Nel ddl stupri Bongiorno cambia il testo: sparisce il riferimento al ‘consenso’ che era alla base dell’accordo bipartisan tra la premier Meloni e la segretaria del Pd Schlein. Ghirra: «Le vittime dovranno dimostrare il dissenso. È rivoltante».
Nella proposta di riformulazione del disegno di legge sulla violenza sessuale presentata dalla senatrice leghista Giulia Bongiorno, sparisce la parola consenso, che nel testo approvato all’unanimità alla Camera faceva riferimento al “consenso libero e attuale” come elemento centrale per la configurazione del reato.
Quel riferimento era alla base dell’accordo bipartisan tra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e la segretaria del Pd Elly Schlein.
Pene ridotte e nuove distinzioni
Nel nuovo testo le pene vengono differenziate. Per la violenza sessuale senza ulteriori specificazioni, la reclusione prevista scende a una forbice tra i 4 e i 10 anni, rispetto ai 6-12 anni del testo approvato in prima lettura. Resta invece la pena da 6 a 12 anni nei casi in cui il fatto sia commesso mediante violenza o minaccia, abuso di autorità o approfittando di condizioni di inferiorità fisica o psichica della persona offesa. Nei casi di minore gravità è prevista una riduzione della pena fino a due terzi.
Dal consenso alla volontà contraria
Nel testo riformulato, che sarà messo ai voti la prossima settimana in commissione Giustizia al Senato, si parla di “volontà contraria all’atto sessuale”. La valutazione di tale volontà, si legge, deve tenere conto della situazione e del contesto in cui il fatto è commesso. L’atto sessuale è considerato contrario alla volontà anche quando avviene a sorpresa o approfittando dell’impossibilità della persona di esprimere dissenso. Nei casi di minore gravità, le sanzioni vengono commisurate alle modalità della condotta, alle circostanze del caso concreto e al danno fisico o psichico arrecato alla persona offesa.
Le opposizioni: rotto un patto politico
Durissima la reazione delle opposizioni. In una nota congiunta, i capigruppo al Senato Francesco Boccia, Stefano Patuanelli, Raffaella Paita, Peppe De Cristofaro e Marco Lombardo parlano di una rottura senza precedenti.
«Dopo l’unità del Parlamento sancita da una stretta di mano, la maggioranza rompe il patto politico proprio sul terreno più sensibile: la libertà e l’autodeterminazione delle donne».
Pd: “Arretramento gravissimo“
Per il Partito democratico si tratta di uno stravolgimento della legge. In una nota, i capigruppo Chiara Braga e Francesco Boccia definiscono la riformulazione «un’offesa alle donne, alle vittime e alla presidente del Consiglio». Secondo il Pd, la distinzione introdotta tra volontà e consenso rappresenta un arretramento grave rispetto agli standard internazionali e allo spirito dell’accordo raggiunto alla Camera.
Rischio impunità
Senatrici e senatori dem ricordano che la Convenzione di Istanbul e le altre convenzioni internazionali prevedono il consenso esplicito. «Volontà non è consenso», ribadiscono, avvertendo che una legge peggiorativa rispetto allo status quo sarebbe inaccettabile. Dello stesso avviso Francesca Ghirra, che parla apertamente di rischio impunità per molti casi di violenza sessuale:
«Le vittime dovranno dimostrare il dissenso. È rivoltante».


















