4 Marzo 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

4 Mar, 2026

Funerali del piccolo Domenico a Nola, il feretro accolto da un applauso

I funerali del piccolo Domenico

Il funerali del piccolo Domenico Caliendo nella cattedrale di Nola è stato accolto da un lungo applauso. Genitori distrutti dal dolore e centinaia di persone presenti per l’ultimo saluto


Il feretro del piccolo Domenico Caliendo è arrivato nella cattedrale di Nola per i funerali celebrati dal vescovo monsignor Francesco Marino. In concomitanza, una messa per il piccolo all’ospedale Monaldi.

Il carro funebre, scortato dalle forze dell’ordine, è stato accolto da un lungo applauso della folla radunata sul sagrato. A pochi passi dal carro funebre la mamma e il papà del bambino, distrutti dal dolore. Molte delle persone presenti non sono riuscite a trattenere le lacrime durante l’arrivo della bara. Alcune indossano magliette bianche con la foto del piccolo e la scritta «Il nostro guerriero».

Sul sagrato della cattedrale erano presenti il sindaco di Nola Andrea Ruggiero e diversi primi cittadini dei comuni del circondario. Salendo le scale della chiesa, il padre di Domenico ha voluto sorreggere la bara.

La cattedrale piena in pochi minuti

In pochi minuti la chiesa si è riempita. Molte persone sono arrivate anche da Napoli per partecipare ai funerali. Sul sagrato continuano intanto ad essere deposti fiori bianchi, mentre su uno striscione si legge la frase: «Resterai sempre nei nostri cuori».

Tra i primi ad arrivare in cattedrale anche il sindaco di Napoli e della Città metropolitana Gaetano Manfredi. «Oggi è il momento del dolore, è il momento di stringerci intorno alla famiglia. Poi ci sarà il momento per accertare i fatti», ha dichiarato.

Solo ieri l’autopsia

Nessun taglio al ventricolo sinistro e quindi, nessun danneggiamento durante l’espianto del cuore. È una delle indiscrezioni emerse ieri dopo l’autopsia sulla salma di Domenico Caliendo. Morto a due anni e quattro mesi dopo due mesi di agonia in seguito a un trapianto di cuore al Monaldi di Napoli.

Quel taglio di cui si parla nelle sommarie informazioni testimoniali raccolte a Bolzano, «non c’è» ha detto l’avvocato Francesco Petruzzi, legale della famiglia Caliendo. Un dettaglio che prova che le evidenze scientifiche restano la stella polare, l’unica, di un un’inchiesta che potrà far luce su una tragedia solo attraverso la medicina forense.

Il cuore forse danneggiato dal ghiaccio secco

Il silenzio che sa di colpa della fase iniziale e il chiasso che odora di scaricabarile che si è scatenato dopo che la notizia è stata data dai media. Sono due strade estreme che non possono essere percorse per chiarire cosa è successo a Bolzano, a Napoli e poi nei mesi successivi il trapianto. E stabilire, quindi, di chi siano le colpe della morte di un bimbo che avrebbe dovuto rinascere grazie al trapianto e invece da quell’intervento è uscito in coma ed è poi morto.

L’assenza della lesione da espianto potrebbe essere la prova che il cuore donato a Bolzano, al netto dell’intervento correttivo dell’équipe di Innsburk a supporto del team napoletano in fase di perfusione senza il quale l’organo sarebbe esploso, era sano e funzionante. E quindi i danni sono venuti dall’uso di ghiaccio secco che lo ha ridotto a un blocco di pietra. Essendo la temperatura scesa a -70 gradi contro i 4 consigliati. Un errore madornale che ha impedito all’organo di ripartire peraltro attraverso manovre che, nella ricostruzione agli atti, appaiono più gesti disperate che scelte ispirate da protocolli medici.

I tentativi disperati di riattivare il cuore

Il team di Guido Oppido immerse il cuore in acqua fredda, poi in acqua calda, per tentare di riattivare i battiti di un organo che, forse, era già morto quando il cardiochirurgo lo ha impiantato nel torace del bimbo dal quale aveva tolto il cuore malato almeno un’ora prima. Saranno gli esiti dell’esame a chiarirlo. I periti si riaggiorneranno il 28 aprile per l’analisi sui reperti anatomopatologici prelevati ieri. L’avvocato della famiglia Caliendo, Petruzzi, si è detto fiducioso rispetto agli accertamenti che porteranno finalmente alla luce «tutta la verità».

I periti e l’incidente probatorio

Sono 25 i periti nominati nell’udienza che, ieri, prima dell’autopsia, ha conferito l’incarico per l’incidente probatorio. E che avranno 4 mesi per depositare le loro conclusioni. Per quanto riguarda i quesiti, la parte offesa non ha chiesto integrazioni. Ritenendo sufficienti quelli formulati dal gip e che puntano a ripercorrere tutte le fasi della vicenda.

I quesiti sull’eventuale responsabilità medica

I consulenti dovranno stabilire la «causa del decesso e la sussistenza di profili colposi per negligenza, imperizia e imprudenza» da parte del personale medico coinvolto e stabilire “le condizioni dell’organo” trapiantato a Domenico, e se presentava “alterazioni anatomiche o funzionali” dovute a eventuali errori medici. L’assenza di lesioni da espianto emersa ieri risponde, in parte, a questo quesito, mentre resta da chiarire se era stato lesionato dal freddo dovuto all’uso di ghiaccio secco e «se le operazioni di prelievo chirurgico, trasporto e conservazione siano avvenute in conformità alle linee guida».

Le verifiche sulle fasi del trapianto

I consulenti dovranno stabilire anche «se ci siano stati errori di tempistica nell’esecuzione della cardioectomia» e ripercorrere le settimane seguenti il trapianto quando, con bugie e omissioni si sarebbe tentato di insabbiare tutto. Le numerose chat agli atti, le testimonianze raccolte, gli audit degli ospedali rimandano un quadro a tinte fosche rispetto al quale occorre chiarire anche se «scelte diverse avrebbero portato a diverse evoluzioni cliniche» anziché alla morte di Domenico.

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