Uno studio attribuisce a Michelangelo 20 nuove opere e sostiene che non furono distrutte ma messe in salvo prima della sua morte
Venti opere finora poco note o di attribuzione incerta tornano al centro dell’attenzione e vengono ora ricondotte a Michelangelo Buonarroti. A sostenerlo è una nuova ricerca che rilegge gli ultimi anni di vita del maestro e mette in discussione una convinzione radicata da secoli.
La ricostruzione è firmata dalla ricercatrice romana Valentina Salerno, che nel volume dedicato agli ultimi giorni dell’artista ha analizzato documenti provenienti da archivi italiani e stranieri. Secondo la studiosa, Michelangelo non distrusse centinaia di bozzetti e disegni conservati nella sua casa romana, come a lungo si è creduto.
Al contrario, li avrebbe affidati ad allievi e persone fidate con l’obiettivo di metterli al sicuro.
La stanza segreta e le opere disperse
Tra i documenti esaminati emerge il riferimento a una stanza protetta da un sistema di chiavi multiple, destinata a custodire materiali di grande valore. Oggi quel luogo è vuoto da oltre quattrocento anni, alimentando l’ipotesi di una dispersione successiva delle opere.
La nuova pista consente di attribuire a Michelangelo una ventina di lavori finora rimasti ai margini del catalogo ufficiale.
Il sostegno e il mercato dell’arte
La ricerca ha ricevuto il sostegno dei Canonici Regolari Lateranensi del Santissimo Sacramento e ha portato alla nascita di un comitato scientifico promosso dal cardinale Mauro Gambetti, arciprete della Basilica di San Pietro.
L’asta del cinque febbraio da Christie’s, a Londra, dove è stato venduto il bozzetto del piede della Sibilla Libica, ha visto gli storici della casa d’aste seguire la stessa traccia di attribuzione individuata da Salerno, la quale sostiene di aver “avuto un tuffo al cuore” nel vedere la notizia. Se confermate, le nuove attribuzioni apriono un capitolo inedito nella storia di Michelangelo e del Rinascimento italiano.



















