Pontida, che diventa il grande raduno identitario del movimento. Bossi costruisce un rapporto diretto con la base, fatto di comizi, slogan, provocazioni e una forte capacità di semplificazione politica. Il lessico aggressivo, divisivo, contribuisce a trasformare la Lega in una forza diversa.
Il ritorno al governo e il federalismo
Dopo la fase della contrapposizione frontale, la Lega torna ad allearsi con Berlusconi prima alle regionali del 2000 e poi alle politiche del 2001, vinte dalla Casa delle Libertà. Bossi entra nel governo come ministro per le Riforme istituzionali e la devoluzione. In quella stagione il federalismo è il grande obiettivo politico della Lega. Nel 2005 è lui a far approvare definitivamente la riforma sulla devolution, che però viene bocciata dal referendum confermativo.
La malattia del 2004
L’11 marzo 2004 Bossi viene colpito da un ictus cerebrale che cambia la sua vita. Le conseguenze fisiche restano evidenti negli anni successivi, ma Bossi rientra gradualmente sulla scena pubblica, partecipa di nuovo a Pontida, torna a Roma e continua a rappresentare, pur con un ruolo diverso, un punto di riferimento per il popolo leghista.
Il secondo ritorno al governo
Dopo due anni di opposizione, il centrodestra torna al potere e la Lega ottiene nel 2008 l’8 per cento. Bossi riassume l’incarico di ministro per le Riforme nel quarto governo Berlusconi. In questa fase il tema centrale torna a essere il federalismo fiscale. Il leader leghista continua a essere il volto simbolico del Carroccio.
Lo scandalo dei rimborsi e le dimissioni
Il 5 aprile 2012 arriva il passaggio che chiude la lunga stagione della sua leadership diretta: Bossi si dimette da segretario federale della Lega Nord nel pieno dello scandalo sui rimborsi elettorali e sull’utilizzo dei fondi del partito. È il momento più difficile. Da allora il suo ruolo all’interno della Lega si ridimensiona ma il suo nome resta inscindibile dalla storia del movimento.
La sconfitta interna e l’era Salvini
Dopo le dimissioni, Bossi si allontana dalla scena politica ma non scompare del tutto. Nel 2013 tenta anche di tornare alla guida del partito, candidandosi alle primarie della Lega, ma viene sconfitto da Matteo Salvini. Con la nuova fase nazionale impressa da Salvini, la Lega si allontana sempre più dal suo immaginario. Bossi guarda a distanza.
Gli ultimi anni tra dissenso e marginalità politica
Negli anni più recenti Bossi mantiene un ruolo marginale ma continua a far sentire la sua voce soprattutto contro la svolta nazionalista impressa alla Lega. Nel 2018 torna al Senato, nel 2022 viene rieletto alla Camera e fonda il “Comitato del Nord”, corrente critica rispetto alla linea salviniana. Fino agli ultimi mesi il suo nome resta legato alla memoria della Lega delle origini, del federalismo padano e dell’autonomia del Nord.
Le controversie e i procedimenti giudiziari
La sua carriera è stata accompagnata da controversie politiche e giudiziarie. Oltre alla condanna nel caso Enimont, Bossi è stato coinvolto in procedimenti per vilipendio alla bandiera italiana, vilipendio al Capo dello Stato, diffamazione e, più avanti, nelle vicende legate ai rimborsi elettorali della Lega. Bossi, resta un provocatore. Sa esserlo, lo è stato.
Una figura centrale della Seconda Repubblica
Al di là dei giudizi politici, Bossi ha avuto un ruolo decisivo nella trasformazione del sistema italiano. Ha portato al centro del discorso pubblico la questione territoriale, il federalismo, il peso fiscale del Nord, la crisi del centralismo e il tema della rappresentanza delle aree produttive. Ha modificato linguaggi, alleanze e assetti del centrodestra.
L’eredità politica
Oggi, nei luoghi della sua vita – Cassano Magnago, Samarate, Gemonio – resta il segno di una stagione politica che ha avuto nel Varesotto il suo epicentro. Una stagione fatta di sezioni di partito, comizi, militanti, amministratori locali e parole d’ordine che da una provincia del Nord sono arrivate a cambiare il volto della politica nazionale. Con la morte di Umberto Bossi si chiude un capitolo centrale della storia politica italiana degli ultimi quarant’anni.


















