Algoritmi, social e intelligenza artificiale influenzano sempre più gli adolescenti. I rischi per minori, famiglie e scuola crescono: servono regole ed educazione digitale
Diventano sempre più numerose le nazioni dove sono state proposte o approvate leggi e regolamentazioni per limitare l’uso ai minori dei dispositivi digitali e delle loro innumerevoli app social e di IA che gli adolescenti utilizzano in maniera eccessiva e spesso nociva. I casi di gravi danni provocati dalle dipendenze dal digitale stanno creando in tante persone preoccupazioni e richieste di interventi seri. Era tempo che questo accadesse, considerando che da alcuni anni diversi esperti avevano segnalato i rischi che si stavano materializzando.
Character.ai, 20 milioni di utenti al mese
Capita sempre più di frequente di ascoltare e leggere di indagini, come quella contro Meta e Character.ai, per l’interazione inappropriata dei chatbot di intelligenza artificiale con tanti ragazzini. Una di queste ha rivelato che i bot di Meta erano coinvolti in chat ‘romantiche’ con minori, mentre un’altra ha segnalato chatbot che si spacciavano per terapisti per adolescenti senza le necessarie protezioni. Character.ai ha oltre 20 milioni di utenti attivi al mese. Un sondaggio tra adolescenti europei e americani ha rivelato che il 35% di loro ha già confidato un problema personale a un chatbot almeno una volta, non per curiosità ma per bisogno emotivo.
Gen Z e Alpha senza paura (e protezione)
La grande maggioranza dei ragazzi delle generazioni Z e Alpha non percepisce i rischi di perdersi tra i reel, i tweet e i post di Instagram, X e TikTok. Anche avere un interlocutore virtuale che agisce come confidente, guida o anche come figura affettiva non è più soltanto argomento di film di fantascienza, è una realtà quotidiana con un’ampia diffusione.
Milioni di giovanissimi interagiscono con questi ‘agenti’ software continuamente, parlano con essi e si fanno consigliare più di quanto facciano con i loro familiari. Questa è una realtà che i genitori e gli educatori gestiscono con difficoltà, ma sono ormai costretti a confrontarsi con essa per cercare di porre un freno a questa enorme influenza digitale che condiziona continuamente la vita degli adolescenti, fino a raggiungere casi estremi come quelli indicati.
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Algoritmi e IA: i nuovi amici
In passato erano gli amici, i compagni di scuola, gli insegnanti, la televisione e i giornali i soggetti che, insieme ai familiari, influenzavano la formazione e le relazioni sociali dei ragazzi. Oggi c’è un nuovo soggetto che più di tutti gli altri, influenza e guida gli adolescenti nei loro anni cruciali di formazione: gli algoritmi di machine learning e di IA generativa che popolano i social media con account gestiti da chatbot capaci di manipolare gli interessi e i desideri dei giovanissimi. Questi sistemi sono usati in maniera massiccia dai ragazzi, anche per fare i compiti di scuola o per affrontare tante questioni personali. Secondo uno studio del Dipartimento Politiche Antidroga e dell’Istituto Superiore di Sanità, circa 700.000 adolescenti nel nostro Paese sono a rischio di sviluppare una dipendenza da social media e da videogiochi.
Le app sono i nuovi genitori
Senza alcun dubbio, oggi i ragazzi stanno diventando sempre più figli degli algoritmi delle grandi piattaforme digitali che figli di genitori in carne e ossa. La quasi totalità degli adolescenti non conoscono le logiche di funzionamento delle procedure software che riempiono le loro app, ma le usano senza alcun filtro.
Non sanno che gli algoritmi dei social vengono modificati continuamente per condizionarli meglio, così quotidianamente si fanno consigliare e influenzare da loro più di quanto lo facciano dai loro genitori. Non sanno ad esempio che gli algoritmi che governano le loro interazioni sulle piattaforme non hanno alcun obiettivo educativo. Al contrario, creano manipolazione e diseducazione per aumentare il loro engagement (il loro coinvolgimento, la loro attenzione) che è moneta sonante per le piattaforme e per la pubblicità.
Chi sono gli ‘hikikomori’
Sono gli algoritmi dei social media e dei chatbot di IA a definire le forme e l’esplicitazione della socialità dei giovani, a produrre e veicolare l’informazione che loro consumano, ad essere attori instancabili della loro (dis)educazione. Sono questi algoritmi, che filtrano il mondo sugli schermi dei loro dispositivi, a dilatare il loro narcisismo, a elaborare la loro empatia, ed accentuare le loro ansie e a rinchiuderli dentro recinti digitali da cui non è semplice liberarsi.
Per una sorta di eterogenesi dei fini, uno strumento nato per connettere le persone, le sta paradossalmente isolando. Le interazioni online spesso sostituiscono quelle fisiche, impoverendo la capacità di gestire le dinamiche relazionali complesse del mondo offline. Portando talvolta a veri e propri fenomeni di ritiro sociale, come quello degli hikikomori, ragazzi che ormai vivono isolati nelle loro camerette continuamente connessi ad Internet e sconnessi dalle loro famiglie.
Agcom: due italiani su tre ignari
Da uno studio di AgCom della scorsa estate, è risultato che due italiani su tre non sono consapevoli del condizionamento algoritmico sulla loro vita quotidiana. Il 48% degli adulti e il 65% degli anziani non hanno alcuna idea del condizionamento degli algoritmi e di come questo viene esercitato. Anche se 8 italiani su 10 forniscono regole di uso dello smartphone ai loro figli, il parental control che limita l’accesso dei minori a contenuti pericolosi è uno strumento molto poco utilizzato. Su un totale di 5,4 milioni di schede SIM in uso a minori, soltanto 1,4 milioni di SIM (il 25%) hanno il parental control attivato. Il restante 75% è lasciato all’uso libero dei ragazzi, con effetti che nel tempo potranno essere gravi.
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Niente smartphone a scuola: serve?
L’attuale anno scolastico è il primo in Italia nel quale i ragazzi non possono usare i loro smartphone durante le ore di lezione. Si tratta di una saggia decisione, ma per renderla più efficace, la scuola dovrebbe anche insegnare ai ragazzi cosa c’è dentro gli smartphone, come usarli utilmente per averne dei benefici pratici senza lasciarsi manipolare dai loro software. Bisogna creare programmi diffusi di educazione digitale, come fosse una nuova educazione civica, che aiutino i ragazzi a comprendere come agiscono gli algoritmi per influenzarli nei loro pensieri quotidiani.
Infatti, le piattaforme social e i sistemi di IA generativa, attraverso i loro algoritmi, agiscono come una gigantesca rete opaca che seleziona, amplifica e occulta informazioni, suggerimenti, contenuti che nei fatti costruiscono una realtà percepita che diverge dalla realtà oggettiva e si impone su di essa con effetti di straniamento, di disturbo, di manipolazione e di malessere personale e sociale.
Diritti civili e piattaforme
Se la maturazione personale e i diritti civili oggi si esprimono e si realizzano sempre di più online, l’apprendimento e l’uso dei nuovi media non può essere affidato ai padroni delle piattaforme, delle app e ai loro algoritmi. Devono essere invece regolati da politiche pubbliche fondate sul ruolo primario della scuola e delle famiglie. Questi soggetti devono essere in grado di comprendere la gigantesca trasformazione digitale in atto e agire con metodo per aiutare i ragazzi ad affrontarla senza diventarne le vittime principali. Questo purtroppo attualmente non sta avvenendo, se non in misura marginale, e gli effetti deleteri dell’abuso generalizzato del digitale e la sua continua diffusione di contenuti pericolosi sta generando dipendenze, ansie, debolezze psichiche, bullismo digitale e altre forme di malessere.
IA: il nuovo modo di ragionare
I sistemi informatici e in particolare i sistemi di IA che governano i social media, non sono soltanto nuovi strumenti. Sono nuovi linguaggi, nuovi modi di ragionare. Costruiscono una nuova realtà che sta fornendo modi straordinari di esistere e di risolvere problemi.
Tuttavia, allo stesso tempo sono nuovi paradigmi capaci di manipolare e confondere tanti che non ne conoscono le logiche di funzionamento, i veri obiettivi e le forme espressive. Le famiglie, le istituzioni e le agenzie formative devono intervenire con decisione per guidare e regolare l’educazione e l’uso di questi sistemi algoritmici con i quali ormai i ragazzi convivono quotidianamente e dai quali si fanno troppo spesso influenzare negativamente.
*Professore ordinario di sistemi di elaborazione delle informazioni presso l’Università della Calabria


















