L’ex vicepresidente della Corte Costituzionale smentisce l’ipotesi di Fabrizio Corona come frontman del Sì e contesta le parole di Paolo Bolognesi, secondo il quale c’è “un filo nero” tra la strage di Bologna e la riforma sostenuta dal centrodestra
Il dibattito sul referendum sulla separazione delle carriere è ormai ‘inquinato’ da slogan bollati come falsi, testimonial ad effetto e dichiarazioni shock. Ma secondo il presidente del Comitato per il Sì al referendum sulla giustizia ed ex vicepresidente della Consulta Nicolò Zanon non è mai troppo tardi per riportarlo sulla giusta via indicata dalla Costituzione, ossia quella del giudizio del popolo sovrano.
«Oggi sceglierei come slogan “Questa volta il giudice sei tu” – afferma Zanon – perché il referendum affida ai cittadini una responsabilità chiara: decidere se rafforzare imparzialità, credibilità e fiducia nella giustizia». Invece, fa notare il professor Zanon, continuano le dichiarazioni choc. Come le «affermazioni di Paolo Bolognesi, presidente dell’associazione dei familiari delle vittime della strage di Bologna, il quale parla di un “filo nero che unisce la riforma costituzionale a quella strage”. Altro che abbassare i toni…».
Professore, il dibattito sul referendum sulla separazione delle carriere appare sempre più teso. Anche l’Anm invita a non compromettere l’immagine della magistratura, qualunque sia l’esito del voto.
«È un invito che condivido. L’autorevolezza della magistratura è un bene costituzionale e va tutelata in ogni caso. Proprio per questo credo sia necessario abbassare i toni e riportare il confronto sul merito della riforma. La separazione delle carriere non è un giudizio sulla magistratura né un attacco ai magistrati, ma una scelta di sistema che riguarda l’equilibrio del processo e la percezione di imparzialità del giudice, che è un valore essenziale in uno Stato di diritto».
L’ex presidente della Corte Costituzionale, Augusto Barbera, ha detto che il giustizialismo degli anni Novanta ha frenato questa riforma. Che cosa ci insegna la storia passata e quella più recente del Paese?
«Ci insegna che il tema della giustizia è stato a lungo affrontato in un clima di forte contrapposizione ideologica, che ha reso difficile una riflessione serena sulle garanzie del processo. Oggi invece, a distanza di anni, possiamo discutere della separazione delle carriere senza letture punitive o simboliche. Ne ragioniamo come di una riforma coerente con il principio del giusto processo sancito dalla Costituzione e con i modelli delle principali democrazie liberali».
Secondo quanto riportato da ‘Repubblica’, nel Comitato per il Sì è stato proposto il nome di Fabrizio Corona come testimonial e lei avrebbe opposto delle resistenze. È vero?
«No, non è vero. Smentisco che si sia mai parlato, in qualsiasi riunione o sede del Comitato, di coinvolgere quale testimonial il signor Fabrizio Corona».
IL VIDEOCOMMENTO Il referendum e la strategia della tensione di A. BARBANO
In questa campagna referendaria compaiono testimonial di ogni genere. Chi non ha competenze dovrebbe intervenire sul merito di una riforma costituzionale?
«In democrazia tutti hanno diritto di esprimersi. Ma quando si discute di assetti costituzionali, è doveroso che il confronto pubblico sia guidato dalla competenza, per garantire ai cittadini un’informazione corretta e completa. La riforma affronta una materia tecnica, che riguarda però i diritti delle persone. Bisogna allora trovare il giusto equilibrio: di certo, ridurla a uno scontro mediatico tra testimonial rischierebbe di confondere l’opinione pubblica, e non metterebbe i cittadini nelle condizioni di scegliere in modo consapevole».
Come si può riportare il dibattito
sui contenuti reali della riforma e quale slogan corretto userebbe? «Non troverei niente di meglio che il vecchio “conoscere per deliberare” di Luigi Einaudi. Di certo non aiutano, e sono anzi gravissime, le affermazioni di ieri di Paolo Bolognesi, presidente dell’associazione dei familiari delle vittime della strage di Bologna, il quale parla di un “filo nero che unisce la riforma costituzionale a quella strage”. Siccome lui fa parte del comitato “società civile per il No al referendum” presieduto da Giovanni Bachelet, sarebbe utile sapere se anche quest’ultimo concorda sul giudizio di Bolognesi. Altro che abbassare i toni…
Quindi?
Bisogna tornare a parlare di processo, di garanzie, del significato della separazione, dello strapotere delle correnti nel Csm che il sorteggio tende a diminuire, dell’Alta Corte disciplinare, organo terzo, autorevole e imparziale che deve restituire credibilità alla magistratura. E se dovessi utilizzare un altro slogan, sceglierei “Questa volta il giudice sei tu”, che è poi quello scelto dal nostro Comitato Sì Riforma. Perché il referendum affida ai cittadini una responsabilità chiara: decidere se rafforzare imparzialità, credibilità e fiducia nella giustizia. E questa volta, la decisione spetta direttamente a loro».
È notizia delle ultime ore che tutti i componenti del Consiglio nazionale forense, a titolo personale, si esprimano a sostegno della riforma sulla separazione delle carriere, aderendo al comitato per il Si dell’Unione delle Camere penali. Cosa ne pensa?
«Ho molto apprezzato il metodo scelto dal Cnf, che ha evitato di schierare l’istituzione, a differenza di quanto avvenuto in altre realtà che hanno invece impegnato formalmente l’ente. Registro con soddisfazione l’impegno comune in questa battaglia di chiarezza e trasparenza per garantire un’informazione corretta sui contenuti della riforma, anche sui territori, lontana da slogan fallaci che confondono i cittadini».


















