La premier Giorgia Meloni vola nel Golfo nel pieno della crisi in Iran: incontri con i leader di Arabia Saudita, Emirati e Qatar per rafforzare la sicurezza energetica italiana
L’emergenza bollette è tamponata. Ma non basta. La situazione è critica, i tempi della guerra incerti. La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, terminato il consiglio dei ministri che ha prorogato al primo maggio il taglio delle accise sui carburanti, è volata (a sorpresa) nel Golfo Persico, area strategica per il petrolio e il gas, per “rafforzare la sicurezza energetica nazionale”.
La missione nel Golfo
Il governo dunque si muove a tutto campo cercando sponde per arginare l’emergenza energetica in quei Paesi determinanti per le forniture e i prezzi. Nel breve termine con il decreto legge varato si offre un’ulteriore boccata di ossigeno. È stato infatti allungato di un altro mese lo sconto di 25 centesimi al litro sulla benzina e di 12 cent al chilo sul Gpl.
Credito d’imposta anche all’agricoltura
Il provvedimento (proposto dalla premier e dai ministri dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti, dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, dell’Agricoltura e Sovranità alimentare e Foreste, Francesco Lollobrigida, e degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Antonio Tajani) oltre allo slittamento delle misure contiene anche l’estensione alle aziende agricole del credito di imposta al 20% (utilizzabile in compensazione entro il 31 dicembre 2026) previsto nella prima edizione solo per le imprese del trasporto e della pesca.
Il messaggio di Meloni
«Una misura necessaria – ha affermato la premier Meloni – per fronteggiare una fase particolarmente delicata, segnata da tensioni internazionali che stanno producendo effetti concreti sui costi dell’energia e sull’economia. Sappiamo che il quadro resta complesso. Per questo il Governo continuerà a monitorare con la massima attenzione l’evoluzione dello scenario internazionale e a lavorare su ogni intervento necessario a proteggere famiglie, imprese e lavoro».
I 500 milioni del decreto
La spesa complessiva del decreto è di 500 milioni che provengono, come ha spiegato il ministro dell’Economia, dall’extra gettito Iva maturato in queste settimane per 200 milioni, mentre gli altri 300 milioni sono stati rastrellati dagli Ets, il sistema europeo sulle emissioni di CO2 che la premier voleva che Bruxelles sospendesse. Per quanto riguarda il capitolo Ets, Giorgetti ha sottolineato che si tratta di «risorse che non erano state ancora utilizzate, avendo premura di non toccare quelle originariamente destinate al sollievo degli energivori».
Ma su quello che avverrà domani non c’è certezza. «Eventi geopolitici che non dipendono ovviamente da noi – ha aggiunto il titolare del ministero dell’Economia – ci suggeriranno eventuali altri tipi di interventi rispetto ad una situazione che oggettivamente è molto complicata sotto ogni aspetto, anche quello economico».
Il salvadanaio è vuoto
Per ora infatti i finanziamenti sono stati trovati, ma il salvadanaio è ormai vuoto. E se il conflitto, con tutte le pesanti conseguenze sul commercio e sugli approvvigionamenti di petrolio e gas, dovesse proseguire «una riflessione a livello europeo sarà inevitabile». Che tradotto significa calare sul tavolo europeo la carta dell’allentamento dei vincoli del 3% imposti dal patto di stabilità.
L’avvertimento di Giorgetti
«Ho espresso questa mia riflessione già all’inizio del conflitto – ha detto il ministro – l’ho ribadita all’Eurogruppo, lo farò in qualsiasi consesso internazionale in cui parteciperò, perché questa è la realtà. Il tema della durata del conflitto produrrà conseguenze sia sulle politiche monetarie sia su quella fiscale dei Paesi che subiscono questi effetti».
Bruxelles frena
Ma a gelare l’idea è stata a stretto giro l’Unione europea. Bruxelles ha chiarito infatti che «la clausola generale di salvaguardia del Patto di stabilità e crescita, che consente agli Stati membri di discostarsi dal loro percorso di spesa netta, può essere attivata solo in caso di grave recessione economica nell’area dell’euro o nell’Ue nel suo complesso. Stiamo monitorando attentamente la situazione instabile in Medio Oriente, ma non ci troviamo in questo scenario».
Il quadro è complesso. Intanto il decreto legge varato dal Governo incassa commenti di diverso tenore. Scontata la soddisfazione della Lega che per bocca del relatore del provvedimento e capogruppo nella commissione Finanze del Senato, Stefano Borghesi, ha commentato: «nella stessa settimana che ha visto la conferma di Transizione 5.0 e importanti misure per le imprese, ecco un nuovo intervento del ministro Giorgetti nell’interesse dei cittadini italiani».
Per le opposizioni si tratta invece di misure insufficienti, senza visione e coraggio. Davide Faraone, vice presidente di Iv, ha sostenuto che «il governo prende tempo in attesa di un miracolo carburanti».
Il rischio benzina a tre euro
Bocciatura da parte del presidente dei senatori del Pd, Francesco Boccia: «un’altra toppa che proroga di un mese le misure già adottate. Alla fine di questo mese cosa succederà? Il ministro Giorgetti ha lanciato l’allarme sui conti: le risorse per gli aiuti si sono esaurite. Rischiamo, parole sue, la benzina a tre euro».
E anche le organizzazioni produttive sono divise. Confcommercio ha lamentato che non è arrivato alcun aiuto al trasporto professionale, settore al collasso.
Consumatori critici
E anche le associazioni dei consumatori non vedono prospettive favorevoli. Il Codacons ritiene che il decreto non sia sufficiente «a riportare i listini dei carburanti a livelli accettabili». Per l’Unione Nazionale Consumatori si tratta di un «taglio inadeguato per il gasolio. È grave non aver alzato lo sconto sul gasolio, che oggi nella rete stradale si vende in media esattamente a 2,1 euro al litro».
A battere le mani la Conferenza delle Regioni che ha apprezzato sia la proroga del taglio delle accise sia gli aiuti al settore agricolo. Tutte le organizzazioni agricole hanno promosso a pieni voti il sostegno all’agricoltura.
L’allarme Coldiretti
Per Coldiretti così si salvano le semine primaverili e l’annata agraria. La richiesta era stata avanzata al ministro Lollobrigida, intervenuto giovedì scorso a Firenze all’incontro con i vertici, il presidente Ettore Prandini e il segretario generale, Vincenzo Gesmundo, in occasione della mobilitazione dei produttori.
Gasolio e fertilizzanti alle stelle
Il caro gasolio, unito ai rincari dei fertilizzanti (l’urea ha fatto registrare un nuovo balzo in avanti a 835 euro a tonnellata, contro i 585 di prima della guerra), ha denunciato Coldiretti, «rischia di bloccare l’annata agraria proprio alla vigilia delle semine primaverili.
In questa fase l’uso delle macchine agricole è indispensabile per le operazioni di preparazione dei terreni e l’agricoltura italiana non può permettersi di far restare i trattori nei capannoni». L’agricoltura è fortemente dipendente dal gasolio agricolo: nel 2025 le vendite hanno raggiunto 2 miliardi di litri, il 90% destinato all’agricoltura, il resto alla pesca.


















