Il padre Nathan Trevallion chiede che i figli restino a Vasto mentre il caso della “famiglia nel bosco” infiamma politica e social. Minacce contro la giudice che ha firmato l’allontanamento, scatta la scorta
La giudice sotto scorta, la casa famiglia trasformata in set televisivo, i bambini al centro di una guerra di comunicati. E intorno un Paese che discute a briglia sciolta. La vicenda della cosiddetta “famiglia nel bosco” non è più soltanto un caso giudiziario: è un’arena. Politica, mediatica, emotiva.
E nel mezzo ci sono tre bambini. La presidente del Tribunale per i minorenni dell’Aquila, Cecilia Angrisano, che ha firmato il provvedimento di allontanamento dei piccoli dai genitori Nathan Trevallion e Catherine Birmingham, è finita sotto vigilanza delle forze dell’ordine. Una misura rafforzata dopo gli attacchi e le minacce che nelle ultime settimane hanno riempito social e commenti. Un segnale del clima che si respira intorno alla vicenda. La magistrata – insieme al procuratore minorile David Mancini – ha parlato apertamente di «toni aggressivi e non continenti» nel dibattito pubblico. Parole che raccontano bene il livello dello scontro.
La casa famiglia trasformata in un set mediatico
Fuori dalla casa famiglia di Vasto, dove i tre fratelli sono ospitati, il clima non è molto diverso. Telecamere, fotografi, dirette televisive, sit-in. Un presidio permanente che ha trasformato un luogo pensato per proteggere minori fragili in una piazza pubblica. Una presenza, scrivono i giudici, che ha finito per limitare perfino le attività quotidiane dei bambini: «Non è stato possibile permettere ai tre fratelli di vivere esperienze al di fuori della comunità…a causa della continua e pressante presenza davanti al cancello della struttura».
Il caso entra nello scontro politico
Nel frattempo il caso è diventato materia di campagna politica. L’ultimo a intervenire è stato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano. «Mi pare che qualcosa sia andato storto – ha detto –. Questi bambini vivevano nelle condizioni che conosciamo e non avevano turbe di alcun tipo, oggi invece producono gesti di autolesionismo e hanno bisogno di assistenza psicologica». Parole che pesano, soprattutto in pieno clima referendario. E mentre la politica discute, si attende sempre l’arrivo degli ispettori, come richiesto dal ministro della Giustizia Carlo Nordio.
L’appello del padre davanti alla casa famiglia
Nel frattempo, davanti alla casa famiglia, si presenta quasi ogni giorno Nathan Trevallion. È lui, quello che sembra aver mantenuto la maggiore lucidità. Parla poco, con un italiano un po’ incerto, ma il senso delle sue parole è chiarissimo. «Non voglio che i nostri figli vadano via da Vasto. Finché i bambini non ci verranno riaffidati preferisco che restino qui. Chiedo a tutti di cessare ogni presidio e ogni forma di protesta». Tradotto: se davvero vi stanno a cuore quei tre bambini, lasciateli in pace.
La posizione della madre si complica
E mentre il padre prova a tenere il punto, la posizione della madre si complica. Dopo l’ultimo decreto del tribunale, Catherine Birmingham sarà probabilmente soggetta a ulteriori limitazioni. I giudici descrivono nelle relazioni una condotta sempre più conflittuale. «La madre – si legge negli atti – manifesta frequenti scatti d’ira, opposizione alle indicazioni del personale e utilizza modalità comunicative svalutanti nei confronti delle educatrici, spesso alla presenza dei figli». Secondo i magistrati i genitori «non avevano la capacità tecnica o economica per provvedere privatamente all’istruzione richiesta dalla legge». Una situazione che avrebbe portato a una vera e propria violazione dell’obbligo scolastico. Ma il punto più delicato riguarda il comportamento della madre durante la permanenza in comunità. L’inserimento insieme ai figli, spiegano i giudici, era stato inizialmente consentito per facilitare l’adattamento dei bambini. Col tempo però quella scelta si sarebbe trasformata in un ostacolo.
Il ruolo del padre nelle relazioni degli operatori
Mentre la macchina giudiziaria continua a muoversi, tra le pieghe delle relazioni emerge un dato che rischia di diventare il prossimo capitolo di questa storia. La figura del padre, Nathan Trevallion, viene descritta dagli operatori come «adeguata e utile a rasserenare i figli». Gli incontri con lui – tre a settimana – sono momenti sereni, fatti di giochi, racconti sugli animali lasciati nel bosco, tentativi di rassicurare i bambini e anche la moglie. Non è escluso, a questo punto, che la soluzione possa passare proprio da lui: un affidamento al padre, con una presenza materna più limitata e controllata.
Una famiglia travolta dal frastuono
Se accadesse, il paradosso sarebbe completo. Prima la separazione dei figli dai genitori. Poi, forse, quella dei genitori tra loro. Una famiglia che viveva isolata nel bosco, lontana dal rumore del mondo, rischia di uscire da questa vicenda smontata pezzo per pezzo. Non per una decisione improvvisa, ma per una lenta sequenza di atti, relazioni, ordinanze. Passaggi tecnici, certo. Che messi in fila raccontano un’altra storia: quella di come una famiglia che viveva per conto proprio, nel silenzio degli alberi, sia finita dentro il frastuono di tribunali, telecamere e polemiche nazionali. E di come, alla fine, quel frastuono possa riuscire dove il bosco non era mai arrivato: separare tutti. I figli dai genitori. E forse anche i genitori tra loro.



















