15 Gennaio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

15 Gen, 2026

Panetta lancia l’allarme: senza immigrati e giovani l’Italia si ferma

Il governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta

Panetta lancia l’allarme. Il governatore della Banca d’Italia analizza criticità e prospettive dell’economia italiana: lavoro manuale, immigrazione, fuga dei laureati e salari


Continuando nella tradizione di Bankitalia, il Governatore Fabio Panetta è intervenuto all’inaugurazione dell’Anno Accademico dell’Università di Messina con un discorso ampio, ben comprensibile e documentato, sottolineando i punti di forza e le maggiori criticità economiche del paese, indicando alcune possibilità per superarle, se le classi dirigenti – non solo quelle politiche – remeranno nella stessa e giusta direzione.

La portata e lo spessore del discorso possono essere pienamente colti solo attraverso la lettura completa del documento, Disponibile sul sito della Banca d’Italia. Tratto solo due punti, vicini ai temi di cui mi occupo, come demografo: la carenza di lavoratori manuali e la fuga dei laureati verso l’estero.

L’incapacità di attrarre talenti

Il Governatore illustra la differenza fra Italia e altri paesi nella distribuzione degli stranieri secondo il titolo di studio. Ad esempio, considerando i residenti stranieri in età 25-64, nel Regno Unito il 70% è laureato, il 16% diplomato e solo il 14% con un titolo di studio inferiore. In Germania le tre percentuali sono praticamente equivalenti, attorno al 33%. In Italia, gli stranieri laureati sono solo il 15%, i diplomati il 42%, le persone con titolo di studio più basso il 43%. Il Governatore sottolinea come queste enormi differenze siano dovute soprattutto all’incapacità italiana di attrarre talenti.

La carenza di lavoratori manuali

Questo è senz’altro vero (lo vedremo fra poco), ma andrebbe considerato anche un altro aspetto, ossia la drammatica carenza, in Italia, di nuova forza lavoro manuale. Oggi gli italiani di 20-24 anni non diplomati né laureati sono 362 mila, mentre fra chi ha 60-64 anni, ed è quindi in procinto di andare in pensione, le persone con basso titolo di studio sono due milioni e 128 mila. Nel prossimo quinquennio quindi, se non ci fossero immigrazioni, avremmo ogni anno una tendenziale carenza di 350 mila lavoratori manuali.

Perché il lavoro manuale non scomparirà

È sbagliato immaginare che, nel prossimo futuro, questo tipo di mansioni saranno meno richieste: non c’è intelligenza artificiale che tenga. L’economista Enrico Moretti ha calcolato che nelle grandi città Usa due nuovi lavori high tech generano cinque lavori unskilled. Se questo è vero negli Usa, è ancor più vero in Italia, dove una parte rilevante delle attività è basata anche su lavoro manuale.

È quindi pienamente condivisibile il cenno del Governatore alla necessità di maggiori flussi di immigrati regolari che – per inciso – se integrati rapidamente e bene, potrebbero dare un contributo molto maggiore alla natalità.

La fuga dei laureati e il fattore reddito

Un secondo aspetto trattato dal Governatore è l’emorragia di giovani laureati verso l’estero. Citando dati Almalaurea, il Governatore afferma che, negli ultimi anni, un decimo dei giovani laureati si è trasferito all’estero, senza alcun flusso paragonabile proveniente dall’estero verso il nostro paese.

Salari, Germania e scelte obbligate

Nel 2012, solo un migliaio di giovani laureati si sono trasferiti dall’Italia alla Germania. Nel 2024 sono stati quattromila, mentre la loro retribuzione era mediamente superiore dell’80% rispetto a quella di un giovane laureato che restava in Italia. Con queste enormi differenze di retribuzione, l’effetto-reddito la fa da padrone.

Panetta, perché investire sui giovani

Riprendendo i ragionamenti del suo predecessore Ignazio Visco, Fabio Panetta afferma che il nostro paese dovrebbe investire seriamente sui giovani: aumentando le loro retribuzioni, accelerando i percorsi universitari e professionali, attraendo una quota sempre maggiore di studenti stranieri.

Temo, tuttavia, che le riforme necessarie dovrebbero essere ancora più radicali e coraggiose. Interessante e provocatoria è la proposta di Tommaso Nannicini e Marcello Orecchia: scalare l’Irpef anche in base all’età. Mi auguro che Bankitalia prosegua nella sua intensa e autonoma attività di rigorosa lettura dei dati sulla società italiana. Mi auguro anche che proposte e consigli non restino inascoltati.

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