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Salvini: «Per il Ponte sullo Stretto nessuna nuova gara»

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Non ci sarà una nuova gara d’appalto. La procedura è avviata, sarebbe davvero impensabile immaginare che si riparta da capo. Matteo Salvini, ministro delle Infrastrutture e vicepremier, risponde alle domande sul Ponte sullo Stretto di Messina rivoltegli dal nostro direttore editoriale Alessandro Barbano durante la giornata conclusiva di
“Connessioni Mediterranee”, l’evento promosso a Reggio Calabria da “L’Altravoce- Il Quotidiano”. Il ministro chiarisce che, a seguito della bocciatura della Corte dei Conti che non ha validato il progetto sul ponte, non si tornerà indietro e si spera nel 2026 di aprire i cantieri.

Ministro, partiamo da questo passaggio, sembrava un passaggio procedurale, ma la Corte dei Conti ha negato il visto di legittimità. Adesso che si fa? Tecnicamente, quale è la strategia del governo, per fronteggiare questo ostacolo?

«È bello oggi essere con voi. Mentre dall’altra parte dello Stretto ci sono i “signor no”, quelli che sono contro tutti. L’importante è che i sì o i no siano sempre legati alle conoscenze. Noi stiamo facendo quello che facciamo da tre anni. Stiamo studiando. Ho fatto proprio ieri e l’altro ieri due riunioni. Ho incontrato Salini, che è capo di una società che interagisce con le migliore aziende del mondo che costruiscono ponti in tutto il mondo. Stiamo lavorando per rispondere alle obiezioni della Corte dei Conti dal punto di vista tecnico. Non crediamo che la Corte abbia avuto un pregiudizio ideologico. Noi parliamo da sempre con le istituzioni e naturalmente con quelle europee. Abbiamo lavorato giorno e notte per rispondere alle obiezioni e poi sistemare gli atti che andranno sistemati. Sono convinto che, dopo 160 anni dal primo ragionamento sulla necessità di un ponte, adesso siamo nelle condizioni di lavorare per arrivare alla realizzazione dell’opera. Ci sono duecentotrenta miliardi di euro stanziati per opere pubbliche in Italia. Ventidue miliardi per la Calabria, altri ventidue per la Sicilia, il ponte come manufatto è meno della metà dell’investimento totale. Stiamo parlando di cinque, sei miliardi».

Ministro, sgomberiamo il campo da illazioni. C’è chi ha scritto che si dovrà fare a questo punto una nuova gara. È così?

«Assolutamente no. La gara è stata fatta, quindi su questo non ci possono essere timori. Niente è cambiato per quanto riguarda il ponte. Semmai sono cambiati i costi dei materiali, dell’acciaio, del cemento e dell’energia che
non sono quelli di dieci anni fa. Non dimentichiamo che ci sono guerre in corso, che c’è stato il Covid. Sono accaduti cambiamenti, ma che si debba fare una nuova gara lo escludo in maniera assoluta. Il progetto non è cambiato strutturalmente. Rifare un’altra area vuol dire che non si vuole fare il ponte. E magari ci ritroveremo tra dieci anni in un altro convegno lei ed io, come oggi, per parlare di cose che sappiamo già. No, l’obiettivo è quello di aprire i cantieri nel 2026».

Ma adesso come si fa? Si chiede una legittimazione in Europa o si dichiara che il ponte è opera strategica ai fini della sicurezza?

«Il ponte è tra i corridoi strategici, lo dice l’Europa. L’Europa è irritata con l’Italia, perché aspetta questo benedetto ponte. Lunedì ci sarà una riunione tecnica a Palazzo Chigi con tutti i ministri. Sto incontrando giuristi ed esperti che, gratuitamente, stanno dando il contributo. Tra una settimana, il 4 dicembre, sarò al Consiglio Europeo dei trasporti. Incontrerò il commissario Apostolos Tzitzicostas. Sono impegnato a fare cose concrete. Veda, io non seguo le parole di altri. Qualcuno ha detto che il ponte serve, nonostante Salvini, si rende conto? Se Salvini sta antipatico a qualche ambientalista, a Landini, a qualche giudice, non importa. L’importante è che il ponte si faccia e non si deludano calabresi e siciliani ed italiani».

Le do atto, perché del ponte si parlò durante il governo Gentiloni. Una commissione varata dal ministro Delrio e dalla ministra De Micheli validò il progetto. La commissione sentenziò che il ponte serviva. Lei ha detto che ragionerà con gli esperti. C’è chi dice che si può fare uno strumento di difesa. Il ponte, infatti, insiste in un’area dove ci sono basi americane. C’è la possibilità di questa prospettiva per sfuggire alle censure?

«Non dobbiamo fare i furbi o pensare altro. Il ponte serve ai mezzi militari, lo si sa da sempre, ma è utile per avvocati, medici, agricoltori, studenti. Serve ai siciliani. Io penso che supereremo le perplessità della Corte dei conti. Anche chi ha antipatia per Salvini dovrà convenire che un treno se adesso impiega 180 minuti, ci metterà 15. Si eviterà di stare oltre 4 ore in fila agli imbarcaderi. Si creeranno 120mila unità di lavoro. Tutto il mondo guarda al ponte e crede in quest’opera».

Ministro, c’è chi teme che il ponte possa diventare una cattedrale nel deserto. In realtà, stando anche a quanto si è detto, attraverso il ponte si crea una conurbazione e si arriva alla realizzazione di una metropoli, forse la città più importante del Sud. Lei immagina questa prospettiva?

«Se io fossi messinese o reggino sarei emozionato. Si costruirà la metropolitana dello Stretto come a Milano, Torino e Napoli. Si potrà fare avanti e indietro per lavoro, studio, esigenze varie dieci volte al giorno. Verranno restituiti a Villa San Giovanni chilometri di mare di assoluta bellezza. Interveniamo sull’acqua con un netto contrasto alla dispersione idrica. C’è un ventaglio di novità di servizi straordinario. Certo, da solo il Ponte non basta, esso sarà l’acceleratore di uno sviluppo complessivo. Io farò lo stalker su Ferrovie Italiane, perché, ripeto, il ponte avrà necessitò di essere contestualizzato in un piano di grandi opre come quelle che toccano il settore ferroviario. Da solo non porta niente, ma sappiamo quanto sia fondamentale per tutto il resto».

Ministro, non va dimenticato che la ricchezza la fanno le infrastrutture…

«Ecco, esatto. È proprio così. Le racconto un fatto, che è storia. L’ingegnere Puricelli ai tempi passò per matto perché c’erano pochissime auto in circolazione e lui si mise in testa un obiettivo inimmaginabile fino a quel momento. Raccolse fondi, per fare l’autostrada Milano-Laghi. Lo presero per matto. Lui rispose pacatamente che
l’infrastruttura porta traffico, porta sviluppo e lavoro. La Milano-Laghi oggi è ricchezza. Il ponte non è il collegamento Messina Reggio Calabria. È un continuum tra Palermo, Reggio, Roma, Milano, Monaco, Berlino, Copenaghen, Stoccolma. Helsinki, senza soluzione di continuità. Con L’Italia, al centro del mondo. L’Italia diventerebbe la numero uno e pensate cosa sarebbero Reggio e Messina».

Ministro, si rileva qualche paura per l’impatto ambientale, per gli espropri. Se la sente di prendere un impegno tutti questi processi vedranno il coinvolgimento della gente?

«Certo che sì. Qualunque opera ha bisogno di espropri, lo sappiamo. Posso dire che gli espropriati del ponte saranno indennizzati molto di più degli altri espropriati».

Ministro, alle spalle abbiamo una giornata di scioperi. Molti relatori non hanno potuto raggiungere Reggio. Lei ha annunciato un progetto di legge per regolamentare diversamente il diritto di sciopero. C’è già una legge ma, evidentemente, non funziona come dovrebbe.

«Penso ad un maggior tempo di avviso, ad un adesione preventiva, in modo che si sappia per tempo quanti parteciperanno al giorno o ai giorni di astensione dal lavoro. Terzo elemento, una cauzione che dovrà essere anticipata da chi organizza gli scioperi. Se ci sono danni gli organizzatori pagano. Ci si deve fare carico dei danni».

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