Il ministro: «Tagliare le accise è possibile, ma senza compromettere i conti». A Feuromed il punto su energia, porti e strategia del mare
Dal mare alla terra, e ritorno. Intervistato dal direttore de “L’Altravoce” Alessandro Barbano, Nello Musumeci, ministro con deleghe alla Protezione civile e alle Politiche del mare, spazia a tutto campo tra i temi che dominano l’attualità. Il taglio dei carburanti per compensare gli aumenti effetto della guerra, la competitività dei nostri porti, gli interventi dopo la tragedia che ha colpito Niscemi, la prevenzione dei rischi idrogeologici.
La congiuntura geopolitica internazionale, con la proposta di una missione internazionale per garantire la sicurezza a Hormuz avanzata dal suo collega di governo Crosetto. Lo scenario è quello di Feuromed, il Festival Euromediterraneo dell’economia in corso fino a domani nel Centro congressi dell’Università Federico II di Napoli.
Ministro, la crescita del nostro Paese si intreccia con una congiuntura internazionale che ci impone di accelerare. A che punto siamo sull’obiettivo di fare dei porti degli hub strategici. Sui temi della sostenibilità, del coordinamento delle politiche portuali. E di un’alternativa di approvvigionamento energetico che coinvolga i punti nevralgici del nostro territorio? Si può dire che oggi esista una politica del mare capace di governare tutti questi processi?
«Stiamo lavorando per recuperare almeno vent’anni di ritardi. Perché sulla politica marittima in generale e su quella portuale in particolare in passato ci siamo un po’ seduti sugli allori, come se il mondo fosse destinato a restare immutato. Intanto i Paesi del Nordafrica si attrezzavano e scoprivano l’importanza dell’economia del mare.I Paesi del vicino e del Medio Oriente guardavano all’Occidente con un inedito interesse e rendevano il Mediterraneo un mare assolutamente strategico. Noi che eravamo al centro di quel mare abbiamo perso una straordinaria occasione. Quella di darci una strategia capace di rendere concreta la nostra presenza, rendendo il sistema Italia capace di reggere l’impatto con una concorrenza sempre più spregiudicata. Adesso la riforma dei porti offre la possibilità di conseguire una visione unitaria in grado di rendere più appetibili le infrastrutture del Paese».
Una decina di anni fa, però, il ministro Delrio pronunciava auspici dello stesso segno. La necessità di garantire una sintesi, scongiurando sovrapposizioni di porti che sono vicini tra loro e si fanno concorrenza dannosa, si pose già all’epoca. Quando la prima riforma ha portato alle quattordici Autorità portuali. Quali strumenti si possono adottare per evitare che l’Italia dei Comuni porti ad un conflitto tra bianchi e neri?
«Noi con la riforma ci stiamo provando. Per carità, è ancora un disegno di legge. Sarà sottoposto alla valutazione del parlamento e potrà essere migliorato con l’attività emendativa affidata ai gruppi parlamentari e con i suggerimenti degli attori privati. Lo spirito è proprio quello di dare all’Italia una strategia unitaria: non più porti in gara tra di loro, ma diversi porti ciascuno col proprio mercato e la propria vocazione sotto una regia unitaria. Questa regia non può non offrirla lo Stato. Il disegno di legge si muove su tre pilastri fondamentali. Uniformare le regole di accesso ai mercati – penso alla qualità dei servizi nelle singole strutture portuali. Creare un coordinamento degli investimenti con una visione pluriennale che consenta di programmare gli investimenti come avviene per le ferrovie e per le strade. E infine, realizzare un monitoraggio costante sul piano nazionale che consenta di capire dove intervenire tempestivamente, d’accordo con le Autorità del sistema portuale. Insomma, lo Stato deve fare lo Stato».
A proposito dell’attuale congiuntura geopolitica, ritiene che la proposta avanzata dal ministro Crosetto per una partecipazione dell’Europa sotto l’egida dell’Onu a una missione che garantisca la navigabilità dello Stretto possa farsi strada?
«Non c’è dubbio. È una proposta saggia che deve trovare la condivisione di tutte le forze internazionali e tutti i Paesi dell’Ue, che sembrano già esprimersi in questo senso. Abbiamo scoperto prima con il Canale di Suez e ora con Hormuz che la navigabilità non è scontata. La libera circolazione sui mari è la garanzia della crescita di ogni Paese civile. La proposta di Crosetto è al vaglio delle diplomazie internazionali, se non venisse recepita i riflessi sarebbero assai negativi: il contenimento del costo dell’energia è fondamentale per consentire almeno la stabilizzazione del nostro impianto industriale».
Intanto il governo ieri sera ha discusso delle misure di sostegno alla povertà. Tra queste c’è la sterilizzazione delle accise caldeggiata dall’opposizione, che in prima istanza sembrava essere stata accantonata perché molto onerosa.
«Le opposizioni quella misura l’hanno propugnata, ma il governo non l’ha mai esclusa. Quando parliamo di iniziative che hanno un forte impatto sul bilancio bisogna sempre stare attenti e non perdere di vista i compiti che dobbiamo fare a casa. Dobbiamo razionalizzare il nostro debito, l’Europa ci guarda e ci incoraggia, ci ha anche esortato a continuare a fare bene. Quella del governo non è una posizione di debolezza. In questo momento abbiamo la necessità di intervenire, ma per tappare una buca non bisogna aprirne un’altra».
Le chiedo un aggiornamento sulla situazione di Niscemi. Dopo che il governo Conte 1 ha cancellato la Struttura di missione voluta prima dal governo Renzi e poi da quello Gentiloni, non sono seguiti altri interventi. Ritiene che sia necessario immaginare una strutturazione più organica e continuativa delle politiche di controllo idrogeologico e di risanamento ambientale?
«Non abbiamo ripristinato la Struttura di missione perché buona parte di quelle funzioni sono state affidate al Dipartimento Casa Italia, che si occupa di ricostruzione, messa in sicurezza e mitigazione del rischio. Prima della prevenzione, però, serve che il rischio sia percepito, e questo rischio gli italiani non lo percepiscono. Centomila morti nel Novecento per effetto di calamità naturali avrebbero dovuto insegnarci qualcosa, invece temo che quel sacrificio sia stato vano. Dopo la tragedia passano due o tre giorni e rimuoviamo dalla memoria tutto. La stampa e l’informazione in questo non ci aiutano, non c’è mai spazio per la prevenzione, e lo stesso avviene nelle scuole».
Come ha osservato lei stesso poco fa, l’individualismo sul tema dei porti non ha portato risultati. Il rischio è che anche su questo si manifesti la stessa insensibilità, col risultato che la prevenzione resti in coda e quei fondi, senza una molla centrale, siano inutilizzati o spesi male.
«Proprio per questo il Dipartimento Casa Italia fiancheggia le Regioni utilizzando le Autorità di bacino. Pochi giorni fa abbiamo pubblicato un nuovo bando da 100 milioni di euro per finanziare progetti cantierabili. La verità è che in Italia siamo un po’ lenti nel progettare e aprire cantieri, sono tare antropologiche che dobbiamo superare. A Niscemi occorre intervenire laddove doveva farlo la pubblica amministrazione trent’anni fa e non lo ha fatto. Abbiamo nominato come commissario straordinario il capo dipartimento della Protezione civile, che dovrà presentare un cronoprogramma sul da farsi. Nel frattempo abbiamo messo a disposizione 150 milioni per restituire un tetto alle famiglie che hanno perso per sempre la casa».


















