19 Marzo 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

19 Mar, 2026

Feuromed, Ponte sullo Stretto: lavori al via dopo l’estate

Ponte sullo Stretto

Il progetto accelera: dopo l’ok definitivo atteso nei prossimi mesi, i lavori del Ponte sullo Stretto potrebbero partire già dopo l’estate. A Feuromed il punto su tempi e benefici economici


Il Ponte sullo Stretto si farà e rappresenterà un importante tassello nella crescita competitiva non solo della Sicilia, ma anche dell’Italia e dell’Europa. Soprattutto in un’ottica strategica di un rapporto sempre più stretto del Vecchio Continente con i paesi del Mediterraneo e con l’Africa.

È il messaggio che arriva dal dibattito su “Trasporti e logistica come volano della crescita” che ha animato il primo dei tre giorni di Feuromed.

IL PROGRAMMA DI FEUROMED

«Le infrastrutture sono un importante strumento di rilancio delle economie, ma in questo campo l’Italia non ha ancora manifestato tutte le sue potenzialità. Visto che gli investimenti infrastrutturali privati sono al 2% del Pil e quelli pubblici al 5%, mentre le medie europee sono rispettivamente del 3% e del 7%. In quest’ottica, il Ponte sullo Stretto può rappresentare una grande opportunità» afferma Valerio Mele, direttore tecnico della Società Stretto di Messina, che aggiunge:

«Dall’approvazione del decreto 35 nel 2023, il progetto è andato avanti: è stato aggiornato e ha ottenuto le autorizzazioni necessarie. In tempi brevi contiamo di superare anche lo stop dalla Corte dei Conti sulla delibera Cipess, che dava il via libera anche sul piano economico e finanziario».

Mele prevede che la nuova delibera del Cipess possa arrivare a giugno. E che, dopo l’ok della Corte dei Conti, entro ottobre si possa avviare la fase realizzativa.

Messina e Reggio Calabria unica area metropolitana

«Un ponte sospeso con campata unica di 3.300 metri non è solo una straordinaria opera di ingegneria, ma si inserisce in un sistema di collegamenti, con 20 chilometri di ferrovie e 20 di strade che lo connettono con la rete esistente. I tempi di attraversamento saranno ridotti di circa un’ora per le macchine e di quasi due per i treni. Inoltre, Messina e Reggio Calabria diventeranno di fatto un’unica area metropolitana, con possibilità di condividere tanti servizi».

Tra gli effetti più immediati, «si stima un incremento di Pil di 23 miliardi di euro nella fase di realizzazione dell’opera, con l’impegno di circa 120mila unità lavorative annue. Il Ponte, inoltre, porterà benefici in termini di produttività non solo per Sicilia, il Sud e l’Italia, ma per l’intera Europa. Visto che va a completare il corridoio Scandinavo-Mediterraneo che parte in Finlandia».

Il ruolo strategico del Mezzogiorno

D’accordo Leandra D’Antone, professoressa senior di Storia contemporanea dell’Università La Sapienza di Roma. «Quest’opera costringe a ripensare tutto il disegno delle reti connesse che, in presenza del Ponte, si configurano nella direzione di un grande corridoio», spiega. «Determina l’assoluta centralità del Mezzogiorno per tutta l’Europa: una potenzialità che invece, con l’attuale configurazione, non si esprime al massimo. Quindi, il Meridione non deve essere considerato un problema, ma un pezzo di Paese con risorse enormi, che sono però pienamente spendibili solo se è connesso».

E anche la discussione sull’utilità o meno di estendere l’alta velocità fino a Reggio Calabria, secondo Agostino Nuzzolo, ordinario di Ingegneria dei Trasporti dell’Università di Roma Tor Vergata, «non si può fare ignorando il Ponte. Perché gli scenari con o senza la sua costruzione sono completamente diversi. Con il Ponte la redditività dell’alta velocità in questa tratta aumenterebbe di molto: ci sarebbero tanti utenti in più e raddoppierebbe il numero di treni sulla linea, quindi diventerebbe più conveniente realizzarla».

Infrastrutture e sviluppo del Sud

Soffermandosi sull’insufficienza infrastrutturale del Meridione, l’economista Claudio De Vincenti, già ministro della Coesione territoriale e del Mezzogiorno, sottolinea «tre temi centrali. Il primo sono i collegamenti tra le città meridionali, il secondo quello delle aree interne e il terzo è il ruolo che il Mezzogiorno può giocare come punto di ingresso dei grandi flussi commerciali».

Sul primo punto, afferma: «Adesso finalmente si sta realizzando l’alta velocità e alta capacità Napoli-Bari. ma storicamente sono stati sempre più sviluppati i collegamenti sull’asse Nord-Sud, per cui da Napoli era più facile andare a Milano che a Bari, e da Palermo più agevole andare a Roma che a Catania.

Nel Centro-Nord, invece, queste connessioni tra le città sono un punto forte che regge la dinamica economica settentrionale» spiega De Vincenti. Che aggiunge: «Indispensabile, però, è anche realizzare reti secondarie che attivino un processo di densificazione delle aree interne, a supporto dei bisogni sia dei cittadini che del tessuto economico e industriale».

E, se è vero che il Mediterraneo può rappresentare «il grande snodo dei flussi commerciali tra l’Europa e l’Est e il Sud del mondo», il Mezzogiorno può svolgere una funzione fondamentale. Sia sul piano energetico che logistico «A patto che – sottolinea l’ex ministro – si mettano in campo strumenti di politica economica».

Tra questi cita gli Accordi per la coesione, «che funzioneranno solo se ci sarà un’interazione forte tra governo, Regioni ed enti locali». Ma anche la Zes unica, «che, però, ha un po’ perso di vista la centralità di porti e logistica». Fondamentale, «il credito d’imposta per gli investimenti al Sud, che viene rinnovato di anno in anno, mentre sarebbe utile – conclude – renderlo uno strumento strutturale».

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