Caso Paragon, i pm: “Spiati tre telefoni”. Anomalie nei device di due attivisti e un giornalista
Tre telefoni spiati, tra cui quello di un giornalista. Gli accertamenti tecnici disposti nell’ambito dell’indagine avviata dalle Procure di Roma e Napoli hanno fatto emergere tracce di attività informatica anomala su tre dispositivi cellulari Android, riconducibili agli attivisti Giuseppe Caccia e Luca Casarin e al direttore di Fanpage, Francesco Cancellato.
L’accesso all’AISI, inedito assoluto
Sono i tasselli di verità fissati nella consulenza disposta dalle due procure – coordinate dalla Dnaa – che indagano sul caso Paragon, su una presunta attività di spionaggio che ha portato gli inquirenti ad effettuare per la prima volta in assoluto l’accesso ai server dell’Aisi, i servizi di intelligence interna.
I risultati dell’attività tecnica irripetibile sono stati messi a disposizione degli inquirenti nel febbraio scorso.
Più in generale, si tratta delle verifiche svolte dagli specialisti della Polizia Postale e da docenti universitari, sui dispositivi telefonici di sette persone, parti lese nell’indagine: il fondatore di Dagospia Roberto D’Agostino e i giornalisti Eva Vlaardingerbroek, Francesco Cancellato e Ciro Pellegrino. L’accertamento ha riguardato anche i dispositivi degli attivisti di Mediterranea Saving Humans Luca Casarini, Giuseppe Caccia e don Mattia Ferrari.
Tutti gli accessi nella stessa notte
Dalla consulenza sono emerse tracce di attività “riconducibile a un malware” esclusivamente “su tre dispositivi Android” degli attivisti Caccia e Casarini e al giornalista Cancellato. I consulenti hanno rilevato una serie di anomalie nei database WhatsApp di tutti e tre i dispositivi Android, consistenti in interazioni compatibili con quanto riportato nei report Meta, con riferimento al funzionamento del software Graphite prodotto dalla società Paragon.
Altro elemento che emerge è che gli attacchi sono stati effettuati tutti nelle stesse ore. “Il periodo di presumibile compromissione dei dispositivi” risale alla notte del 14 dicembre 2024. Tre blitz telematici che portano a pensare a “una medesima campagna di infezione”, si legge nell’atto.
Alla luce di questi elementi la scorsa settimana gli inquirenti, coordinati dagli aggiunti Sergio Colaiocco ed Enzo Piscitelli, si sono recati nella sede dei servizi. Un’iniziativa legata al fatto che da una relazione del Copasir sull’uso dello spyware da parte dei Servizi di informazione è emerso che l’Aisi ha utilizzato, “previa autorizzazione nelle forme di legge”, Graphite “per attività di esfiltrazione dati e intercettazione nei confronti di Caccia e Casarini”.
I pm spiegano che si “è reso pertanto necessario verificare se il software in uso all’Aisi fosse stato impiegato anche nei confronti di Cancellato”. L’attività di esibizione e analisi dei dati del server ha confermato l’attività svolta sui cellulari dei due attivisti “ma non ha consentito di rilevare tracce di operazioni riferibili” al giornalista. Le indagini proseguiranno con l’obiettivo di identificare chi ha spiato il direttore di Fanpage.


















