8 Gennaio 2026

Direttore: Alessandro Barbano

7 Gen, 2026

L'Italia si ferma per i suoi ragazzi: dolore, silenzio e sete di verità

Il funerale a Roma di Riccardo Minghetti, 16 anni

Centinaia di ragazzi abbracciati stretti, il silenzio nelle scuole e una domanda che unisce l’Italia: verità e giustizia per Giovanni, Riccardo, Chiara, Achille e Sofia


L’Italia si è fermata per l’ultimo saluto a Giovanni, Riccardo, Chiara, Achille e Sofia. Cinque dei sei ragazzi italiani morti nel rogo di Capodanno a Crans-Montana. I funerali di Emanuele saranno celebrati l’8 gennaio.

Oggi, iI silenzio nelle scuole in loro onore, le cerimonie. A Milano, Bologna, a Roma, a Lugano. Un dolore immenso, inspiegabile, senza risposte. Che ha unito i ragazzi, tutti, nel loro saperlo condividere meglio insieme. E i genitori. Madri e padri di ogni figlio scomparso l’ultima notte dell’anno mentre esprimeva desideri.

Milano. L’abbraccio per Chiara Costanzo, 16 anni

A Santa Maria delle Grazie, il feretro di Chiara Costanzo è stato accolto da un lungo applauso.

Davanti alla basilica, compagni di classe e amici, tantissimi. Sono arrivati abbracciati, hanno portato rose bianche, rose rosse, palloncini. Le compagne della ginnastica acrobatica vestite in tuta bianca. Bianca contro la neve che non ha spento l’incendio. All’ingresso due foto, Chiara che sorride sullo sfondo di un cielo azzurro, Chiara e un tramonto. 

«Abbiamo tutti sete di verità e che queste cose non succedano mai più», ha detto il padre Andrea Costanzo.

«L’Italia ha dimostrato umanità e sensibilità, ora è il momento della professionalità e dell’efficienza».

Di capire chi ha sbagliato, la catena dell’errore. Perché chi si è fidato a mandare i proprio figli a una festa, non ha sbagliato.

«Ricordiamoci di fare rivivere Chiara – ha aggiunto -, come gli altri giovani in un mondo pieno, perché Chiara aveva voglia di vita ed è stata costretta troppo presto a rinunciare ai suoi sogni. Ma nessun ragazzo deve farlo».

Diversi i rappresentanti delle istituzioni sono presenti, fra di loro oltre al ministro dell’Istruzione, il sottosegretario alla Difesa Matteo Perego di Cremnago, il sindaco di Milano Giuseppe Sala e l’assessore regionale al Territorio Gianluca Comazzi. 

Milano. L’addio a Achille Barosi, 16 anni

Poco distante, nella Basilica di Sant’Ambrogio, una folla di ragazzi, anche lì, ha salutato Achille Barosi. Giovani ovunque. Dove non dovrebbero essere, a caricare la bara dell’amico, a correre a piedi con zaini e cartelle direttamente da scuola, che sta lì, vicino alla chiesa.

Il liceo artistico Orsoline di San Carlo, dove stamattina è andato il ministro Giuseppe Valditara. Sul sagrato, le corone: «Ti vogliamo bene». Dietro, i gonfaloni delle istituzioni, il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, la vicesindaca di Milano Anna Scavuzzo. Dentro, un silenzio denso. Polvere, lacrime.

Bologna. La luce di Giovanni Tamburi, 16 anni

A Bologna, la cattedrale di San Pietro, come a Milano, gremita per l’addio a Giovanni Tamburi, 16 anni. Compagni del liceo Righi, amici, familiari. La madre, si è guardata intorno, ha visto la folla. «Mi commuove vedere quanto era amato mio figlio», ha detto. «Sarebbe impossibile trovare una sua foto senza sorriso».

Ridono, i ragazzi questo fanno, e fanno festa. Non provare a scappare da una porta troppo stretta, chiusa. Non morire perché qualcuno, i grandi, gli adulti, hanno imbrogliato.

«Splenda a lui la luce che non finisce, riposa in pace, caro Giovanni»: ha scritto in un messaggio l’Arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, cardinale Matteo Zuppi che non ha potuto essere presente alla cerimonia, «lo sono con amore addolorato e con intima comunione».

«Io ora – ha aggiunto la mamma – penso a piangerlo, poi confido che la giustizia sia fatta. Fa paura che possano succedere cose simili, in un Paese come la Svizzera, così rigido sulle regole». Il padre Giuseppe ha detto:

«Il primo gennaio hai perso la vita e io l’ho persa con te».

Roma. L’applauso per Riccardo Minghetti, 16 anni

A Roma, all’uscita della basilica dei Santi Pietro e Paolo, ragazzi. Sulla bara di Riccardo Minghetti una maglietta sportiva e una corona di rose bianche «da mamma, papà e Matilde».

«Riccardo sarà sempre nelle nostre vite», ha detto il padre Massimo. «Continuate a vivere e a sognare con lo stesso entusiasmo che vi ha trasmesso. Lassù si sarà già organizzato con i suoi compagni».

Non vi fermate, continuate a ballare. Perché questa tragedia è figlia dell’ipocrisia e del baratto.

II padre di Riccardi ha invitato a ricordare «gli altri 40 morti e 119 feriti. A Roma soltanto gli applausi hanno rotto per qualche istante il silenzio. All’ingresso della basilica sono state posate due corone di fiori bianchi, rose e gerbere, una da parte dell’ordine degli ingegneri della provincia di Roma, l’altra dalla II F. “Ciao Riccardo”, si legge. Tra i presenti, il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, e il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri.

«Io ricordo quando mi ha salutato l’ultimo giorno in coda ai piedi della seggiovia. Mi ha chiamato forte e si è fatto dare un bacio», ha detto Carla, la mamma. «Negli ultimi giorni a Crans era felice, stava diventando un bell’uomo».

Poi ha aggiunto le parole di tutte le mamme.

«Riccardo aveva un cuore grande, tenero e gentile, dietro la sua ironia e l’irrequietezza nascondeva una profonda sensibilità. Ci ha fatto faticare, ma era buono».

Lugano. Rose bianche per Sofia Prosperi, 15 anni

A Lugano, dove viveva, i funerali di Sofia Prosperi. La più giovane delle vittime. Le rose bianche senza spine tra le mani degli amici, la cattedrale gremita, piena dove si stava stretti come sanno stare stratti i ragazzi di tutto mondo.

Sofia Prosperi, italosvizzera, studiava all’International School di Fino Mornasco, nel Comasco. Era andata alla festa di Crans-Montana piena di vita, insieme al amico Lorenzo Canturino, anche lui 15 anni. Lui è tuttora ricoverato all’ospedale Niguarda, ha ustioni sulla metà del corpo.

Il vescovo ha ricordato «tutti i giovani colpiti dalla violenza, dalle guerre, dalla disperazione», e chi è rimasto ferito o segnato per sempre da quella notte.

Genova. Domani i funerali di Emanuele Galeppini, 16 anni

Verranno celebrati domani a Genova i funerali di Emanuele Galeppini, il campione di golf di 16 anni. Per volontà e richiesta dei genitori non è stata nota la chiesa dove verranno svolte le esequie. La camera ardente allestita nella cappella della chiesta dei frati cappuccini all’interno del Policlinico San Martino è aperta anche oggi. Ma i genitori vogliono capire.

«Vogliamo capire come è morto Emanuele», ha detto il legale della famiglia, Alessandro Vaccaro. Secondo l’avvocato, il corpo del ragazzo «non mostrava segni di ustione» e anche «il telefono e il portafoglio non risultano bruciati». Restano quindi dubbi su dove sia stato trovato il corpo e sulle cause del decesso, «se per gas o per altre ragioni».

La famiglia ha chiesto chiarimenti alle autorità svizzere e l’autopsia, senza ottenere risposta e non è esclusa la presentazione di un esposto alla Procura di Roma.

Intanto, mentre l’inchiesta sul rogo di Crans-Montana continua, oggi l’Italia ha salutato i suoi ragazzi. E in tutte le città sono state dette le stesse parole, Poste le stesse domande. In ogni chiesa ci sono stati gli stessi abbracci, e lo stesso inquieto bisogno di chiedere verità, giustizia e responsabilità.

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