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Ponte sullo Stretto, la Corte motiva lo stop. Il governo: «Chiariremo tutto»

I magistrati contabili: “Il progetto della infrastruttura viola le direttive europee. Piano tariffario non approvato”


Violazione delle direttive europee in materia di habitat naturale e sugli appalti, mancato parere dell’Art (Autorità regolazione dei trasporti) sul piano tariffario.

Questi i motivi principali della bocciatura del Ponte sullo Stretto comunicate dalla Corte dei Conti che lo scorso mese di ottobre ha negato il visto e la conseguente registrazione alla delibera del Cipess sul via libera al ponte sullo Stretto di Messina. 

Il Collegio ha deliberato di ricusare il visto e la conseguente registrazione del provvedimento.

Le motivazioni: violata direttiva sugli appalti

Nelle motivazioni della decisione della Corte, si specifica che è stato violato l’articolo 72 della direttiva sugli appalti, che è relativo alla modifica di contratti durante il periodo di validità. La norma indica che i contratti e gli accordi quadro possono essere modificati senza una nuova procedura d’appalto se rispettano una serie di parametri, indicati dallo stesso articolo.

Secondo la Corte dei conti, il Cipess nella sua delibera di approvazione dell’opera, «si limita a prendere atto, sotto l’aspetto finanziario, del costo totale dell’opera, ma non svolge alcuna considerazione in ordine alla procedura di aggiornamento dei costi, con particolare riguardo al compiuto rispetto dei presupposti» previsti proprio dall’articolo 72 della direttiva sugli appalti. Mentre la Corte ritiene di fare un «approfondito scrutinio», rientrando questo nelle sue prerogative.

Per i magistrati contabili non si può considerare solo il fatto che si può «modificare il contratto senza necessità di nuova procedura concorrenziale» se c’è un «contenimento dei rispettivi costi nel limite del 50%», ma vanno esaminati anche altri aspetti, in quanto «risultano, invero, verificate “condizioni che, se fossero state contenute nella procedura d’appalto iniziale, avrebbero attratto ulteriori partecipanti alla procedura di aggiudicazione”, essendo intervenute nell’originario programma contrattuale modificazioni, oggettive e soggettive, di favore per i soggetti aggiudicatori, talché l’operazione economica entro cui si collocano i rapporti negoziali differisce, in maniera significativa, da quella originaria».

“Modifiche a modalità di finanziamento”

La Corte pone l’accento sul fatto che sono state apportate «significative» modifiche alle «modalità di finanziamento» per la società Stretto di Messina, ad alcuni calcoli dei costi e i relativi aggiornamenti e alle percentuali di prefinanziamento dell’opera.

L’aspetto principale e quello per cui, secondo la Corte dei Conti, c’è una violazione della direttiva Ue sugli appalti è che «risulta integrata la fattispecie di cui al paragrafo 4 e, in particolare, la sussistenza delle condizioni che, in forza della previsione del medesimo paragrafo, “avrebbero attirato ulteriori partecipanti alla procedura di aggiudicazione”» (con le modifiche apportate).

Bonelli: “Denuncio Salvini alla Corte europea”

“Le motivazioni con cui la Corte dei Conti ha ricusato la delibera del Cipess sul Ponte sullo Stretto evidenziano la totale illegittimità della procedura seguita per approvare il progetto. Ci troviamo di fronte a uno scandalo compiuto ai danni dei soldi degli italiani: 14 miliardi di euro che potevano essere destinati alle vere priorità del Paese”. Così in una nota Angelo Bonelli di Avs.

“Non esiste un piano economico-finanziario che dimostri la reale sostenibilità dell’opera”. “Per questo ho inviato un esposto alla Corte dei Conti europea: Salvini e il Cda della Stretto di Messina dovranno spiegare l’utilizzo dei finanziamenti del Fondo di Sviluppo e Coesione e dei fondi europei del Cinea”.

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