Il giurista, ordinario di Diritto penale all’Università Statale di Milano, analizza le misure che il Consiglio dei ministri dovrebbe varare a breve: dall’estensione della legittima difesa al metal detector a scuola, passando per l’ammonimento del questore anche ai 12enni
Il nuovo pacchetto sicurezza è atteso sul tavolo del Consiglio dei ministri nei prossimi giorni, forse già la prossima settimana, e si prepara a diventare uno dei dossier più delicati per il governo. Al centro del provvedimento ci sono la criminalità giovanile, l’uso dei coltelli tra i minori, l’ipotesi di uno scudo rafforzato per le forze dell’ordine e l’estensione dell’ammonimento del questore anche ai ragazzi tra i 12 e i 14 anni. Un insieme di misure che, prima ancora di essere presentate ufficialmente, solleva interrogativi giuridici e costituzionali.
Parla il giurista Gatta
A invitare alla cautela è Gian Luigi Gatta, ordinario di Diritto penale all’Università Statale di Milano, che mette subito in guardia da una logica emergenziale ormai ricorrente. «I decreti o i pacchetti sicurezza sono sempre più frequenti, eppure si vede che i problemi di sicurezza restano e non hanno trovato soluzione con i precedenti interventi», osserva. Per questo, sottolinea, «è opportuno aspettare il testo prima di giudicare», anche se l’auspicio è chiaro. «Spero non si tratti dell’ennesimo provvedimento con cui si aumentano reati e pene o si introducono misure limitative delle libertà senza investire le necessarie risorse economiche per finanziare la prevenzione della criminalità».
La legittima difesa
Nel dibattito pubblico uno dei nodi più sensibili è quello della legittima difesa, tema su cui il governo valuta un ulteriore intervento dopo le riforme del 2006 e del 2019. Secondo Gatta, però, i margini sono già stati spinti al limite. «Le riforme precedenti ne hanno ampliato i confini al massimo, introducendo presunzioni legali di problematica compatibilità con i principi costituzionali, soprattutto nei casi di aggressioni ai soli beni patrimoniali», spiega. L’idea di escludere o ritardare l’avvio delle indagini nei confronti di chi si è difeso lo lascia perplesso. «Per stabilire se ricorra la legittima difesa sono necessari accertamenti e deve essere un giudice, non la polizia né il pubblico ministero, a decidere se sussistano gli estremi di una scriminante». Il rischio, avverte, è quello di alterare l’equilibrio tra accertamento dei fatti e tutela delle garanzie.
I coltelli
Un altro capitolo centrale riguarda i coltelli e le lame, soprattutto tra i giovani. Il pacchetto prevede limiti più stringenti sul porto e sulla vendita, anche online. Su questo punto Gatta riconosce il problema, ma invita alla coerenza. «La diffusione di lame e coltelli, soprattutto tra i giovani, è un problema reale», afferma. Tuttavia, aggiunge, «se si evoca una difesa sempre legittima, diventa più difficile contenere la circolazione delle armi, lame comprese». L’approccio, secondo il penalista, dovrebbe essere anche culturale. «I giovani non devono crescere pensando che sia normale girare con un coltello in tasca per difesa personale». Positive, invece, le misure restrittive sulla vendita, pur nella consapevolezza dei limiti pratici. «Accedere a un coltello è semplice per chiunque, basta andare in cucina e aprire un cassetto».
Le tutele per le forze dell’ordine
Nel provvedimento trovano spazio anche ipotesi di rafforzamento delle tutele per le forze dell’ordine, tema che si intreccia con il dibattito sul cosiddetto scudo penale. Anche qui Gatta richiama l’attenzione sulle conseguenze sistemiche. «Fa un certo effetto accostare queste proposte al caso dell’uccisione di Renee Goods in Minnesota da parte dell’ICE, episodio nel quale si è parlato di legittima difesa», osserva, ponendo una domanda provocatoria. «Sarebbe ipotizzabile non iscrivere l’agente che ha sparato nel registro degli indagati se un fatto simile avvenisse in Italia».
La scuola e la prevenzione
C’è poi il capitolo che riguarda la scuola e la prevenzione. L’ipotesi di metal detector negli istituti viene bocciata senza esitazioni. «L’idea dei metal detector è inquietante», dice Gatta, che indica un’altra strada. «Dovremmo riflettere sull’importanza di investire sulla scuola e sugli insegnanti, sugli organici, sui livelli retributivi e sulla formazione». La sicurezza, insiste, non può essere affidata solo alla repressione. «Non si tratta solo di reprimere, ma di prevenire innanzitutto attraverso l’educazione e la cultura del rispetto degli altri e della legalità».
L’ammonimento del questore
Infine, le misure che riguardano i ragazzi più giovani e il coinvolgimento dei genitori. L’estensione dell’ammonimento del questore anche ai dodicenni e le sanzioni economiche per le famiglie aprono un fronte delicatissimo. «È opportuno attendere il testo prima di esprimere valutazioni», conclude Gatta, ricordando però che «si tratta di un ambito nel quale occorre tenere fermi principi costituzionali irrinunciabili, come la tutela dell’infanzia e la personalità della responsabilità penale».


















