17 Febbraio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

17 Feb, 2026

Bimba morta a Bordighera, nuovo sopralluogo: sequestrate lenzuola

Bimba morta a Bordighera, secondo sopralluogo del Ris nella casa del compagno della madre. Sequestrate lenzuola, indumenti e una telecamera. Indagati per omicidio preterintenzionale


Secondo giorno di sopralluogo dei carabinieri del Ris per la  morte della piccola Beatrice a Bordighera. L’obiettivo, trovare elementi che possano aiutare a ricostruire una tragedia ancora poco chiara. Questa mattina quello nella casa di Emanuel I., il compagno di Manuela A., la donna che si trova in carcere con l’accusa diaver ucciso sua figlia di due anni. L’accusa per entrambi è di omicidio preterintenzionale. Sul posto oltre agli specialisti del Ris, sono intervenuti anche l’avvocato di Manuel I. e la pm Veronica Meglio. Dopo cinque ore di sopralluogo, sono state prelevate lenzuola e indumenti.

La donna è in carcere con l’accusa di omicidio preterintenzionale, mentre è indagato  – senza alcuna misura restrittiva ma con la stessa accusa – anche il compagno. Gli specialisti dell’Arma, tornati nella casa dell’uomo dopo il primo sopralluogo di ieri, durato circa dieci ore, hanno anche prelevato campioni organici. E’ stata inoltre sequestrata la telecamera che l’uomo aveva posizionato sul tetto. Secondo i consulenti della procura di Imperia, la morte della bimba sarebbe avvenuta nell’abitazione dell’uomo, a Perinaldo. Manuela Aiello avrebbe caricato in auto il corpo senza vita della figlia portandola a Bordighera.

A quel punto avrebbe chiamato il 118. Il lungo sopralluogo di ieri, durato circa 9 ore, aveva portato a repertare già alcune macchie e al sequestro di una telecamera.

In giornata, gli investigatori si sono recati per un altro sopralluogo, nella casa della madre della piccola.  E’ da li’ che la donna una settimana fa, ha chiamato i soccorsi, dicendo che la piccola aveva difficoltà respiratorie. Ma all’arrivo dei soccorritori, la bambina era già morta.

“Manuela era violenta con la bambina”

Pesanti le dichiarazioni dell’assistente sanitaria che accudiva il suocero di Manuela, ora in carcere,  e che ha dipinto la donna come una “madre violenta” che “quotidianamente effettuava violenze fisiche nei confronti della bambina”. Così l’assistente sanitaria del suocero di Manuela ha definito la donna che ora si trova in carcere per l’omicidio preterintenzionale figlioletta. Le parole sono state riferite dall’assistente sanitaria a uno dei carabinieri intervenuti la mattina del 9 febbraio, quando la bimba è stata trovata morta.

La circostanza è contenuta nell’ordinanza che ha disposto l’arresto di Manuela, ora nel carcere di Genova Pontedecimo, e che ha sempre negato la circostanza affermando che la bambina “era molto vivace e cadeva in continuazione”.

Il testimone

“Ho sentito distintamente il padre di Manuela dire alle sorelle” della bimba morta “che la mamma ha ammazzato tua sorella”. Parole contenute nell’ordinanza che dispone l’arresto di Manuela A., riferite dall’assistente sanitaria del suocero della donna.

Il padre di Manuela però ha negato di aver detto quella frase, precisando di aver sostenuto davanti alle nipotine che “la sorellina era in cielo” e ha detto di aver visto Beatrice il giorno prima della morte con “due lividi sulla fronte”, causati secondo la figlia da “una caduta dalla culla” senza specificare quando fosse successo. In più ha negato che la nipotina fosse raffreddata.

Anche la madre dell’indagata ha visto, il venerdì precedente la morte, i lividi sul volto della nipotina e anche a lei Manuela ha risposto che “era caduta dalla culla”.

Ma il lunedì, giorno in cui è stato scoperto il corpo, le ha riferito che “era caduta dalle scale”. Nell’ordinanza si sottolinea come le versioni di molti testimoni sentiti siano discordanti. Ma in tanti parlano di lividi sul volto della bambina come la figlia di un uomo, accudito da Manuela, che le avrebbe riferito della bimba con “ematomi sul volto” già a partire dal 30 gennaio 2026.

In quell’occasione la donna telefonò a Manuela per sapere come stesse la figlia. Lei le riferì che la bambina era caduta su una scala di cemento, che l’aveva portata in ospedale senza specificare quale e che i medici le avevano detto che non c’erano “problematiche di salute”.

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