Trump minaccia tariffe record contro l’Europa, Bruxelles prepara la risposta e i mercati affondano. A rischio export, Pil e occupazione. Domani il vertice dei 27
È di nuovo emergenza dazi e l’economia globale trema. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, continua a brandire l’arma delle tariffe per punire i Paesi europei schierati contro la “conquista” americana della Groenlandia o per ripicca contro Emmanuel Macron, accusato di aver rifiutato l’ingresso nel board di pace per Gaza. Nel mirino champagne e vini francesi, con la minaccia di tariffe fino al 200%, mentre Bruxelles promette una risposta «ferma, unita e proporzionata».
La nuova escalation commerciale ha visto una dura replica del presidente francese Macron e della presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen. Anche il commissario all’Economia Valdis Dombrovskis non ha escluso l’ipotesi di contro-dazi. Sul fronte americano, però, la Corte Suprema ha deciso di rinviare probabilmente al 20 febbraio il verdetto sulla legalità delle tariffe, lasciando il quadro nell’incertezza.
Borse in caduta e mercati sotto pressione
L’effetto immediato della rinnovata guerra commerciale è stato il crollo dei mercati finanziari. Dopo la debacle di due giorni fa, che ha bruciato 225 miliardi di capitalizzazione, anche ieri le Borse europee e quella italiana hanno chiuso in ribasso. La volatilità resta elevata, alimentata dall’attesa per le prossime mosse di Washington e Bruxelles.
In vista del vertice straordinario di domani, l’Unione europea appare in fibrillazione. Il Parlamento europeo ha annunciato la sospensione dell’intesa commerciale firmata la scorsa estate in Scozia. A sostenerla è il Partito Popolare europeo. «È in gioco l’affidabilità dell’accordo con la parte statunitense», ha spiegato il presidente del Ppe Manfred Weber, definendo «inaccettabili» le minacce sui dazi.
Il fronte contrario e le tensioni politiche
Contraria la delegazione di Fratelli d’Italia e parte dei Patrioti. Nicola Procaccini, co-presidente dei Conservatori e riformisti europei, ha definito l’intesa «positiva per entrambe le sponde dell’Atlantico», soprattutto per le esportazioni europee, avvertendo che fermarla «va contro i nostri interessi». Le divisioni attraversano così trasversalmente i gruppi politici europei.
In attesa dell’intervento di Trump al World Economic Forum di Davos, è arrivato un messaggio distensivo dal segretario al Tesoro Usa Scott Bessent: «Fate un respiro profondo. Non fate ritorsioni». Sulla Groenlandia ha ribadito che l’Europa resta «un alleato nel Patto Atlantico» e ha assicurato che le relazioni economiche tra Usa e Ue «non sono mai state così strette».
L’allarme dell’industria italiana
Nonostante i toni concilianti, il sistema produttivo italiano è in forte apprensione. Un’analisi dell’ufficio studi della Ficei stima per il 2026 un calo dell’export verso gli Stati Uniti tra l’8 e il 10%, con una perdita di valore fino a 22 miliardi. L’impatto previsto è pesante: Pil in calo fino all’1,4% e 150mila posti di lavoro a rischio.
Secondo la Ficei, a soffrire maggiormente sarebbero la meccanica strumentale, l’agroalimentare, la moda-lusso e l’automotive. Intanto la Commissione europea accelera su nuovi accordi di libero scambio: dopo il Mercosur, contestato da agricoltori e Lega, Ursula von der Leyen punta a intese con Australia, Filippine, Thailandia, Malesia, Emirati Arabi e soprattutto con l’India, definita «la madre di tutti gli accordi».





















