La pm Gallucci interviene sulla riforma giustizia e sul referendum: «I giudici devono ritrovare credibilità». Le ragioni del sì spiegate
Si allunga la lista di magistrati che dicono di aver cambiato idea sulla riforma della separazione delle carriere, e che per questo voteranno «convintamente sì».
Anna Gallucci, classe ‘82, è sostituto procuratore a Pesaro e non ha avuto timore ad uscire allo scoperto. «Il no non vincerà, perché il sistema attuale deve cambiare, la magistratura deve riacquistare credibilità – afferma la pm – e questo lo sanno bene i cittadini che ogni giorno entrano in contatto con la giustizia. Di sicuro sapranno scegliere, e non servono gli slogan ad alto impatto».
E sul Tar che ha bocciato il ricorso del comitato del No sulla data del voto sottolinea: «bisogna attendere le decisioni dei giudici ma occorre anche accettare il fatto che c’è un governo che ha adottato una legge di riforma costituzionale per cui è stata stabilita una data. Bisogna farsene una ragione, anche questo fa parte della democrazia».
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Dottoressa, sui social affermava ‘Cosa c’è di strano nel sorteggiare i componenti del Csm quando noi magistrati ogni giorno già decidiamo se i nostri concittadini andranno o non andranno in carcere, se rivedranno o no i propri figli?’
«Credo che il Csm dovrebbe essere composto da membri sorteggiati, per essere assolutamente immuni da qualsiasi logica di preferenza fondata sulla comunanza di idee e l’appartenenza alla stessa corrente. Noi magistrati esercitiamo una funzione delicatissima: nell’esercizio di questa funzione deve essere sempre garantita l’assoluta equidistanza da ogni interesse di parte. Quello che cambia con la riforma è che i componenti togati non sono eletti. Attualmente vengono scelti dai magistrati sulla base di una vera e propria competizione, che è assimilabile in tutto e per tutto ad una campagna elettorale, durante la quale i candidati, spesso associati a correnti (anche se nell’ultima tornata c’erano anche indipendenti), presentano un proprio programma esponendo le proprie idee. Ritengo che questo sistema sia da superare perché non ha dato i frutti sperati in tema di indipendenza della magistratura. Anche il migliore, se viene prescelto, dovrà tenere conto in qualche modo della volontà di chi lo ha eletto».
Come avviene anche in politica del resto…
«La politica però nasce per questo, dovrebbe essere doveroso tenere conto di chi ti ha eletto, almeno sul rispetto del programma. Invece secondo me, nell’ambito del Csm non dovrebbe essere così, proprio perché il cuore dell’imparzialità è l’assoluta equidistanza da ogni interesse. Il sistema del sorteggio restituisce credibilità alla magistratura stessa. Molte toghe si sono espresse pubblicamente a favore di questa riforma, mentre l’Anm si è espressa ufficialmente in senso contrario. Ma questo non significa che la totalità dei magistrati italiani sia così oppositiva rispetto al sorteggio, anche perché non dobbiamo dimenticare che qualche anno fa era emerso il dato che oltre il 40% delle toghe era favorevole».
Nella campagna referendaria si contesta all’Anm proprio di avere un profilo politico. Cosa ne pensa?
«Credo innanzitutto che l’Anm si dovrebbe occupare anche di altro oltre che della separazione delle carriere, perché i problemi della giustizia sono molteplici. Sono rimasta stupita dai cartelloni apparsi nelle principali stazioni italiane, perché dicevano qualcosa che non corrisponde al dato letterale. L’articolo 104 della Costituzione prevede che la magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere. Questa è una delle prime cose che studiamo, e questa parte della Costituzione è rimasta invariata. Allora mi chiedo come si possa sostenere che con questa riforma la magistratura perde autonomia e indipendenza? Questo accadrebbe se qualcuno mai dovesse agire contro la legge, ma in quel caso tutti noi magistrati dovremmo essere attrezzati culturalmente per resistere a qualsiasi tipo di pressione o di condizionamento politico. Quindi delle due l’una, o siamo in grado di svolgere già ora in maniera imparziale e indipendente la nostra funzione, respingendo ogni tentativo di condizionamento politico, o non lo siamo neppure attualmente. Su questo infatti non si registra nessuna modifica normativa e non si può fare un processo alle intenzioni, sarebbe sintomo di pregiudizio».
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Invece a quanto pare il timore delle toghe è quello di perdere la propria autonomia. Cosa ne pensa dello scontro al Tar sulla data del referendum?
«Se la volontà è quella di allungare i tempi perché si crede che così in qualche modo vincerà il no, io sono certa che non sarà così perché i cittadini sanno cosa scegliere. Non condivido certe forme di enfatizzazione da parte della magistratura, lo potrei comprendere se provenissero dall’opposizione politica, ed infatti mi ha positivamente colpito apprendere che una parte della sinistra italiana si sia schierata a favore della riforma, il che dimostra una grande onestà intellettuale e coraggio. Del resto questa riforma non è nata oggi con il governo Meloni, che però è il primo governo che la sta portando a termine. Questa stessa coerenza, questo approccio e lucidità, me li sarei aspettati dai vertici dell’Anm, perché penso che bisogna portare avanti le proprie idee indipendentemente da chi ci sia al governo».
Lei è tra le toghe che sulla separazione delle carriere ha cambiato idea.
«Una volta ero contraria, fermo restando che di fatto già c’è con la riforma Cartabia, e quindi non avrei fatto tanti drammi. Poi ho cambiato idea perché noi magistrati proprio perché siamo imparziali dobbiamo anche ascoltare e confrontarci, ed io l’ho fatto con molti avvocati di cui ho meglio compreso le ragioni. Il punto di forza dell’attuale riforma è che l’autonomia e l’indipendenza delle toghe non viene intaccata. Mi aspettavo però che si intavolasse con il governo una discussione, ad esempio sulla introduzione con legge ordinaria, di un periodo di tirocinio anche per i pm presso gli uffici giudicanti, in modo che non si focalizzino solo sulla prospettiva accusatoria, ma imparino a valutare fin dall’inizio le tesi difensive. E poi, se il sorteggio vale per i componenti del Csm perché non vale per i membri dei consigli giudiziari? Una questione di cui non si è molto parlato. In ogni caso sono certa che vincerà il sì e che potremo finalmente iniziare a voltare pagina».




















