Nel Processo CasaPound di Bari arrivano 12 condanne per riorganizzazione del partito fascista: È la prima volta che una sentenza riconosce in modo esplicito il tentativo di ricostituzione del Pnf
Nel Processo CasaPound il Tribunale di Bari ha condannato 12 militanti per riorganizzazione del partito fascista e manifestazione fascista. Pene fino a 2 anni e 6 mesi di reclusione e la privazione dei diritti politici per cinque anni. È la prima volta che una sentenza riconosce in modo esplicito il tentativo di ricostituzione del Pnf da parte dell’organizzazione.
Nel dettaglio. Cinque imputati sono stati condannati a un anno e sei mesi di reclusione, altri sette a due anni e sei mesi. Per sette di loro è stata riconosciuta anche l’accusa di lesioni.
Il procedimento nasce dall’aggressione del 21 settembre 2018 nel quartiere Libertà di Bari. Alcuni manifestanti antifascisti furono aggrediti dopo un corteo organizzato pochi giorni dopo la visita dell’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini.
Il riconoscimento della riorganizzazione
L’elemento centrale del Processo CasaPound di Bari riguarda il riconoscimento della violazione della legge Scelba. La norma del 1952 attua la XII disposizione transitoria della Costituzione e vieta la ricostituzione del partito fascista. In passato l’accusa di riorganizzazione era stata contestata più volte, ma mai si era arrivati a una condanna così esplicita.
Secondo la sentenza di primo grado, CasaPound ha tentato di riorganizzare il partito fascista, segnando una linea di demarcazione tra un “prima” e un “dopo” sul piano giudiziario. Passaggio, questo, che potrebbe aprire ulteriori scenari, compresa la possibilità di avviare l’iter per lo scioglimento dell’organizzazione.
I precedenti storici e gli scenari futuri
Nel passato italiano non sono mancati casi di scioglimento di formazioni neofasciste dopo sentenze di primo grado. Avvenne per Ordine Nuovo nel 1973 e per Avanguardia Nazionale nel 1976. In altri casi, come quello del Fronte Nazionale di Franco Freda, si procedette con decreto ministeriale sulla base della legge Scelba e della successiva legge Mancino.
Resta ora da vedere quale sarà l’evoluzione di questo processo nei successivi gradi di giudizio. Intanto la sentenza rappresenta un passaggio storico. Per la prima volta un tribunale ha riconosciuto la volontà concreta di riorganizzare il partito fascista, con conseguenze penali e politiche rilevanti.


















