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Stelle sul Mediterraneo, Mezzogiorno locomotiva d’Europa

Il Mezzogiorno accelera più del resto d’Italia: crescita, Pnrr, porti strategici e nuova centralità nel Mediterraneo spingono il Sud: dal bilancio comune alle infrastrutture tutte le sfide al convegno de “l’Altravoce”

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La proposta del nuovo bilancio pluriennale della Commissione europea avviene in un contesto sempre più difficile: l’Europa ha sofferto una sequenza di crisi – quella finanziaria e del debito sovrano, la pandemia da Covid 19, l’invasione russa dell’Ucraina – che ha rimesso in discussione la sostenibilità del modello di crescita dell’Europa e il mix di politiche necessario per sostenerlo.

Si pone oggi per l’Europa il problema della crescita, tema che tocca più di tutti l’Italia, il paese che è cresciuto meno nel mondo in questi ultimi anni.

Prende il via oggi “Connessioni mediterranee”, la due giorni organizzata da “l’Altravoce” e dedicata al nuovo bilancio europeo e alle opportunità di crescita di un Sud che è sempre più come la locomotiva d’Europa. Tanti i panel in programma e gli interventi attesi, a cominciare da quello del vicepresidente della Commissione europea Raffaele Fitto.

Sfide globali e autonomia strategica

In uno scenario in cui autocrazie come la Russia attaccano le certezze delle democrazie liberali ed esplode la competizione strategica, economica e tecnologica tra gli Stati Uniti d’America e la Cina, la competitività e l’autonomia strategica dell’Unione europea diventano elementi essenziali non solo sul piano economico ma anche su quello della sicurezza.

Il Next Generation Eu rappresenta un modello di riferimento concreto per tutti coloro che sognano la costruzione di un bilancio europeo finalmente capace di utilizzare la futura spesa pubblica comune per rilanciare crescita e competitività del vecchio continente dopo anni di stallo, promuovere i beni pubblici europei (salute, energia, ambiente, difesa) finora affidati alla frammentazione dei singoli stati nazionali, spingere lo sviluppo dei territori che soffrono ancora dei ritardi ma danno segnali di grande vitalità come il Mezzogiorno d’Italia.

Risorse europee e coesione

È dunque importante che le risorse europee vengano utilizzate al meglio anche a livello dei territori, non solo per creare lavoro e facilitare l’accesso ai finanziamenti, ma anche per rafforzare la competitività e la coesione sociale e territoriale e dare prospettive alle nuove generazioni. A questi temi è dedicata “Connessioni Mediterranee” la due giorni di dibattiti organizzata dal quotidiano “L’Altravoce” che si apre oggi e continua domani al Museo archeologico di Reggio Calabria. Tra i protagonisti ci sono rappresentanti delle istituzioni europee, nazionali, locali e regionali, economisti e manager d’impresa, studiosi e intellettuali.

Bilancio europeo e capacità fiscale

Interventi che si innestano in un orizzonte sempre più chiaro: in Europa serve finalmente un approccio comune condiviso capace di affrontare anche il tema delle risorse necessarie per garantire i beni pubblici europei a tutti i cittadini dell’Unione. Oggi le dimensioni del bilancio comune europeo sono talmente esigue da rendere impossibile una reale integrazione tra gli stati, la condivisione delle politiche pubbliche principali e il respiro strategico che l’Unione dovrebbe avere sullo scacchiere internazionale.

La creazione di una capacità fiscale comune da inserire in maniera permanente nella struttura dell’Unione economica e monetaria è certamente la strada giusta, ma resta difficile realizzarla per la resistenza dei sovranismi nazionali. Ma una più forte capacità fiscale europea potrebbe far nascere una vera sovranità dell’Unione superando le tradizionali divisioni tra i paesi membri.

Mezzogiorno e sviluppo

Nel quadro appena descritto, il convegno de L’Altravoce a Reggio Calabria è un’occasione di confronto sul futuro del Mezzogiorno: le regioni del Sud Italia sono ancora rallentate da antichi ritardi, ma stanno cogliendo nuove opportunità di sviluppo, grazie anche alle risorse del Pnrr. Tra il 2021 e il 2024, dicono i dati Svimez rilasciati ieri, il pil del Mezzogiorno aumenta dell’8,5%, contro il 5,8% del centro-nord: una delle spinte principali viene proprio dallo stimolo fornito dal Pnrr e dalla chiusura del ciclo 2014-2020 della politica di coesione. Grazie al completamento dei cantieri del Pnrr, il sud dovrebbe continuare a superare il centro-nord nel biennio 2025-2026: la domanda di investimenti pubblici dovrebbe valere 1,7 punti di pil nel Mezzogiorno e 0,7 punti nel centro-nord. Ma che cosa succederà nel 2027?

Il sud come hub strategico

La scommessa che parte oggi da Reggio Calabria è trasformare le regioni del sud da sorelle minori della famiglia europea a “portaerei” del vecchio continente nel Mediterraneo allargato. Il Mezzogiorno d’Italia può diventare un hub economico strategico in grado di relazionarsi con i paesi africani e mediorientali. In questa direzione, i porti di Napoli, Gioia Tauro, Bari, Catania, ecc. insieme con il Ponte sullo Stretto di Messina potranno offrire una spinta straordinaria.

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