Non solo la domanda supera l’offerta, ma sul versante infermieri la diminuzione del personale è costante e inesorabile. Lo dicono i numeri del test di ammissione ai corsi di laurea in Infermieristica attivi in 41 atenei pubblici, che si sono svolti ieri in tutta Italia, secondo i quali il numero complessivo di domande – 19.000 – non coprirà nell’immediato il numero di posti messi a bando, 20.699. La crisi emerge anche dai dati del Conto Annuale della Ragioneria dello Stato, elaborati dal sindacato degli infermieri Nursing Up, secondo i quali a fronte di una crescita dei medici di quasi 2mila unità dal 2022 al 2023, gli infermieri perdono nello stesso periodo 12.869 (271.063 nel 2023 contro 283.932 nel 2022) e le ostetriche 1.728 unità (11.812 nel 2023 contro 13.540 nel 2022).
Un trend negativo che, numeri alla mano, si è consolidato nel tempo e colpisce in maniera omogenea tutte le professioni di cura, con la quasi certezza di una impossibilità a garantire adeguati livelli di assistenza nei prossimi anni a cittadini sempre più anziani e sempre più bisognosi di cure primarie e non solo. Ciò a fronte del c.d. “inverno demografico” e di un invecchiamento generale della popolazione, che colpiscono rispettivamente il numero degli studenti e quello dei lavoratori del comparto sanitario.
«Il progressivo aumento negli anni della disponibilità di posti, chiesto con forza da Regioni/Province autonome e Ordine professionale, non è andato di pari passo con una analoga crescita di iscrizioni ai test, pur con differenze territoriali, con le regioni del Meridione in cui il rapporto domande/posti si attesta sul valore medio di 1,5 – ha sottolineato Fnopi, la Federazione nazionale Ordini professioni infermieristiche – Se da inizio secolo a oggi i posti a bando sono passati dai 10.614 del 2001 ai 20.699 attuali (di cui 290 di Infermieristica pediatrica), il numero delle domande è stato altalenante: dai picchi del 2010 alle circa 19mila attese quest’anno, al netto dei dati delle 8 università private, in cui i test sono previsti successivamente».
Insomma, un vero e proprio calo di appeal che ha, secondo gli addetti ai lavori, cause strutturali precise, tra cui la mancanza di prospettive concrete di carriera, retribuzioni inadeguate contro responsabilità crescenti, carichi di lavoro eccessivi, difficoltà di conciliare vita lavorativa e familiare, scarso riconoscimento sociale, con limitazioni ancora forti dell’esercizio libero professionale tipico di gran parte delle professioni mediche e sanitarie. «Nel caso specifico poi di Infermieristica – osserva Fnopi – diventa indispensabile ampliare il lasso temporale dedicato alle iscrizioni ai test, pubblicando i bandi con maggiore anticipo (quest’anno c’è stato un mese scarso a disposizione per gli aspiranti infermieri, per giunta a ridosso di Ferragosto) per permettere a studenti e famiglie di individuare nel corso di Infermieristica un’opportunità su cui riflettere e scegliere con ponderazione».
D’altro canto, secondo Fnopi, la professione “resiste”: se nel 2004 erano stati 8.866 a indossare la divisa dopo la triennale abilitante, a distanza di vent’anni, nel 2024, sono saliti a quota 11.404 (+28,6%), con una previsione a 14.500 nel 2027. Numeri comunque insufficienti a colmare il turnover con gli infermieri che man mano vanno in pensione ogni anno, dato stimano attorno alle 25mila unità.
Da questo anno accademico, andrà comunque considerato un altro aspetto, perché per la prima volta a conclusione del “semestre filtro” istituito a Medicina si riverserà su Infermieristica una quota significativa delle migliaia di studenti che andranno fuori graduatoria dopo aver sostenuto gli esami di Chimica, Fisica e Biologia (i posti disponibili a Medicina saranno in ogni caso 24mila e il 20,4% dei 54mila candidati di Medicina ha indicato Infermieristica come prima scelta tra i corsi affini). Tenendo conto anche del meccanismo di immatricolazione al corso di laurea in Infermieristica per coloro che l’hanno opzionata partecipando al test insieme ad altre professioni sanitarie.
Va da sé quindi, che «in questo delicato anno accademico – evidenzia la Fnopi – sarà fondamentale analizzare, oltre il numero attuale dei partecipanti ai test, il numero finale di iscritti al primo anno di Infermieristica. Malgrado il crollo da più parti paventato e dato per scontato, la professione tiene e siamo orgogliosi degli sforzi compiuti con ministeri, Regioni e università per garantire un numero sempre maggiore di posti a bando. Le richieste di accesso non aumentano con la stessa proporzionalità, ma ciò accade nel contesto di un calo demografico che ormai impatta sul numero complessivo di studenti universitari e che ci preoccupa non poco per la tenuta futura del sistema sanitario».
Le soluzioni? Il comparto richiede ancora una volta investimenti strutturali, già da questa legge di bilancio. «Come Fnopi ribadiamo la necessità di dichiarare questa situazione una emergenza nazionale e prevedere, al pari di altri casi emergenziali, provvedimenti immediati, come l’istituzione di una cabina di regia permanente, interministeriale e con poteri speciali, per affrontare i problemi evidenziati prima che sia troppo tardi», ha dichiarato la presidente Barbara Mangiacavalli.


















