Il nuovo dl Energia prevede 3 miliardi di euro per tagliare le bollette e sostenere famiglie e imprese. Ecco come funzionano gli interventi, a chi spettano i bonus e quando saranno attivi
L’allarme per il caro energia risuona tra le mura domestiche come tra quelle di capannoni e stabilimenti industriali: le bollette gravano sui budget familiari già “stressati” dalla corsa dei prezzi, e sui costi delle imprese, mettendone a rischio la competitività rispetto ai partner europei. Un’emergenza, il caro bollette, cui dovrebbe dare risposte il decreto Energia cui il governo lavora ormai da mesi. «Sicuramente sarà in Consiglio dei ministri la prossima settimana», garantisce il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin. Sicuramente?
Il nodo risorse
L’approdo del provvedimento sul tavolo del Cdm è stato annunciato più volte negli ultimi mesi, ma finora non è mai riuscito a superare lo scoglio delle risorse necessarie: l’obiettivo è tagliare le bollette dell’energia elettrica e del gas per circa 2,5-3 miliardi. Stavolta dovrebbe andare in porto. Si punta a sostenere le famiglie a basso reddito e puntellare il sistema industriale che resta in difficoltà, come mostrano i dati dell’Istat sulla produzione che nel 2025 è calata per il terzo anno di fila, anche se qualche segnale di ripresa si intravede. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, assicura che il decreto allo studio prevede «interventi significativi a sostegno del sistema industriale, al fine di conseguire effetti immediati, duraturi e strutturali sulla dinamica dei costi».
Le misure previste dal provvediemento
La misura principale del decreto legge (secondo indiscrezioni riportate dal Foglio) sarà l’eliminazione dello spread fra la quotazione del metano sul mercato europeo di Amsterdam, il Ttf, e quella sul mercato italiano, il Psv. Lo spread copre il costo dello spostamento del gas da Amsterdam all’Italia, e si aggira sui 3 euro al megawattora. Il governo conta di finanziare il taglio con la vendita di 2 miliardi di metri cubi di gas stoccato da Snam e Gse (Gestore dei servizi energetici, società pubblica) e con una parte delle risorse ricavate dalla tassazione europea delle emissioni di Co2, l’Ets.
Le altre misure per arrivare al risparmio previsto sono l’erogazione di gas alle imprese a prezzi calmierati (gas release) per 600 milioni di euro; una garanzia pubblica per ampliare gli acquisti a lungo termine di energia da rinnovabili (Ppa, Power Purchase Agreement); il potenziamento del bonus energia per le famiglie a basso reddito; misure per evitare la cosiddetta “saturazione della rete”, ovvero l’impossibilità di approvare nuovi impianti di rinnovabili a causa dell’eccesso di domande. La corrente elettrica in Italia costa il 30% in più rispetto al resto d’Europa, a causa della forte dipendenza dal metano per la produzione, dell’assenza del nucleare e del peso ridotto delle rinnovabili.
Associazioni sulle barricate
Le rassicurazioni del governo non spengono le polemiche. Le associazioni di categoria sono sulle barricate. Il Codacons chiede misure «davvero efficaci», un «semplice pannicello – afferma – servirebbe a poco». «Se si vuole affrontare seriamente il problema, servono – sostiene l’associazione – interventi strutturali in grado di portare ad un reale abbattimento delle tariffe in bolletta, sia per le famiglie che per le imprese: la strada dei bonus una tantum seguita finora dall’Italia non ha prodotto alcun risultato, e ha pesato sulle casse pubbliche senza risolvere il problema del caro-energia».
Il timore è che, nonostante l’arrivo del contributo extra di 55 euro per i redditi più bassi, non si affronti il nodo degli oneri fiscali e della speculazione invernale. «È ora di passare dalle parole ai fatti», sollecita l’Unc invitando il governo a seguire l’indicazione della presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, sulla riduzione degli oneri fiscali in bolletta, unico modo per restituire reale capacità di spesa ai cittadini e ridurre i costi delle imprese.
Le critiche delle opposizioni
Dalle opposizioni Emma Pavanelli del Movimento 5 Stelle sottolinea che «sono due anni che sentiamo parlare di interventi imminenti, misure allo studio, tavoli tecnici in fase avanzata. Ma nel frattempo – rimarca – famiglie e piccole imprese hanno fatto e fanno da ammortizzatore sociale dello Stato, anticipando di tasca propria il costo dell’inerzia politica». Antonio Misiani del Pd non nasconde i suoi dubbi sulla possibilità che stavolta il decreto arrivi davvero sul tavolo del Cdm nei tempi annunciati da Pichetto e Urso: «Vista la totale mancanza di coraggio del governo Meloni in questi tre anni – afferma – lo scetticismo è d’obbligo».


















