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La destra difende il Veneto, sprint su legge elettorale: cosa cambia dopo il voto

Campania e Puglia al centrosinistra, Veneto al centrodestra: eletti Fico, Decaro e Stefani. Clamorosa fuga dalle urne: i non votanti sono quasi il 58%, due milioni in più di 5 anni fa. Cosa cambia dopo i risultati del pareggio delle regionali

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Il terzo turno delle regionali si è concluso come da previsione, due successi fragorosi per il centrosinistra che riconferma le regioni dove governava, Puglia e Campania, e una vittoria altrettanto larga del centrodestra che mantiene il governo del Veneto.

Messo a posto il conteggio, 3-3, ora è il turno però delle analisi e delle riflessioni su cosa non ha funzionato.

Il Veneto immobile

Partiamo dal Veneto, l’unica tessera rimasta saldamente nelle mani della coalizione di governo. Qui il centrodestra non solo conferma la guida della Regione, ma lo fa con un risultato che riscrive i rapporti interni alla maggioranza. La Lega resta primo partito e Luca Zaia rivendica apertamente il peso del radicamento territoriale: «Abbiamo realizzato una mission impossibile, un partito che alle europee aveva il 12-13% oggi vola, vuol dire che la Lega quando si tratta di presentarsi sui territori è ancora il partito di riferimento».

Zaia torna anche sul nodo delle liste e sul tema, molto politico, della sua assenza con un contenitore personale: «Se oggi avessimo avuto la lista Zaia questa maggioranza avrebbe avuto ancora più consiglieri. E si governa con i consiglieri non con le chiacchiere». È un messaggio rivolto agli alleati, soprattutto a Fratelli d’Italia, che nel frattempo incassa la crescita e prepara la trattativa per la giunta: «È stato riconosciuto in modo indiscutibile il consenso nei confronti di Luca Zaia, la prossima giunta vedrà una presenza importante di Fratelli d’Italia, determinante nel condividere le scelte programmatiche», dice il senatore Raffaele Speranzon (FdI).

I ritardi nelle candidature

Dalla vittoria veneta il centrodestra prova a ricavare un argomento chiave per uno dei tre temi di questa fase: il ritardo nelle candidature. La scelta del candidato in Veneto arriva a poco più di un mese dal voto e diventa, a posteriori, una prova difensiva per spiegare le sconfitte altrove: «In Veneto abbiamo vinto pur avendo scelto il candidato 35 giorni prima», osserva Dario Damiani di Forza Italia. Ma il Veneto è anche il laboratorio di un secondo tema: la presunta “spallata” al governo nazionale.

Qui l’interpretazione che arrivava dal centrosinistra viene respinta in blocco. Matteo Salvini è netto: «Qualcuno parlava di spallata al governo. No… il centrodestra in un momento complicato ha tenuto bene e i numeri della Lega sono una grande soddisfazione». Giovanni Donzelli (FdI) rincara da Roma: «Non c’è stato il 5-1 annunciato dalla sinistra ma c’è stato il 3-3, ogni elezione regionale è un voto locale. Il voto sul governo arriverà alle politiche».

La Campania

In Campania, però, il racconto cambia: qui il centrodestra esce sconfitto in una regione dove aveva provato a caricare il voto di un valore nazionale, puntando proprio sull’asse governo-territori. Il risultato non consegna la “spallata” promessa, ma lascia una fotografia interna interessante: Fratelli d’Italia cresce, sebbene il suo risultato sia ampiamente al di sotto delle attese. Edmondo Cirielli tenta di separare bilancio di partito e bilancio di coalizione: «Avremmo voluto fare meglio. Il risultato di FdI è soddisfacente rispetto alle ultime regionali abbiamo raddoppiato passando dal 18 al 37%».

Donzelli insiste sulla lettura comparata: «Il confronto di FdI bisogna farlo con le regionali precedenti, continua a crescere in Campania bisogna sommare la lista Cirielli che di fatto è un’altra lista di FdI». Anche Tajani, rivendicando il risultato azzurro, sceglie toni da ricostruzione più che da resa dei conti: «In Campania siamo a passo da bersagliere stiamo lavorando bene e questo potrà portarci risultati alle prossime politiche». Tradotto: la sconfitta regionale non deve trasformarsi in un referendum sul governo, ma in un passaggio intermedio verso il 2027.

Il caso pugliese

Arriviamo infine in Puglia, dove la coalizione paga la somma dei limiti già visti: candidatura arrivata tardi, difficoltà a scardinare un blocco elettorale consolidato, e un messaggio nazionale poco convincente nella regione simbolo delle liste d’attesa e della sanità come terreno di scontro. Marcello Gemmato respinge l’accusa principale: «La candidatura non è arrivata in ritardo, la Puglia è stata licenziata insieme a Veneto e Campania. Ho fatto questa campagna come se fossi candidato». Ma la frase successiva ammette il nervo scoperto: «Ci assumiamo tutte le nostre responsabilità ma non quella di questo possibile ritardo».

Damiani, con tono più autocritico, spiega cosa è mancato davvero: «Forse, con più tempo, avremmo potuto strutturare meglio le liste ma il blocco elettorale in Puglia è difficile da scardinare». E sul futuro prova a mettere un paletto: «Il trend ci porta attorno al 35%. Ripartiremo da quel 35% per costruire un percorso alternativo». La sconfitta in Puglia, insomma, viene usata più per tracciare una linea di continuità che per aprire una resa dei conti interna.

Le regionali sono un’avvertimento

È qui che si innesta il terzo grande tema: la legge elettorale. Il centrodestra legge l’esito complessivo delle regionali come un avvertimento strategico: con il campo largo più unito, alle politiche la partita rischia di diventare più incerta. Da questo nasce il “cantiere” annunciato da più fonti. Donzelli lo dice esplicitamente: «Va cambiata per assicurare stabilità. Non ci sono dogmi, faremo un confronto sereno perché crediamo che la stabilità serva alla nazione».

L’idea su cui si ragiona è un proporzionale con premio alla coalizione sopra il 40% e, sullo sfondo, l’ipotesi di indicare il candidato premier sulla scheda. La Lega, secondo quanto filtra, vorrebbe tenere i collegi uninominali ma valuta compensazioni; Forza Italia frena sui nomi in scheda ma non chiude alla riforma: «Serve una legge elettorale simile a quella delle regionali: se uno è bravo e ha più voti vince», dice Gasparri.

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