21 Gennaio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

20 Gen, 2026

Meloni nel mezzo della tempesta perfetta

La premier Gorgia Meloni e il presidente Usa, Donald Trump

Tra minacce commerciali, ambizioni americane sull’Artico e il controverso Board per Gaza, la premier prova a tenere insieme Europa e Stati Uniti. Ma i dubbi sul posizionamento italiano restano, dentro e fuori l’Ue


Ci mancava solo il “biglietto” che Trump avrebbe chiesto di pagare ai “nominati” nel Board of Peace per Gaza, certamente qualcosa che non riguarda l’Italia e Giorgia Meloni, che di quel board farà parte. La “notizia” del ticket per Gaza non contribuisce a chiarire né a semplificare il quadro delle relazioni transatlantiche, né il ruolo dell’Italia in questo complicato contesto.

Meloni tra Oriente e crisi atlantica

Il volo di Giorgia Meloni di ritorno dal viaggio in Oriente atterrerà a Ciampino nel cuore della notte. Ma per neppure un attimo, tra Oman, Giappone, Corea e Uzbekistan, la premier ha potuto distogliere l’attenzione dalle performance bizzose del caro amico Donald. Da giovedì scorso, con il nuovo attacco sulla Groenlandia, Meloni ha seguito tre linee: frenare l’escalation; definire la sicurezza dell’Artico un obiettivo Nato; riportare in ambito atlantico l’invio simbolico di truppe, a cui l’Italia non ha partecipato.

Quando però sabato Trump ha minacciato dazi dal primo febbraio contro i nove Paesi Ue che hanno inviato truppe in Groenlandia, la premier si è schierata senza indugio con l’Europa. E si è offerta come tramite. «Ho parlato con Trump e gli ho detto che questa minaccia è sbagliata», ha spiegato, chiarendo che il presidente Usa ha letto l’invio delle truppe «in chiave anti-Usa». Per Meloni si tratta di un fraintendimento da ricucire, non di uno scontro da alimentare.

Telefonate, Nato e diplomazia incessante

Da qui i contatti continui, anche in volo, con Mark Rutte, segretario generale della Nato, che a Bruxelles ha incontrato i ministri della Difesa di Danimarca e Groenlandia, concordando la necessità di una missione Nato sull’isola. Contatti anche con Ursula von der Leyen e con gli altri leader europei in vista del Consiglio Ue informale di giovedì, convocato d’urgenza sul dossier dazi.

Il punto è che tutto questo non dissolve i sospetti sul posizionamento italiano. Meloni ha reagito nell’unico modo possibile: no ai dazi, sì all’Europa, evitare divisioni. Non poteva fare altrimenti, dal momento che non esistono accordi bilaterali sulle tariffe e che l’idea di “salvare” l’Italia dai dazi implicherebbe una Italexit di fatto. Palazzo Chigi ha così chiarito l’agenda: giovedì la premier sarà a Bruxelles.

Il dossier dazi e lo strumento anti-coercizione

Il dossier è congelato dall’estate scorsa dopo l’incontro Trump–von der Leyen in Scozia. Su di esso pende l’ipotesi dello strumento anti-coercizione dell’Ue contro gli Usa. Nessuno auspica un’escalation, ma la minaccia resta sul tavolo come strumento di difesa della sovranità europea.

A pesare ci sono anche i dubbi reputazionali. Nel Documento sulla sicurezza nazionale pubblicato dalla Casa Bianca a dicembre compariva un attacco frontale all’Unione europea. In un addendum ufficioso era stata delineata una strategia per dividere l’Europa, indicata come ostacolo al mondo tripolare immaginato da Trump, Putin e Xi. L’Italia descritta come possibile “cavallo di Troia”: un’eredità scomoda per una premier che rivendica atlantismo e ruolo di pontiera.

Una maggioranza che non aiuta

La maggioranza non facilita il compito. Tajani rassicura, ma poche ore dopo arrivano i dazi. Salvini guida un partito in cui convivono Vannacci e Borghi, apertamente anti-europei, e quest’ultimo esulta sui social per le nuove tariffe, finendo per scontrarsi con Guido Crosetto.

Per questo le opposizioni hanno chiesto che Meloni riferisca in aula prima del Consiglio di giovedì. «È la più grave crisi nei rapporti Ue–Usa», ha spiegato Beatrice Lorenzin, sottolineando che l’unica risposta credibile è un’Europa unita e politicamente forte. Meloni non andrà in Parlamento. Quasi certamente andrà invece a Davos, dove incontrerà Trump.

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