24 Febbraio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

24 Feb, 2026

In vigore i nuovi dazi globali voluti da Trump dopo lo stop della Corte

Il presidente Usa Donald Trump

Entrano in vigore le tariffe uniformi al 15% sulle importazioni dopo la bocciatura della Corte Suprema. La Casa Bianca ricostruisce il piano commerciale usando nuove basi legali tra sezione 122, 301 e 232. Incertezza per imprese e tensioni con partner e alleati


I dazi globali voluti da Trump al 15% sono entrati in vigore alle 6 di questa mattina ora italiana, mezzanotte a Washington. La nuova tariffa uniforme si applica alle importazioni da tutti i Paesi e rappresenta il primo tassello della ricostruzione del programma commerciale dell’amministrazione dopo la sentenza della Corte Suprema che ha dichiarato illegittima una parte rilevante delle misure precedenti.

Contestualmente, l’agenzia federale delle dogane e della protezione delle frontiere ha interrotto la riscossione dei dazi imposti in base all’International Emergency Economic Powers Act, la legge d’emergenza del 1977 che Trump aveva utilizzato in modo estensivo per colpire partner commerciali su dossier che andavano dal deficit commerciale al traffico di fentanyl.

Il nuovo assetto legale

Per sostituire le misure bocciate dai giudici, la Casa Bianca ha attivato la Section 122 del Trade Act del 1974. Questa disposizione consente di imporre tariffe fino al 15% per un periodo massimo di 150 giorni. Dopo tale scadenza sarà necessario un passaggio al Congresso, scenario che molti osservatori giudicano complesso in un anno elettorale.

Parallelamente, l’Ufficio del rappresentante per il commercio e il Dipartimento del Commercio stanno avviando nuove indagini ai sensi della Section 301 e della Section 232. La prima consente di imporre dazi in presenza di pratiche commerciali sleali, la seconda permette interventi per motivi di sicurezza nazionale. Sono già allo studio misure su batterie, semiconduttori, minerali strategici, chimica, telecomunicazioni e farmaceutica.

Una strategia più complessa

Il nuovo sistema è meno immediato rispetto al precedente, che consentiva al presidente di agire con ampia discrezionalità. Ora saranno necessari rapporti tecnici, audizioni pubbliche e iter amministrativi più articolati. Tuttavia la Casa Bianca assicura che la linea politica non cambia.

Il dazio uniforme al 15% colpisce in modo trasversale alleati e rivali. Paesi come Regno Unito, Singapore e Australia, che in precedenza beneficiavano di aliquote più basse, risultano penalizzati. Al contrario, economie come Cina, India e Brasile, precedentemente soggette a tariffe più elevate, vedono ridursi l’impatto relativo.

Incertezza per imprese e mercati

La riorganizzazione dei dazi globali Trump 15% introduce un nuovo livello di incertezza. Le imprese, già alle prese con una politica commerciale imprevedibile nell’ultimo anno, si trovano ora a pianificare in un quadro normativo in evoluzione.

La Corte Suprema ha stabilito che il presidente aveva ecceduto i propri poteri ricorrendo alla legge d’emergenza per imporre tariffe su circa il 29% delle importazioni americane, per un valore superiore a 300 miliardi di dollari. Restano invece valide le misure adottate con altre basi giuridiche.

L’amministrazione ha già fatto sapere che entro l’estate potrebbero essere pronti nuovi pacchetti tariffari più mirati. In gioco non ci sono solo i flussi commerciali, ma anche i rapporti diplomatici e il clima economico in vista delle elezioni di medio termine. La stagione dei dazi, dunque, non si chiude. Cambia strumento, ma resta centrale nella strategia economica di Donald Trump.

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