8 Gennaio 2026

Direttore: Alessandro Barbano

7 Gen, 2026

IA e lavoro, l’alleanza che rende

Nuove competenze e abilità inedite dall’Intelligenza artificiale, che non può sostituire empatia e ascolto


Il mondo del lavoro attraverserà una trasformazione senza precedenti. La diffusione dell’intelligenza artificiale generativa, l’automazione crescente e l’evoluzione tecnologica stanno infatti creando opportunità inedite, ma anche sfide complesse che richiedono attenzione, non solo da parte degli analisti, ma anche dei lavoratori stessi. Secondo il “Future of Jobs Report 2025” del World Economic Forum, entro il 2030 oltre la metà delle competenze attuali diventerà obsoleta, mentre emergeranno nuove professioni che oggi possiamo appena immaginare. Contrariamente ai timori più diffusi, l’intelligenza artificiale non sembra destinata a cancellare il lavoro umano, ma a ridefinirlo profondamente. Lo studio del WEF evidenzia come nessuna delle oltre 2.800 competenze analizzate mostri una “capacità molto alta” di essere sostituita dall’AI generativa. Il 69% presenta addirittura una capacità bassa o molto bassa di sostituzione.

Empatia e ascolto sono insostituibili

Le abilità più tipicamente umane, quelle basate su empatia, ascolto attivo e capacità di elaborazione sensoriale, rimarranno insostituibili. È invece il 28,5% delle competenze a mostrare una moderata capacità di sostituzione, concentrate principalmente in ambiti come machine learning, lettura, scrittura, matematica e multilinguismo. Strumenti come ChatGPT, Claude o Gemini dovranno essere considerati come nuovi colleghi con cui interagire, non più minacce da temere. L’errore più comune è approcciare l’IA solo da un punto di vista tecnico, quando invece le soft skills diventano determinanti: creatività, spirito critico, condivisione delle emozioni e della conoscenza.

Politecnico di Torino: i lavori essenziali non spariranno

Secondo Paolo Neirotti, direttore della scuola Master del Politecnico di Torino, «i lavori essenziali non spariranno per tre ragioni: in primo luogo, hanno una natura materiale e sono fondati su compiti spesso manuali meno automatizzabili. In secondo luogo alcuni di questi lavori sono contraddistinti da salari bassi che non spingono a cercare soluzioni basate sull’intelligenza artificiale. Infine in molti di questi comparti l’occupazione cresce perché la distruzione creatrice di Internet sta dirottando molta della domanda su un approccio più centralizzato al commercio, con una crescita degli operatori di logistica e trasporti».

Dirigenti, per il 70% l’IA è indispensabile


In valori assoluti, insomma, saranno proprio i mestieri “essenziali”, perché presentano una natura materiale e compiti manuali, quelli meno automatizzabili. Nel quinquennio 2025-2030, le competenze destinate a crescere di importanza includono flessibilità, agilità, curiosità, apprendimento continuo, alfabetizzazione tecnologica e programmazione, ma soprattutto leadership, pensiero sistemico, motivazione e autoconsapevolezza. Secondo una ricerca condotta da Capgemini Institute, oltre il 70% dei dirigenti considera l’intelligenza emotiva un’abilità indispensabile per il futuro del lavoro ed è per questo motivo che le competenze umano-centriche diventeranno sempre più rilevanti.


Il ritorno dei mestieri tecnici e artigianali

Se l’IA ridefinisce i confini del lavoro cognitivo, vengono invece riscoperti i mestieri tecnici e artigianali. Per anni, l’idea di carriera di successo è stata associata quasi esclusivamente a un percorso universitario e a un lavoro d’ufficio, mentre i mestieri manuali venivano percepiti come scelte di ripiego. Oggi lo scenario si è completamente ribaltato ed emerge un divario di competenze: mentre molti giovani si sono concentrati su percorsi accademici, le aziende faticano enormemente a trovare operai specializzati come saldatori, manutentori o agricoltori qualificati. Questa carenza, com’era prevedibile, ha fatto schizzare alle stelle la domanda e il valore di queste figure professionali. La tecnologia non solo non ha sostituito questi mestieri, ma li ha anche potenziati: un manutentore del verde oggi progetta irrigazioni smart, un operatore agricolo usa i droni e un saldatore lavora con macchinari di altissima precisione. L’artigiano moderno non è più l’apprendista di bottega di una volta, ma un professionista altamente qualificato che deve possedere un mix di abilità manuali, conoscenze tecniche e competenze digitali.


Macchine e umani, il talento minotauro

Come rimanere, allora, competitivi sul mercato del lavoro del presente e del futuro? Secondo Francesco Marino, cofounder di Cosmico – l’azienda che mette in contatto oltre 25mila freelance – sarà indispensabile saper integrare diverse competenze: «Dovremo essere dei “talenti minotauri”, ovvero avere una mentalità ibrida (umano + macchina), solide basi in tecnologie digitali, programmazione, data science e AI, oltre alla capacità di apprendere rapidamente nuovi strumenti». A confermare questo trend è anche un’indagine di Adzuna (“Unlocking Britain’s Talent”), l’utilizzo dell’IA potrebbe portare a retribuzioni più alte, soprattutto per alcune categorie professionali. Già oggi, negli USA, dove il mercato dell’IA si avvicina alla piena espansione, i lavori a essa correlati offrono stipendi più alti rispetto ad altre retribuzioni (fino al +77%).

Entro il 2030 oltre 170 milioni di nuovi posti di lavoro

Grazie alle nuove tecnologie, inoltre, entro il 2030 secondo il WEF si creeranno oltre 170 milioni di nuovi posti di lavoro, contro una perdita di 92 milioni, con un incremento netto di 78 milioni (pari al 7% dell’occupazione attuale). Tra le professioni emergenti troviamo: nel settore tecnologico, data scientist e specialisti di big data, ingegneri di machine learning, esperti di cybersecurity, sviluppatori di blockchain e specialisti di computer vision; nel settore artigiano e tecnico operatori di saldatura specializzati, manutentori del verde con competenze in irrigazione smart, agricoltori qualificati nell’uso di tecnologie di precisione; nei servizi essenziali, operatori socio-sanitari, addetti alla logistica e al delivery e professionisti della cura alla persona.

La sfida: nuovi processi e modelli di business


La vera sfida, perciò, sarà lavorare sulla revisione dei processi e dei modelli di business, per gestire al meglio le interdipendenze tra compiti umani e automatizzati dall’IA. Il management dovrà affrontare cambiamenti sistemici, di tipo organizzativo, culturale e di business, ma molte aziende non hanno ancora chiara la direzione da seguire. La formazione, a tutti i livelli, diventa quindi il ponte essenziale verso i mestieri del futuro. Non più un percorso lineare concluso con un diploma o una laurea, ma un processo continuo di aggiornamento e riqualificazione.

Le piattaforme che ci aiutano nella formazione

Piattaforme come The Future Play, definita la prima “Virtual School AI Based” in Italia, raccolgono oltre 200 microcorsi dedicati alle professioni emergenti, con formule flessibili pensate per chi lavora. E non finisce qui: già oggi esistono oltre 28mila intelligenze artificiali che potrebbero radicalmente cambiare il modo di fare impresa, ma solo pochissimi le conoscono e le adottano. Il vero cambiamento potrebbe arrivare dalle nuove generazioni, native digitali, e dalla capacità di far convivere davvero l’intelligenza umana e quella artificiale, tra competenze tecnologiche e abilità manuali specializzate. Non esiste una formula magica, ma la direzione è chiara: sarà necessario investire nelle competenze squisitamente umane, abbracciare l’apprendimento continuo fino a fare un processo lifelong, sviluppare una mentalità ibrida e imparare facendo, da subito.
L’IA non è una minaccia da cui difendersi, ma un’opportunità da saper cogliere. La domanda non è se cambierà il mondo del lavoro, ma se saremo pronti ad evolvere insieme a lui.

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