15 Maggio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

1 Gen, 2026

Aurora Livoli, a passi lenti verso la fine. Le immagini e un pigiama rosso

Aurora Livoli

Aveva 19 anni, era andava via da casa da qualche giorno. Un giovane la seguiva: poi è tornato indietro da solo. Cosa sappiamo della ragazza trovata morta in un cortile di Milano


Aurora Livoli aveva 19 anni. Dopo lunghe ore in cui il rompicapo sembrava irrisolvibile, è stato trovato il primo filo dal quale partire per tentare di fare luce sul giallo del condominio di via Paruta, nella zona Nord di Milano, dove Aurora Lilovi è stata trovata morta. I carabinieri del Nucleo investigativo del Comando provinciale, guidati dal colonnello Antonio Coppola, hanno identificato la vittima.

E forse, un omicidio dopo la diffusione delle immagini estrapolate dalle telecamere di videosorveglianza che la riprendono, domenica sera, nella vicina via Padova mentre cammina, da sola e all’apparenza tranquilla. L’autopsia sul corpo della ragazza è stato fissato per venerdì 2 gennaio.

L’uomo ripreso dalle telecamere

Appena dietro di lei un uomo, ripreso anche un’ora dopo mentre ripercorre al contrario la stessa strada, ma questa volta da solo. Che cosa sia successo in quel lasso di tempo è ancora un mistero.

L’ultimo contatto con la famiglia

Al momento si sa che la ragazza, nata a Roma ma residente in provincia di Latina, si era allontanata da casa lo scorso 4 novembre, come denunciato dalla famiglia, con cui aveva avuto un ultimo contatto telefonico la mattina del 26 novembre. Secondo quanto reso noto dai carabinieri, che indagano coordinati dal pm Antonio Pansa, Aurora aveva riferito di stare bene e di non avere alcuna intenzione di fare rientro, senza fornire indicazioni su dove si trovasse.

Famiglia sotto shock

La famiglia è sotto shock. «Aveva avuto qualche difficoltà, per questo era seguita da uno psicologo. Ma non c’era nulla che potesse farci pensare a un epilogo simile», ha raccontato lo zio dopo il riconoscimento avvenuto grazie al frame diffuso dai carabinieri. È stato lui ad accompagnare il padre in caserma per firmare i documenti che certificano la morte della figlia. I genitori avevano persino pensato di rivolgersi a un investigatore privato pur di ritrovarla, prima che fosse troppo tardi.

La bio del profilo Instagram di Aurora diceva: «Ho Lucifero dentro di me».

Il riconoscimento nell’immagine

E la sua destinazione è rimasta oscura fino a ieri, quando è stata riconosciuta dai familiari in quel fotogramma che la ritrae vicino al luogo in cui lunedì mattina è stata trovata morta, i capelli scuri fin oltre le spalle, lo sguardo basso e le mani infilate nelle tasche di un giubbotto, scuro come la maglia, i pantaloni della tuta e le scarpe da ginnastica.

La stessa telecamera riprende appena dietro di lei un uomo, alto e magro, che indossa un pile bianco. Niente lascia pensare a un inseguimento. La sensazione, piuttosto, è che si conoscano e camminino verso la stessa meta. I due entrano dal portone del condominio, al civico 74 di via Paruta, come se sapessero che resta sempre aperto.


Il ritrovamento del corpo

È lì, in un vialetto non molto lontano da un’aiuola, che la ragazza sarà ritrovata al mattino dal custode, stesa a pancia in giù. Addosso nessun documento né altri segni identificativi, e neppure un telefono cellulare.

Nessun match anche dall’analisi delle impronte negli archivi Afis, così come dalle ricerche nei centri di accoglienza e nelle comunità per persone in difficoltà di Milano e dintorni. Neppure i residenti della zona hanno saputo dire chi fosse. Dalle testimonianze raccolte, nessuno l’aveva mai vista da quelle parti.

I pantaloni rossi vicino al corpo

I carabinieri stanno tentando di rintracciare il telefono cellulare ed effettuando accertamenti sui pantaloni di un pigiama rosso rinvenuti accanto al corpo, per stabilire se appartenessero alla ragazza. Sono previste anche analisi tossicologiche.

La decisione di diffondere l’immagine

Di qui la decisione della Procura di autorizzare i carabinieri a diffondere quell’immagine delle telecamere di sicurezza, la sola in cui si vede il volto della ragazza nel buio della notte.

Per conoscere le cause della morte di Aurora si dovrà ora attendere l’autopsia, che dovrà prima di tutto stabilire se i lividi sul collo abbiano una relazione con il decesso, e se prima di morire abbia subito abusi.

Nel frattempo, gli inquirenti continuano a lavorare per dare un nome anche all’uomo che si trovava con Aurora Livoli e che, molto probabilmente, ha trascorso insieme a lei le ultime ore della giovane donna. E chissà se anche i suoi ultimi istanti.

Lo strano dettaglio

In serata è emerso poi un dettaglio inquietante. La ragazza frequentava la stessa scuola di Paolo Medico, il 14enne che si è tolto la vita nel settembre scorso perché, secondo la denuncia dei genitori, non ne poteva più di subire atti di bullismo. Come confermato dalla preside dell’istituto, l’Itis Pacinotti, la ragazza si era diplomata lo scorso anno nella sede di Fondi, mentre Paolo frequentava quella distaccata di Santi Cosma e Damiano.

A Monte San Biagio lutto cittadino

Il Comune di Monte San Biagio, in provincia di Latina, ha proclamato il lutto cittadino. In un messaggio diffuso sui social, il primo cittadino ha invitato la popolazione a vivere questo momento con sobrietà e raccoglimento, nel rispetto del dolore dei familiari.

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