10 Febbraio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

5 Feb, 2026

Il Pd: i fascisti votano Sì. È bufera

La protesta alla Camera durante la conferenza stampa di Casapound

Riformisti e destra: inaccettabile. Fondi al fronte del No, l’Ordine dei giornalisti nel mirino


Un video in bianco e nero, un’adunata fascista, il grido di “Presente” e i saluti romani. In sovrimpressione la scritta “loro votano Sì”, poi l’invito: “Ricordagli che la Costituzione è antifascista”. E infine la chiusura: “Referendum costituzionale 22 e 23 marzo. Vota No per difendere la Costituzione”. È questo il contenuto del filmato rilanciato sui social dal Partito democratico per la campagna contro il Sì al referendum sulla separazione delle carriere, accompagnato da un post che lega la scelta di voto al sostegno annunciato da CasaPound alla riforma del governo Meloni: “Loro votano sì, noi difendiamo la Costituzione”.

Le critiche interne al Pd

L’iniziativa ha acceso immediatamente la polemica, anche dentro lo stesso Pd. La vicepresidente del Parlamento europeo Pina Picierno parla di una «linea comunicativa» che «assimila al fascismo chi voterà Sì» e la definisce «gravemente insultante e svilente». Da «fondatrice e militante del Pd» si dice «colpita e molto addolorata» per una deriva «sempre più polarizzante e populista». Picierno rivendica che la Costituzione si difende «non violentandone i principi», compreso quello del referendum confermativo, sul quale gli elettori devono esprimersi «nel merito», e annuncia che voterà Sì chiedendo rispetto per «molti elettori e militanti del Pd», oltre allo stop alle «accuse infamanti». Sui social riemerge anche il parallelo con il 2016 e la campagna sul referendum Renzi-Boschi, con Picierno che ribadisce come anche allora fu «un grave errore» e che le conseguenze furono «enormi», aprendo una frattura nella comunità democratica.

Le reazioni esterne e l’affondo dell’opposizione

Fuori dal Pd, le reazioni sono durissime. Per Fratelli d’Italia, la deputata Cristina Almici definisce il video «indegno, offensivo e inaccettabile», parlando di «delegittimazione» e «propaganda tossica», e chiede il ritiro del filmato e le scuse del Pd. Sul fronte liberaldemocratico, Luigi Marattin parla di «vergogna» e richiama la figura di Giuliano Vassalli, «medaglia d’argento al valor militare della Resistenza», legata all’impostazione della riforma.

Andrea Marcucci sostiene che la comunicazione dem abbia toccato «il livello più basso della propaganda politica» e giudica un insulto gratuito paragonare a CasaPound i sostenitori del Sì. Anche Radicali Italiani è intervenuto: la tesoriera Patrizia De Grazia rivendica il sostegno alla separazione delle carriere e dice di apprendere, di conseguenza, di essere considerata dal Pd «pericolosa fascista», definendo «inaccettabile» la narrazione e chiedendo scuse e rimozione del video. Gian Domenico Caiazza, presidente del Comitato Sì Separa della Fondazione Einaudi, parla di post «vergognoso» sostenendo che con quella logica finirebbero nel mirino anche Pannella, i radicali, i liberali e persino esponenti del Pd favorevoli al Sì.

LEGGI Eravamo fascisti senza saperlo

Il caso Ordine dei giornalisti

La polemica si allarga poi all’Ordine dei giornalisti. Il vicepresidente della Camera Fabio Rampelli contesta la decisione del Consiglio nazionale dell’Odg di destinare 20mila euro ad Articolo 21 per iniziative nel 2026, ricordando l’impegno dell’associazione nella campagna per il No. Secondo Rampelli, un ente di diritto pubblico non può finanziare realtà impegnate direttamente in iniziative elettorali di parte e annuncia un’interrogazione al ministro della Giustizia. La replica arriva dal presidente dell’Ordine Carlo Bartoli, che parla di «fake news» e rivendica una prassi pluriennale di sostegno a iniziative in difesa del giornalismo, spiegando che i fondi vengono assegnati su progetti e tramite bando pubblico, e che l’Ordine «non è disponibile a farsi strumentalizzare» da sostenitori del Sì o del No.

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