Il tennis è una sfida a due e ora tocca a Sinner prendersi la scena. Ranking e numeri passano in secondo piano: a decidere sono i titoli che restano, gli Slam
Ognuno si mette nel cassetto quello che più piace. O di cui ha più bisogno. Gli appassionati di tennis quella “veronica” eseguita su una palla alta di Alcaraz che Sinner è andato ad agganciare in cielo con una eleganza di gesto e precisione di tempi che non si vedeva dai tempi di Federer.
O quella risposta di rovescio che l’azzurro è riuscito a colpire sospeso in aria mettendo la palla nell’angolo incrociato opposto, qualcosa di sublime. Lo stesso Alcaraz ha guardato la palla e allargato le braccia. Ci sono stati tanti “circolati rossi” o “momenti Sinner” nella finale giocata e conquistata a Montecarlo (7-6 6-3).
I “momenti Sinner“
Gli amanti del gossip sono ancora intenti a misurare l’intensità dell’abbraccio post match tra i due fidanzati, lui ancora sudato, lei, Laila Hasanovic, abito bianco stile “Riviera”, perfetta come sempre. I fan sfegatati, i sacerdoti del rito Jannik Sinner, hanno il cuore gonfio di gioia perché il loro idolo è tornato numero 1 quattro mesi e mezzo dopo aver perso il podio.
E dopo un inizio anno deludente — sconfitto a Melbourne e a Doha — che aveva già armato le batterie degli odiatori e detrattori. I quali sembrano essere, a questo punto della storia, la categoria destinata a restare inesorabilmente priva di argomenti.

Requiem per gli odiatori
Quelli che attaccano il “crucco” che non sa l’italiano, paga le tasse a Montecarlo, non gioca la Coppa Davis ma osa definirsi italiano sono rimasti senza voce e senza appigli dopo aver visto Sinner cantare e sorridere all’inno di Mameli, aver letto la dedica in telecamera (“grazie a tutti”) e aver dichiarato in conferenza stampa: “Essere italiano per me è molto bello perché non lo puoi scegliere, devi avere la fortuna di essere italiano. Sento tanto il supporto e il tifo italiano. È un ottimo momento per il tennis italiano e tutto il movimento. Sono fiero e contento di poter dare qualcosa indietro a questo Paese”. Requiem per gli odiatori.
Modello e paradigma Sinner
Il fatto è che Jannik Sinner, oltre che campione italiano e numero 1 del mondo, è anche modello e paradigma, per agonismo ma soprattutto umiltà, serietà e stile. Per la tennis family, ovvero chi segue e pratica il tennis da sempre come certi primi amori destinati a durare in eterno, la sinnerite è quasi un male necessario.
Un “male” perché, orfani del calcio, adesso sono tutti esperti di tennis, pensano di essere Vagnozzi e Cahill e questo produce una quantità di luoghi comuni e bestialità a volte indigeste. Un male “necessario” perché comunque Sinner è un bene comune — alcuni studi economici ne dimostrano l’impatto sul Pil italiano — e quindi occorre accettare gli effetti collaterali della popolarità, non sempre giusti, spesso fastidiosi.
Tre finali vinte in tre continenti
Ora però conviene fissare alcuni fondamentali. L’atleta della Val Fiscalina, che a quattordici anni disse basta allo sci e scelse il tennis, ha giocato tre finali in un mese e mezzo, in tre fusi orari diversi (costa ovest e costa est degli Stati Uniti, Montecarlo), su tre superfici diverse e le ha vinte tutte e tre. Una striscia di successi consecutivi senza precedenti. E che arriva dopo un inizio anno pieno di ombre: la sconfitta in semifinale a Melbourne per mano di Djokovic e un’altra agli ottavi a Doha.
La svolta dopo le sconfitte e il peso del Clostebol
Era metà febbraio, gli odiatori caricavano i cannoni, i fan iniziavano a farsi domande. Jannik usò poche parole: “Ho capito perché ho perso, so cosa devo fare”. Nessuno conosce il dettaglio della diagnosi e della cura, ma qualcosa è cambiato. Recuperare l’istinto killer nei momenti decisivi, chiudere i match, seppellire il capitolo Clostebol che ha pesato come un macigno nel 2025.
Alcaraz contro Sinner, una sfida destinata a durare
Una volta chiusi i conti, Sinner può giocare libero. Come Alcaraz. Possono vincere e perdere, come Federer, Nadal, Djokovic. Essere un campione non significa essere un robot. Ha detto Alcaraz dopo la finale: “Jannik sta raggiungendo un livello sulla terra che lo rende pericolosissimo per tutti”.
Saranno loro, sempre loro, i protagonisti dei prossimi dieci anni. Una poltrona per due. Anche perché essere numero uno è il sogno degli appassionati, ma per i giocatori è una responsabilità. Le classifiche passano, restano i titoli. Quelli degli Slam. Ecco perché lo sguardo è già su Roma e Parigi. Altri capitoli di un’epopea speciale.


















