Tra lavoro precario, sfiducia e grandi questioni ignorate, i giovani sono oggi una generazione distante dai leader ma tutt’altro che disinteressata al futuro e alla politica
Ci sono i giovani. Che forse non sanno chi era Enzo Tortora. Però sanno benissimo chi era Stefano Cucchi, per dire. Che per carità, persino nelle democrazie può capitare, alla pubblica autorità, di scordarsi le buone maniere, e allo Stato addirittura di mentire, coprire, depistare.
La differenza la fanno i magistrati che indagano e i giudici che decidono, ma guai a dire in giro che la nostra è la Costituzione più bella del mondo o vi prenderanno per nemici di Orban, o dell’Egitto che stranamente nega la verità su Giulio Regeni. Già, Regeni, pure lui, che pretese. Andarsene in giro a studiare i regimi degli altri invece di buttare il tempo con gli amici al karaoke.
Lavori da due euro l’ora
Ci sono i giovani. Quelli che la sera si infilano il giubbotto catarifrangente e a cavallo di uno scooter si mettono a fare la spola fra i McDonalds o i ristoranti di sushi e le case, su e giù a tutta velocità nel traffico e sotto la pioggia, nei feriali e nei festivi.
E magari è proprio lì che vanno, a casa di qualcuno che li detesta perché nella loro comoda, pigra esistenza di bamboccioni non si sono curati di apprendere chi fosse quel Tortora tradito da un mondo che non esiste più. Fortuna che in questo, di mondo, ci sono lavori cosi comodi e così ben pagati, due euro l’ora che è davvero incredibile che ci siano magistrati che si mettono a indagare, si vede che hanno tempo da perdere e se insistono ancora finisce che la ditta chiude e poi il sushi, quel signore, se lo deve andare a prendere da solo, con il traffico la pioggia e tutto. E non sia mai.
Non li avete visti arrivare i giovani
Ci sono i giovani. E c’è, in giro, un’aria di mistificazione da far spavento. Una voglia insensata di sparare nel mucchio e di sparare le sciocchezze più grandi, prendersela con chi era lì, visibile, evidente come la luna eppure trasparente agli occhi di chi era troppo impegnato a guardare il dito.
Non li avete visti arrivare, i giovani, semplicemente perché non ve ne siete mai presi cura: forse non ve ne siete accorti, voi che li deridete oggi perché non lasciano la casa di mamma e papà (ancora!) e li accusate di egoismo perché non fanno figli e continuate a pensare che il sesso violento non sia quello che è, violenza e basta.
Il governo pronto a punirli, i giovani
Voi leoni da tastiera, forse troppo presi dall’appuntamento per l’apericena o il tavolino di bridge non ve ne siete neanche accorti che questo governo, i giovani, li ha presi in considerazione solo come soggetti da punire, che si trattasse dei rave, dei cortei o della condotta a scuola, roba sacrosanta per carità ma provate a ricordarvi un provvedimento, uno solo che servisse a migliorare le condizioni degli studenti fuorisede, o a favorire la realizzazione delle loro aspirazioni, l’ingresso nel mondo del lavoro, l’acquisto di una casa o un vero aiuto per conciliare la vita professionale con la famiglia. Persino il congedo paritario, il pupo un poco con mamma un poco con papà, è stata capace di bocciare, in Parlamento, questa maggioranza che oggi si scandalizza e invece di fare autocritica si barrica nella stessa identica polarizzazione che attribuisce agli avversari continuando a vedere odiatori ovunque.
La verità è che i giovani, Giorgia Meloni, non la odiano affatto e per essere precisi non odiano nessuno, quelli erano i brigatisti e gli anarchici, roba del secolo scorso con poche, circoscritte e spiegabilissime incursioni nel tempo presente.
I giovani hanno da fare, fanno
Semplicemente i nostri giovani se ne fregano, di Meloni e pure di Elly Schlein, che dal canto suo farebbe bene a togliersi subito dalla testa l’idea di una conquista che nella realtà non è mai avvenuta ed è tutta da costruire.
I giovani hanno troppo da fare – fondare una startup per darsi il lavoro che non c’è, studiare il doppio degli altri coetanei europei per non restare qui a guadagnare un giorno la metà (e la pensione mai), riempirsi il cuore con forme di volontariato che un po’ tamponano il silenzio di fondo di vite che a volte girano a vuoto – per perdere tempo con polemiche da azzeccagarbugli su temi che avrebbero dovuto trovare in Parlamento la loro composizione.
Costituzione? Vorrebbero cambiarla con grazia
Perché non è vero che la Costituzione è considerata dagli elettori un feticcio immutabile, è vero invece che la gente, e i giovani in particolare che per fortuna sanno di non sapere, le sono affezionati tanto che vorrebbero vederla cambiata con grazia e saggezza da chi se ne intende, sa quel che fa ed è pagato (molto e con i nostri soldi) per farlo.
Stupirsene è far mostra di snobismo così come lo è non voler ammettere che i giovani, questa volta, sono andati a votare in massa e in massa hanno detto no per motivazioni molto più alte dell’ideologia, molto più pressanti della sfida di un ministro ai magistrati o viceversa: o meglio, hanno detto no proprio a questo braccio di ferro apparso ai loro occhi come una distopia, un ingombro incomprensibile piazzato nel bel mezzo di una contingenza storica come un paradosso.
Poi, visto che c’erano, hanno detto no a tutte quelle cose che li riguardano, la disoccupazione l’ascensore sociale bloccato i decreti securitari. E no alla guerra, una guerra che non vogliono: come si fa a non capirlo? A minimizzare?
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La carica dei giovani in un mondo che brucia
Tutt’intorno il mondo brucia – il mondo in cui noi gli abbiamo detto di credere inventando per loro gli Erasmus e promettendo emissioni zero e peace and love – e brucia (fondamentalmente) per colpa di un miliardario instabile che la più grande democrazia del mondo ha eletto come presidente senza riuscire a liberarsene come ci si aspetterebbe da una democrazia.
Un presidente incendiario – per inciso, ma non troppo, molto apprezzato dalla nostra premier – le cui azioni mettono a rischio certezze, economia, libertà, insomma il futuro che per i giovani è l’unica parola che conta: aspettarsi da questa generazione arrabbiata e impaurita un voto che stesse “al testo” era un’illusione che solo i perbenisti e chi non è mai stato davvero giovane (che è poi dire la stessa cosa) poteva seriamente nutrire.
Ignorare adesso la carica ideale che c’è dietro questa mobilitazione, o peggio ancora denigrarla come si è già fatto per le manifestazioni pro Palestina, come si fa ogni volta che i nostri figli si dimostrano migliori di noi, non è solo tradirli. È perdere l’occasione di meritarli.




















