Oltre mille nuove voci nello Zingarelli 2026 raccontano cambiamenti sociali, culturali e politici: le parole che spiegano come abitiamo il presente
Sono oltre mille le nuove voci entrate nel dizionario Zingarelli 2026 e riflettono i cambiamenti della nostra società, con le sue contraddizioni, le influenze culturali e le tendenze. La lingua, d’altronde, non resta mai immutata: si adatta, si contamina, accoglie neologismi e prestiti linguistici seguendo il ritmo dettato dalla contemporaneità, riconoscendo fenomeni e innovazioni che meritano d’essere nominati e tramandati. Il dizionario si fa così archivio vivente del pensare contemporaneo, prezioso non solo per chi scrive, ma per chiunque voglia comprendere quale mondo stiamo costruendo, una parola per volta.
Le parole dei più giovani e delle relazioni
Conoscere e saper utilizzare termini come flexare, ghostare o whatsappare diventa indispensabile per rapportarsi correttamente con i più giovani. Gaslighting, invece, è un termine psicologico che si fa lente d’ingrandimento sulle manipolazioni quotidiane, sulle dinamiche di potere e sulle relazioni tossiche. Bromance racconta poi qualcosa di tenero, cioè l’amicizia tra uomini, profonda e libera da implicazioni romantiche; omo sociale, mutuato dalla sociologia, descrive una particolare tipologia di relazione e interazione sociale, di natura non romantica né sessuale, tra due o più persone dello stesso sesso.
Povertà, diseguaglianze e nuove sensibilità
Particolarmente significativa è l’introduzione del neologismo aporofobia, che descrive la paura o repulsione nei confronti dei poveri e, in generale, della povertà. Significativo, senza dubbio, se teniamo conto del Rapporto Istat, su dati 2024, secondo cui, nel bel Paese, vivono in stato di povertà assoluta 5,7 milioni di persone, cioè il 9,8% della popolazione.
Città che cambiano e nostalgia del passato
Il dizionario registra anche come cambiano i luoghi: ecco, perciò, l’introduzione del verbo turistificare, che racconta di città che si trasformano per piacere ai visitatori, sacrificando così la loro stessa identità. Quando, poi, il turismo si fa sistema cannibale, nasce il termine turistificio, che è al tempo stesso constatazione e denuncia. A questo si affianca la diffusione di retromania, cioè un atteggiamento di nostalgia e di appassionato interesse per il passato o per ciò che appartiene al passato. Nel mondo del gaming arriva il retrogaming, inteso come il settore e la pratica dei videogiochi del passato, attraverso dispositivi originali o emulatori.
Territori, tradizioni e linguaggi locali
Non potevano mancare parole radicate con il territorio: ecco allora il romanesco friccicarello, che fa riferimento a qualcosa di energico e vitale, e il cicchetto veneto, il piccolo stuzzichino tradizionale dei bacari, le osterie veneziane, un bocconcino che viene accompagnato da un bicchiere di buon vino o prosecco. Arriva invece dalla Sicilia occidentale la busiata, una pasta di forma elicoidale che porta con sé un racconto di manualità e tradizione.
Sport, motori e immaginario italiano
Dallo sport, ecco lo scavetto, un gesto tecnico audace; dal tennis, breccare, il verbo che descrive il momento in cui un giocatore strappa il servizio all’avversario. Già diffusissimo, ora attestato anche nel dizionario, è il rosso Ferrari: non solo una sfumatura inconfondibile, per appassionati dei motori e non, ma un simbolo di velocità, passione e orgoglio tutto italiano.
Le parole dell’anno secondo Treccani
Anche Il libro dell’anno 2025 di Treccani offre uno spaccato interessante sulla lingua italiana. Oltre agli eventi che hanno segnato l’anno che sta finendo, nella sezione “Le parole dell’anno” sono raccolti i neologismi e le espressioni che hanno avuto un peso determinante negli ultimi dodici mesi, anche sulla nostra lingua.
Politica, conflitti e linguaggio pubblico
Molte delle nuove parole sono legate alla politica: tra tutte, pro-Pal, cioè chi sostiene la causa politica del popolo palestinese, sumud che indica resilienza, resistenza, speranza nel futuro, solidarietà, intesi come valori culturali e politici dei palestinesi che intendono restare nelle terre dove abitano, ma anche affidopoli cioè il presunto scandalo dello scorretto affidamento diretto di appalti e maranza, negli usi attuali giovane che fa parte di comitive o gruppi di strada chiassosi, caratterizzati da atteggiamenti smargiassi e sguaiati e con la tendenza ad attaccar briga.
Tecnologia, intelligenza artificiale e potere
Indubbio è stato il contributo dell’intelligenza artificiale al linguaggio tecnologico, che è oggi arricchito da broligarchia, la ristretta cerchia di uomini ricchi e potenti, rappresentanti delle grandi aziende nell’ambito delle tecnologie più avanzate, competitive e innovative, che condizionano o minano a condizionare gli orientamenti politici e le scelte dei governi, e nudificazione, cioè creazione abusiva e illegale di falsi nudi, perlopiù femminili.
Economia, scandali e nuovi conflitti
In ambito economico si sono diffusi termini come bullismo economico, in senso fortemente polemico azione di sopraffazione esercitata con l’intento di imporre condizioni sfavorevoli agli altri attori attivi sulla scena economica o finanziaria, e controdazio, il dazio che colpisce come strumento di ritorsione, seguiti da cryptogate, lo scandalo legato all’emissione di criptovalute.
Letteratura, gossip e immaginario pop
In letteratura arriva il romantasy, genere di narrativa che intreccia storie d’amore appassionate e temi tipici del fantasy avventuroso; dal gossip, la diffusione di occhi spaccanti, occhi bellissimi che sprigionano uno sguardo intenso, come sa bene Raul Bova, che ha persino depositato il marchio.
Le parole come responsabilità collettiva
Le parole elencate hanno fotografato momenti ed eventi che hanno avuto maggiore rilevanza nell’uso comune oppure sulla stampa. Solo il tempo dirà se continueranno a far parte dei dizionari oppure saranno sostituite da altri termini, ma una cosa è certa: stiamo attraversando un periodo complesso, di forti contraddizioni, e lo sguardo ampio e al tempo stesso rigoroso dei linguisti ci restituisce una fotografia nitida del nostro tempo, del nostro parlare e del nostro sentire. La lingua resta quindi uno strumento di osservazione e di responsabilità.
Le parole non arrivano mai per caso: rispondono a bisogni sociali, culturali, politici. Alcune colmano vuoti semantici, altre intercettano tendenze, altre ancora mettono a fuoco diseguaglianze, fragilità o fenomeni che preferiremmo ignorare. Il lavoro degli studiosi non è un esercizio di stile, ma un presidio culturale: registra ciò che accade, concede spazio a ciò che entra nel dibattito pubblico, archivia il non detto e formalizza ciò che si è già stabilito nell’uso.
Per questo, sfogliare un dizionario non significa ripassare definizioni: significa misurare lo stato del discorso pubblico. Ogni ingresso racconta qualcosa del nostro modo di abitare il presente, esattamente come la scomparsa di una voce testimonia un cambiamento di priorità. Le prossime stagioni linguistiche dipenderanno dalla nostra capacità di riconoscere il valore delle parole, di usarle con consapevolezza e di interrogare ciò che rappresentano. Perché ciò che nominiamo esiste.


















