17 Febbraio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

16 Feb, 2026

Referendum, scontro totale. Bufera su Nordio, l’Anm: «Avvelena i pozzi»

Il Guardasigilli Carlo Nordio

Referendum giustizia allo scontro totale tra governo, opposizioni e magistratura. Bufera il Guardasigilli Carlo Nordio dopo le parole sul Csm


Nel clima sempre più inasprito dallo scontro politico sul referendum, e nonostante gli appelli ad affrontare il dibattito nel merito della riforma della giustizia, nessuno sembra intenzionato ad abbassare i toni. A riaccendere la polemica è stato il Guardasigilli Carlo Nordio, che ha attaccato i membri togati del Csm dopo che il Consiglio aveva chiesto di non essere trascinato nello scontro referendario, all’indomani delle parole del procuratore Nicola Gratteri, secondo cui «per il sì voteranno indagati, imputati e massoneria deviata», dichiarazioni che hanno provocato forti reazioni nel mondo politico e giudiziario.

Il ministro e il caso Csm

Intervistato da Il Mattino, Nordio ha difeso il sorteggio come strumento per spezzare quello che ha definito un meccanismo «para mafioso delle correnti», parlando di «verminaio correntizio» e di «mercato delle vacche». Ha richiamato lo scandalo Palamara, sostenendo che dopo alcune dimissioni nulla sarebbe realmente cambiato. Parole che hanno immediatamente acceso lo scontro con le opposizioni.

Le reazioni delle opposizioni

La segretaria del Pd Elly Schlein ha definito «inaccettabile assimilare i magistrati ai mafiosi», ricordando figure come Paolo Borsellino, Giovanni Falcone, Rosario Livatino e Rocco Chinnici, magistrati che hanno pagato con la vita la lotta alla criminalità organizzata. Debora Serracchiani ha ricordato che il Consiglio Superiore della Magistratura è un organo di rilievo costituzionale presieduto dal Presidente della Repubblica, chiedendo alla premier Giorgia Meloni di prendere le distanze dalle parole del ministro. Angelo Bonelli ha parlato di «deriva pericolosa» da fermare con un secco No, mentre il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte ha accusato la maggioranza di aver gettato fango su Gratteri, magistrato sotto scorta per la sua attività contro le mafie.

La replica del ministro e della maggioranza

Nordio ha respinto le accuse sostenendo di essersi limitato a citare affermazioni del pm Nino Di Matteo del 2019, che aveva parlato di «mentalità e metodo mafioso» in relazione alle correnti. Il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera Galeazzo Bignami ha espresso solidarietà al ministro, accusando le opposizioni di voler distogliere l’attenzione dalle dichiarazioni di Gratteri, definite «ai limiti dell’eversione» anche dall’ex presidente della Corte costituzionale Augusto Barbera.

L’intervento dell’Anm e il richiamo a Gratteri

L’Associazione nazionale magistrati ha accusato il ministro di «avvelenare i pozzi», sostenendo che il paragone tra l’elezione dei componenti del Csm e i comportamenti della criminalità organizzata offende la memoria di chi ha perso la vita nella lotta alla mafia e mortifica il lavoro quotidiano di tanti magistrati. L’Anm, che non aveva preso posizione sulle parole di Gratteri, ha scelto invece di intervenire contro le dichiarazioni del Guardasigilli.

VIDEO – Il magistrato Costanzo Cea sostiene il “Sì” alla riforma della giustizia

Gratteri ha sostenuto che le sue parole siano state riportate in malafede, ma anche Augusto Barbera ha criticato il tono del procuratore di Napoli, definendo «indecenti» alcune affermazioni e sottolineando il rischio di dividere i cittadini tra indagati e non indagati, imputati e non imputati, massoni e non massoni. Critiche sono arrivate anche dal professor Nicolò Zanon, già vicepresidente della Consulta e oggi alla guida del comitato per il Sì al referendum, secondo cui nessun magistrato in servizio dovrebbe permettersi espressioni sprezzanti verso cittadini con opinioni diverse.

Il confronto sulla riforma della giustizia, anziché entrare nel merito, resta così intrappolato in uno scontro sempre più duro tra governo, opposizioni e magistratura, in un clima che molti definiscono ormai avvelenato.

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