Scontro durissimo sul ddl consenso informato. Il ministro nega che la legge limiti l’educazione sessuale nelle scuole e accusa le opposizioni di strumentalizzare il tema dei femminicidi. Proteste e richieste di scuse da Pd e M5s
Tensione altissima alla Camera durante la discussione sul disegno di legge sul consenso informato. Il ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, è intervenuto per difendere il provvedimento, accusando le opposizioni di “falsità” e suscitando una vera e propria bagarre.
“È stato detto che con questo disegno di legge impediremmo l’educazione sessuale e affettiva nelle scuole. È falso”, ha dichiarato scaldandosi Valditara, spiegando che la norma non limita l’informazione sui rischi delle malattie sessualmente trasmesse. Il ministro si è detto “indignato” per le accuse secondo cui il governo ostacolerebbe la lotta ai femminicidi: “Vergognatevi. Tutto questo non c’è in questa legge”. Le parole hanno scatenato urla e proteste dai banchi delle opposizioni.
“Si scusi con il Parlamento”
La vicepresidente dell’Aula Anna Ascani ha richiamato più volte i deputati al silenzio, mentre dai gruppi del Pd e del M5s si chiedeva al ministro di ritirare le sue parole. “Tenga un contegno degno di un ministro”, ha detto Andrea Casu (Pd). “Quelle parole sono un’offesa al Parlamento”, ha aggiunto Marco Grimaldi (Avs), chiedendo le scuse di Valditara. Andrea Quartini (M5s) ha parlato di “disonore” e minacciato “decisioni diverse” se il ministro non avesse ritrattato.
Valditara: “Le mie erano affermazioni politiche”
Il ministro ha successivamente precisato di non aver voluto offendere i parlamentari: “Le mie erano affermazioni politiche legate all’accusa di non consentire la lotta contro i femminicidi. Ritengo vergognose tali accuse. Teniamo da parte il tema delle violenze di genere, che ci vede tutti dalla stessa parte”. Dopo l’intervento, Valditara ha lasciato l’Aula tra le proteste, invitato dal capogruppo di Forza Italia Paolo Barelli a contribuire a “svelenire il clima”.
In un successivo chiarimento, il ministro ha spiegato che il ddl fa riferimento alle indicazioni nazionali sui programmi scolastici: “Si continua a insegnare educazione sessuale, ma secondo le linee guida ufficiali: differenze tra i sessi, conoscenza dell’apparato riproduttivo, sviluppo puberale e prevenzione delle malattie sessualmente trasmesse”.
Valditara ha poi rivendicato l’impegno del governo per “educare al rispetto e alla corretta relazione, in particolare verso la donna”, ricordando che “il 70% delle scuole ha avviato corsi curriculari di educazione al rispetto e all’empatia relazionale”.
Opposizioni compatte contro il ministro
Il vicecapogruppo Pd Toni Ricciardi ha definito “grave e vile” l’atteggiamento del ministro: “È venuto a fare il gradasso e poi se n’è andato, creando una frattura tra governo e Parlamento su un tema che dovrebbe unirci”. Dura anche Patrizia Prestipino (Pd): “Ha offeso l’opposizione e poi si è voltato, fuggendo dal confronto”. Irene Manzi, capogruppo Pd in Commissione Cultura, ha ricordato che “il testo del ddl esclude in modo esplicito l’educazione sessuale nella scuola primaria”, accusando il governo di “vietare progetti fondamentali di educazione affettiva”.
M5s: Spettacolo indegno”
Dal Movimento 5 Stelle, la deputata Vittoria Baldino ha attaccato: “Il video del ministro che entra solo per insultare e poi se ne va dovrebbe essere mostrato nelle scuole come esempio di irresponsabilità istituzionale”. Stefania Ascari ha aggiunto: “È arrivato con arroganza e violenza verbale inaudita. Dovrebbe vergognarsi lui”.






















