Sulla costruzione del campo largo, Elly Schlein è stata chiara: «Il Partito democratico dev’essere testardamente unitario». Il che significa spendersi per un’alleanza strutturale con tutte le forze alternative al centrodestra, da Italia Viva ad Alleanza Verdi e Sinistra passando per il Movimento Cinque Stelle. Il prezzo di questa strategia, però, rischia di essere particolarmente alto. Non solo per il Pd, destinato a smarrire definitivamente la sua anima riformista, ma anche per la Campania, che il centrosinistra ha deciso di affidare alle “cure” di un alfiere del populismo come Roberto Fico.
Per concretizzare la “testarda unitarietà” che dovrebbe consentire al campo largo di difendere la Campania, infatti, Schlein ha dovuto mandare giù non uno ma due rospi. Da una parte, ha accettato senza colpo ferire l’unico candidato indicato dai Cinque Stelle, dopo che questi avevano già individuato l’aspirante governatore della Calabria in Pasquale Tridico e sottoposto a un inverosimile processo mediatico-politico l’indagato Matteo Ricci nelle Marche.
Dall’altra parte, Schlein si è dovuta piegare ai desiderata del governatore campano uscente Vincenzo De Luca che, in cambio del sì alla candidatura di Fico, otterrà l’elezione del figlio Piero a segretario regionale del Pd con la possibilità di presentare un paio di liste alle ormai imminenti regionali e di esprimere almeno un assessore di peso nella futura giunta. Eppure era stata proprio Schlein, all’indomani della sua elezione alla guida del Nazareno, a manifestare la volontà – parole sue – di «estirpare cacicchi e capibastone». Il risultato della politica testardamente unitaria di Schlein, dunque, non è altro che un partito stritolato dal populismo pentastellato e dalla classe dirigente alla quale lei si è contrapposta.Il prezzo di questa decisione, però, rischia di essere insostenibile anche per la Campania.
Il Pd, infatti, sceglie di abbandonare la seconda regione d’Italia al populismo, candidando uno degli apostoli del Reddito di cittadinanza e di tutte quelle misure assistenzialistiche di cui non solo Napoli e dintorni ma l’intero Mezzogiorno dovrebbero essere finalmente liberati.Insomma, la testarda unitarietà praticata da Schlein rafforzerà pure il campo largo consentendogli di giocarsi la partite nelle regioni al voto, ma finirà per indebolire il Pd facendolo apparire come un partito subalterno al Movimento Cinque Stelle e incapace di svincolarsi da logiche di cui la sua stessa segretaria nazionale aveva giurato di volersi liberare. Con buona pace di chi a marzo 2023, sostenendo Schlein, aveva sperato in un profondo rinnovamento.