20 Marzo 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

20 Mar, 2026

Buti: «Senza forza interna l’Europa non conta nel mondo»

Marco Buti

A Feuromed l’economista Marco Buti avverte: senza coerenza e forza interna l’Europa non può pesare nello scenario globale, tra sfide energetiche e nuovi equilibri geopolitici


Un’Europa più forte dentro per essere credibile fuori. «Raggiungere una buona autonomia interna per poter poi esportare e far pesare la potenza dell’Europa fuori». È questa la linea indicata dall’economista Marco Buti, itolare della cattedra Tommaso Padoa-Schioppa, Istituto Universitario, che in occasione di Feuromed invita l’Unione europea a compiere un salto di qualità verso una vera «sovranità strategica», da acquisire attraverso il coordinamento tra politiche interne ed estere, evitando però etichette come “neosovranismo”.

Il punto di partenza è chiaro: senza coerenza tra politiche interne ed esterne, l’autonomia europea resta un obiettivo irraggiungibile.

«La freccia va dall’agenda domestica a quella internazionale», spiega Buti, sottolineando la necessità di «lavorare su una politica industriale che sia, come dire, non di tipo settoriale ma strategico, rafforzando e investendo in beni pubblici comuni nella sicurezza e dalla difesa all’economia. Il leitmotiv è il rapporto Draghi e il rapporto Letta con la formula del federalismo pragmatico. Adesso bisogna riformare, credo che sia fondamentale, il bilancio pubblico europeo». In questo quadro, strumenti come gli Eurobond tornano centrali. «Il bilancio Ue, fermo a poco più dell’1% del Pil, è insufficiente. Servono risorse comuni per finanziare le priorità strategiche», osserva ricordando come il tabù sia già stato superato con il Next Generation Eu. Anche le resistenze dei Paesi del Nord potrebbero attenuarsi di fronte alle nuove tensioni geopolitiche.

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Il quadro globale

Tra queste, il nodo energetico resta cruciale. La transizione verde non è solo una scelta ambientale, ma una leva di competitività. «L’Europa non può permettersi passi indietro: dipendere da fonti esterne significa esporsi a shock continui», avverte Buti richiamando la lezione della crisi del 2022 dopo l’invasione russa dell’Ucraina. «La sostenibilità ambientale, è una condizione essenziale per la competitività futura per scongiurare la vulnerabilità economica europea causata dagli shock energetici globali». Le tensioni in Medio Oriente, con il rischio di un’escalation che coinvolga snodi energetici strategici, rafforzano questa urgenza. «Dobbiamo prepararci a crisi persistenti e ragionare nel medio-lungo periodo», sottolinea Buti, criticando un approccio europeo troppo concentrato sull’emergenza.

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Le medie potenze

Sul piano globale, l’Europa non può competere come superpotenza con Stati Uniti e Cina, ma può giocare un ruolo decisivo tra le «medie potenze», facendo leva su multilateralismo e stato di diritto proprio per bilanciare il duopolio tra Cina e Stati Uniti. «È una risorsa sempre più rara e quindi sempre più preziosa», afferma.

Una strategia che passa anche dall’apertura commerciale, dagli accordi con il Mercosur all’India, ma che richiede prima di tutto unità interna. Infine, il rapporto con Washington – soprattutto in uno scenario segnato dall’imprevedibilità di Donald Trump – impone un cambio di approccio: «Non bisogna negoziare partendo da scenari ottimistici né considerare gli accordi come definitivi». La lezione, conclude Buti, è che solo una posizione ferma e coerente può evitare che l’Europa resti schiacciata tra le grandi potenze.

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