Passiamo quasi 6 ore al giorno online. Un’app italiana prova a ribaltare il paradigma: niente divieti o blocchi punitivi, ma un percorso di 30 giorni con sfide analogiche per trasformare lo scroll compulsivo in tempo reale recuperato
Mentre passiamo in media 6 ore al giorno online, un’innovativa app italiana lancia una sfida controintuitiva: usare la tecnologia per uscire dalla tecnologia. Niente divieti, ma una serie di sfide, giochi e un piano di 30 giorni per sostituire l’ansia da notifica con il piacere della realtà.
Ormai lo smartphone è l’ultima cosa che vediamo prima di chiudere gli occhi e la prima che cerchiamo sul comodino appena svegli. Promettiamo a noi stessi di guardare “solo una notifica”, e ci ritroviamo un’ora dopo a scorrere video di cose superficiali o vite di perfetti sconosciuti. Non è colpa nostra: è la dopamina. Ma se in Italia passiamo ormai quasi 6 ore al giorno connessi, il confine tra abitudine e dipendenza si è fatto sottile.
Prova il test gratuito e inizia il percorso qui: Analogicdetox.it/
Ansia, insonnia, la famosa “Text Neck” (dolore cervicale) e la sensazione di non avere mai tempo. Sono i sintomi di un’epidemia silenziosa. La cura? Paradossalmente, potrebbe arrivare proprio da un’app. Si chiama Analogic Detox ed è l’anti-social per eccellenza, nata dall’intuizione dello sviluppatore italiano Matteo Piccirilli con un obiettivo ambizioso: non farci buttare il telefono, ma insegnarci a rimetterlo in tasca e riscoprire il piacere di passioni analogiche.
Digital detox, l’alternativa analogica
Fino a ieri, il “Digital Detox” significava misure drastiche: app che bloccano lo schermo, timer punitivi, weekend eremiti senza Wi-Fi. Metodi che falliscono perché, appena finisce il divieto, l’abbuffata digitale ricomincia.
Analogic Detox ribalta le dinamiche. Non toglie, sostituisce. La ricerca dimostra che rimuovere un’abitudine senza sostituirla crea un vuoto che porta alla ricaduta. Il piano offre alternative analogiche che attivano gli stessi circuiti di ricompensa.
Ecco perché l’app funziona come un videogioco a livelli: un percorso guidato di 30 giorni fatto di micro-sfide da 5 minuti. L’obiettivo non è la privazione, ma la riscoperta di piaceri “analogici” dimenticati: ascoltare un vinile dall’inizio alla fine, leggere 10 pagine di carta, scrivere una lettera a mano, vedere un film, riscoprire il piacere di visitare una mostra…
Un Coach (virtuale) per tornare alla realtà
Il cuore del sistema è l’approccio personalizzato. Appena entrati in Analogic Detox, non si viene giudicati. Un questionario intelligente analizza le preferenze, interessi e obiettivi oltre che il livello di stress e dipendenza dell’utente, costruendo un piano su misura. A guidarci c’è l’Analog Coach, un’intelligenza artificiale addestrata non per tenerci incollati allo schermo, ma per spingerci fuori. Ti senti annoiato e stai per aprire TikTok? Il Coach ti suggerisce un’attività alternativa basata sui tuoi interessi reali.
“Brain Snack”: trasformare la noia in cultura
Un’altra importante funzione unica dell’app nasce dall’esigenza di capire che, a volte, abbiamo voglia di distrarci col telefono. Per questo l’app ha introdotto Brain Snack. Invece di scorrere feed infiniti che ci lasciano vuoti, questa funzione permette di scegliere un argomento (storia, scienza, arte e tanti altri) e ricevere “pillole” di approfondimenti/curiosità, complete di mini-giochi per memorizzarle.
Non solo: c’è anche la modalità “Studia i tuoi documenti”, pensata per studenti e professionisti. Carichi i tuoi appunti o dispense e l’app crea quiz personalizzati per aiutarti a ripassare. In questo modo, lo smartphone smette di essere un vampiro di tempo e torna ad essere uno strumento utile per imparare cose nuove in modo attivo, non passivo.
Ma cosa fare una volta spento lo schermo? Qui l’app cambia pelle e diventa una guida culturale. Una sezione intera è dedicata alla “Cultura Analogica”, con suggerimenti curati su vinili iconici, libri fondamentali da avere in libreria, fotografia su pellicola e cinema d’autore.
Non è solo disintossicazione, è un invito a riscoprire forme di esperienza più lente e profonde. E i risultati si vedono: le testimonianze di chi ha completato il percorso raccontano cambiamenti concreti, come aver sostituito lo smartphone al mattino con la lettura o aver instaurato nuovi rituali serali senza schermi.
Quanto ci costa davvero lo “scroll”?
Uno degli strumenti più suggestivi della piattaforma resta il “Calcolatore del costo dello scroll”. Inserendo il proprio stipendio e le ore passate sui social, l’app mostra quanti soldi (e quanta vita) stiamo letteralmente regalando agli algoritmi. Per molti, scoprire di aver perso 15 o 20 ore al mese tempo che si poteva dedicare allo sport, ai figli o a un progetto personale è la molla che fa scattare il cambiamento.
Se la versione base offre un assaggio di consapevolezza, è con il piano completo che avviene la vera trasformazione.
Iniziare il percorso completo costa meno di una pizza, ma restituisce qualcosa che non ha prezzo: il tempo. Chi completa i 30 giorni racconta di aver recuperato fino a 2 ore libere al giorno, di dormire meglio e di aver ritrovato una capacità di concentrazione che credeva persa. In un mondo che fa a gara per rubare la nostra attenzione, riprendersela è l’atto più ribelle (e salutare) che possiamo fare. La sfida è lanciata: siete pronti a scoprire cosa c’è fuori dal display?
Prova il test gratuito e inizia il percorso qui: Analogicdetox.it/


















