20 Febbraio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

20 Feb, 2026

Casa del Jazz, i segreti sotto terra: la scala romana ferma ancora gli scavi

Gli scavi fermi alla Casa del Jazz

Alla Casa del Jazz la scoperta di una scala di epoca romana blocca di nuovo gli scavi nel tunnel sotto l’ex Villa Osio. Le ricerche sul caso Adinolfi e sui misteri della Roma criminale si fermano ancora tra vincoli archeologici e burocrazia


Prima il maltempo (in verità, sempre in agguato), ora la burocrazia. Stavolta, sulla Casa del Jazz – al centro delle ricerche del corpo del giudice Paolo Adinolfi, scomparso nel nulla il 2 luglio del 1994 – un disguido tecnico tra la Soprintendenza ministeriale e la sovrintendenza di Roma Capitale, che il prefetto Lamberto Giannini si appresta a risolvere con la convocazione di una riunione  a Palazzo Valentini.

Obiettivo, fare chiarezza sulle rispettive competenze e proseguire con le indagini, dopo la scoperta di giovedì 19 febbraio di una scala sotterranea, all’interno del tunnel scavato sotto l’ex Villa Osio. Dimora, negli anni Ottanta, di Enrico Nicoletti, ritenuto l’ex cassiere della Banda della Magliana, trasformato poi in spazio culturale come bene confiscato alla criminalità organizzata nel 1996. 

Alla ricerca di Adinolfi, Orlandi e Gregori

La scala è un manufatto probabilmente risalente all’antica Roma. I vigili del fuoco vi si sono imbattuti durante le operazioni di scavo che vanno avanti a singhiozzo da circa tre mesi, alla ricerca dei resti di Adinolfi, ma anche, si pensa, di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori, scomparse a soli 15 anni nel 1983.

Un terreno accidentato, anche in senso letterale, quello della Casa del Jazz, che era tornato sotto i riflettori a novembre, su impulso dell’ex magistrato Guglielmo Muntoni, attualmente presidente dell’Osservatorio sulle politiche per il contrasto alla criminalità economica della Camera di Commercio di Roma.

Cadaveri, armi e gioielli della Banda della Magliana

Muntoni ha ipotizzato l’esistenza, in corrispondenza del complesso, di un tunnel sotterraneo che sarebbe stato chiuso una trentina di anni fa.  Una specie di fungaia, poi interrata per nascondere non solo il corpo di Paolo Adinolfi, ma anche armi, gioielli e documenti appartenenti alla Banda della Magliana.

Le operazioni, complesse, sono state possibili grazie ai fondi messi a disposizione da Confecooperative del Lazio e dalla Camera di Commercio della Capitale nell’ambito di un più ampio progetto di riqualificazione dell’antica galleria.

La svolta, dopo una lunga serie di sopralluoghi da parte dei vigili del fuoco, con l’impiego di diversi mezzi meccanici e la messa a punto di lavori di messa in sicurezza della galleria, potrebbe essere arrivata ad una svolta proprio  con il ritrovamento della scala sotterranea. Una svolta che i familiari di Adinolfi, ma anche di tante altre vittime collaterali della criminalità organizzata di quegli anni, vorrebbero finalmente vedere.

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