Il ministro Nordio partecipa all’inaugurazione dell’anno giudiziario dell’Unione Camere penali presieduta dall’avvocato Petrelli
Il ministro della Giustizia Carlo Nordio sceglie di festeggiare il suo 79esimo compleanno parlando del referendum sulla separazione delle carriere, fiore all’occhiello del programma di governo Meloni, all’inaugurazione dell’anno giudiziario dell’Unione delle Camere penali dedicato proprio alla trasversalità del Sì. E non è un caso che lo faccia di fronte alla platea dei penalisti riuniti ieri e oggi nella storica cornice del teatro Quirino a Roma, perché è la storica battaglia dell’Ucpi. E non è un caso che passino sul palco quelle toghe controcorrente che rispetto ai vertici dell’Anm sono uscite allo scoperto per dichiarare che l’autonomia e l’indipendenza delle toghe non è minimamente messa in discussione dalla riforma sulla giustizia su cui i cittadini saranno chiamati a pronunciarsi il 22 e 23 marzo prossimi.
La critica alla magistratura
Questa «apocalittica visione di sovvertimento costituzionale» con la riforma della giustizia «è veramente assurda», ha affermato Nordio sottolineando che la magistratura «non può scendere ai livelli polemici di un parlamentare. Un magistrato non può dire che il ministro della Giustizia attua la riforma di un condannato – ha aggiunto – lo trovo inammissibile, ha tutto il mio disprezzo». Il guardasigilli ha poi ribadito come dal primo giorno, sul referendum, abbia voluto e voglia ancora una discussione bilanciata in termini «razionali, giuridici, contenutistici. Però vedo che questo appello è rimasto inascoltato».
Il futuro del governo Meloni
E inviando un messaggio chiaro ai sostenitori del No, Nordio ha concluso: «Si illudono di poter pensare che una vittoria del no possa avere gli effetti che ebbe con il referendum di Renzi. Comunque vada non ci sarà nessuna conseguenza nei confronti del Governo e del Parlamento. Qualora il referendum approvi la riforma, l’obiettivo immediato sarà la costituzione del nuovo Consiglio superiore della magistratura secondo le nuove regole. Si aprirà un tavolo di confronto con avvocatura, magistratura e accademia per definire le norme di attuazione in uno spirito di dialogo».
Il sostegno dell’Ucpi
Il presidente dell’Unione delle Camere Penali, da sempre in prima linea per la realizzazione della riforma, ha ribadito che la trasversalità che oggi gli avvocati proclamano vede «esponenti della politica e della magistratura che si sono espressi a favore, proprio perché è una riforma che darà al Paese finalmente un giudice terzo e una magistratura libera dalla politica». E sulle polemiche che stanno accompagnando la campagna referendaria il leader dei penalisti ha fatto notare come gli avvocati stanno facendo un lavoro di «dialogo con i cittadini, frastornati dalla polarizzazione, dalla radicalizzazione di questa campagna. Noi abbiamo scelto la strada del colloquio e abbiamo per questa ragione di prossimità il polso della situazione».
Il Pacchetto Sicurezza
Sulla separazione delle carriere la linea tra Nordio e i penalisti è stata ed è comune: le divisioni ci sono invece state, nel colloquio tra il guardasigilli e il presidente dell’Ucpi Francesco Petrelli, sulle misure del Pacchetto Sicurezza approvate nell’ultimo Consiglio dei ministri, e in particolare sulla questione del fermo preventivo. Se il ministro ha rimarcato che «non si tratta affatto di norme liberticide che limitano la manifestazione del pensiero», e che «queste misure costituiranno una certa deterrenza», Petrelli ha ribadito le perplessità dell’Unione delle Camere Penali su «questa decretazione di urgenza che ci sembra più simbolica che avere dei riflessi concreti. Il nostro Paese, il nostro ordinamento – ha fatto notare – possiede già tutti gli strumenti per contrastare questi fenomeni e non avvertiamo davvero la necessità di introdurne di nuovi che mettono a rischio i principi dello Stato di diritto».
Il giudizio della Corte Costituzionale
Sul fermo preventivo, ha concluso il presidente Ucpi, «bisogna vedere se regge davanti alla Corte Costituzionale prima ancora dei tribunali. Dobbiamo approfondire i testi della norma, tra l’altro ci sarà un passaggio parlamentare e lì saremo auditi ed esprimeremo le nostre valutazioni tecniche. Insomma, tutto è molto vago, restiamo nell’ambito delle norme vessillo che più che creare sicurezza rassicurano, sono due cose diverse».
Le cause di giustificazione
Dal canto suo per il guardasigilli lo scudo penale significa impunità e «non c’è impunità per nessuno. Significa semplicemente evitare, che chi si trova in una situazione di giustificazione, che non è soltanto la legittima difesa, ma è ogni forma di esercizio di un diritto, adempimento di un dovere, consenso dell’avente diritto a quelle che si chiamano cause esimenti, a cominciare dai mezzi, per esempio, non vengano automaticamente iscritte nel registro degli indagati quando commettono un fatto che potrebbe costituire un reato».
















