3 Marzo 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

28 Nov, 2025

Sud, boom di lavoro ma i giovani continuano a partire

Il Sud cresce più del resto d’Italia trainato da Pnrr e costruzioni, ma 175mila under 35 hanno lasciato il sud dal 2022

di

Il Mezzogiorno si scopre la nuova locomotiva italiana. Il rapporto Svimez, presentato ieri dal presidente Adriano Giannola, restituisce una immagine inedita della realtà economica meridionale segnata però da molti contrasti, come sottolinea la stessa analisi.

Il Pil del Sud nel periodo 2021-2024 ha messo a segno un balzo dell’8,5% a fronte del 6,3% della media nazionale (+5,8% il centro Nord). A dare la scossa al sistema il Pnrr. Secondo le previsioni Svimez sia quest’anno che nei prossimi (fino al 2027) la crescita si manterrà su livelli più elevati.

Un contributo rilevante è arrivato anche dalle costruzioni (+32% al Sud, +24% al Centro Nord) e dal terziario che ha accelerato (+7,8%) rispetto al resto del Paese (+7,4%). A tirare non sono stati solo i settori tradizionali, ma anche le attività finanziarie, immobiliari, professionali e scientifiche su cui comunque ha inciso il Pnrr. Segni positivi sul fronte dell’occupazione, emergenza storica delle regioni meridionali. Una medaglia importante, ma anche con un suo rovescio.

Giovani, lavoro e fuga dal Mezzogiorno

Svimez ha parlato di vero boom del mercato del lavoro con un incremento tra il 2021 e il 2024 dell’8% e un contributo di oltre un terzo al milione e 400mila nuovi occupati rilevati in Italia. E l’aspetto decisamente più significativo è l’aumento dei giovani: gli under 35 nel triennio hanno guadagnato 100mila unità al Sud sui 461mila a livello nazionale. Il tasso di occupazione cresce di più (6,4%), ma resta ancora basso.

La vera emergenza è però la fuga dei giovani. Nei due periodi 2017-2019 e 2022-2024 le migrazioni nella fascia di età tra 25 e 34 anni sono cresciute del 10%. In 135mila negli ultimi tre anni hanno abbandonato l’Italia e 175mila hanno lasciato il Sud per sbarcare nel Nord. Gli under 35 non “emigrano” solo per lavorare, ma anche per studiare. Ma quelli che scelgono di studiare negli atenei meridionali, che sono tornati a essere fortemente attrattivi, una volta laureati cercano occupazione altrove, lasciando un “buco” di 132 miliardi spesi per la loro formazione. Il Sud, nonostante le nuove professionalità nei servizi Ict e nella pubblica amministrazione offerte dal Pnrr, apre opportunità soprattutto nei settori tradizionali dove non sono richieste competenze avanzate. Un problema che, secondo Svimez, si può risolvere attivando filiere produttive ad alta intensità di conoscenza, rafforzando la base industriale innovativa e integrando formazione superiore, ricerca e politiche industriali.

Zes, investimenti, energia green e salari

Promozione per la Zes unica definita “uno dei tentativi più ambiziosi degli ultimi anni di trasformare la politica industriale italiana in chiave territoriale”. E i primi dati, ha sottolineato Svimez, mostrano una macchina amministrativa che ha iniziato a macinare risultati con tempi dimezzati per le autorizzazioni che hanno sbloccato 3,7 miliardi di investimenti attivati soprattutto in Puglia, Campania e Sicilia. Un quarto degli interventi ha interessato l’agroindustria, uno dei settori cardine del sistema produttivo del Sud, seguito dall’automotive.

La Zes viene confermata anche nella legge di Bilancio 2026 e resterà attiva fino al 2028 con un budget di oltre 4 miliardi. Un’altra partita è quella dell’energia green. Per raggiungere i target del Pniec l’unica via è investire nel Mezzogiorno che già oggi produce più energia verde di quanto ne consumi.

Lo sviluppo delle rinnovabili viene indicato come “una formidabile leva per il rilancio industriale e digitale del Sud”. Resta però un nodo che rischia di pregiudicare il futuro: quello dei salari reali che, recita il rapporto, “sono in calo soprattutto nel Mezzogiorno con una perdita del potere d’acquisto del 10,2% (-8,2% nel Centro Nord)”. Particolarmente penalizzate le donne che spuntano contratti part time o temporanei e in settori a bassa remunerazione. La condizione lavorativa femminile resta comunque difficile in tutta Italia: le donne studiano di più, si laureano prima e con voti più alti, ma lavorano di meno e con salari più bassi.

Ci sono anche criticità che arrivano da lontano come le presenze mafiose tra usura e controllo del territorio. Ma anche gli investimenti delle mafie tendono a fuggire preferendo le aree centrali e settentrionali dove finisce l’80% dei 61 miliardi riciclati in 15 anni.

Autonomia differenziata e il monito di Mattarella

Insomma un Sud con molte più luci che ombre. E con un’ipoteca legata all’autonomia differenziata: “le pre-intese che il Governo porta avanti rischiano di aumentare le disuguaglianze, sottraendo risorse e competenze condivise e frammentando i diritti di cittadinanza”. Il rapporto offre dunque un contributo per delineare le strategie future. Lo ha sottolineato il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel messaggio inviato.

“Le analisi elaborate dall’Associazione – ha scritto il Capo dello Stato – fornendo dati e proposte mirate al superamento delle criticità di alcune aree del nostro Paese, sono occasione preziosa per individuare linee di sviluppo per la comunità nazionale, significativo contributo al consolidamento della coesione”.

Una voce delle notizie: da oggi sempre con te!

Accedi a contenuti esclusivi

Potrebbe interessarti

Le rubriche

Mimì

Sport

Primo piano

Nessun risultato

La pagina richiesta non è stata trovata. Affina la tua ricerca, o utilizza la barra di navigazione qui sopra per trovare il post.

EDICOLA