Il ministro Crosetto prende posizione sull’attacco all’Iran e anche l’opposizione lo fa: ma sostenendo Sanchez e, al contempo, condannando il riarmo europeo, si contraddice
Il molto singolare viaggio a Dubai non c’entra nulla. Ma anche la dichiarazione rilasciata ieri dal ministro Crosetto , nel corso delle comunicazioni in Parlamento spicca singolarmente: «L’uso delle basi che concede l’Italia è lo stesso di quello spagnolo, perché identico è il trattato». Parlo da «un punto di vista tecnico» ha aggiunto a margine ai cronisti, e certamente anche l’affermazione che l’attacco di Usa e Israele è avvenuto «al di fuori delle regole del diritto internazionale» va intesa come una squisita considerazione tecnico-giuridica, senza significato politico alcuno.
Il fenomeno Sanchez
Ma come avviene allora che, politicamente parlando, Sanchez è investito dall’ira funesta di Trump, mentre noi no? (Stavo per scrivere che noi invece siamo nelle sue grazie, ma non direi nemmeno questo: più probabilmente, noi non siamo nel novero di ciò che in questo momento dà da pensare alla Casa Bianca, né nel bene né nel male). Se all’alleato americano noi concediamo proprio ed esattamente quel che concede la Spagna (uso delle basi, supporto logistico, cose così), com’è che Pedro Sanchez si permette di pronunciare, dinanzi alla nazione, un sonoro «no alla guerra perché è illegale», mentre noi a stento siamo udibili, a stento percepibili?
Delle due l’una: o Sanchez sta facendo il furbo, e se da un lato assume a voce alta la fiera posizione di chi osa dire di no agli USA per compiacere la propria opinione pubblica, dall’altra, in realtà, non frappone ostacoli, essendo impraticabile giuridicamente il no che fa valere politicamente. Oppure i furbetti siamo noi perché, non avendo il coraggio di dire un sì chiaro e tondo, ci trinceriamo dietro il dovuto rispetto dei trattati, come se si trattasse di osservare pedissequamente un vincolo giuridico e non di rivendicare convintamente una scelta politica.
Ce lo chiede l’America
Francamente, a naso, propenderei per quest’ultima interpretazione, anche perché vi riconosco un vecchio vizio della politica italiana: dove oggi c’è il «ce lo chiede l’America», ieri c’è stato infatti il «ce lo chiede l’Europa», e il motivo è lo stesso, ovvero scaricare su altri la responsabilità delle politiche adottate. Questa non è la nostra guerra, la facciamo, la appoggiamo, ma solo un poco, solo appena appena, perché purtroppo non riusciamo a sottrarci. Ma non è questa – domando – una perfetta illustrazione dell’irrilevanza politica? In cosa altro consiste, se non nell’incapacità di intestarsi scelte e decisioni?
La strana postura della sinistra
E così l’opposizione, con coraggio leonino, rialza la testa: sottolinea a viva voce l’assenza in aula della premier, stigmatizza come improvvide le parole di Crosetto, denuncia indignata gli orrori della guerra, di ogni guerra, e, dulcis in fundo, sventola il sacro vessillo della Costituzione per invitare il governo a non autorizzare, per nessun motivo, non ora né mai, l’uso delle basi. Posizione ferma, posizione coerente, posizione intransigente.
Senonché la sinistra che ha facile gioco nell’attaccare a viso aperto (beninteso: dai banchi dell’opposizione) l’America di Trump, è la stessa che non si fa trovare quando Merz parla di riarmo e ridefinisce i termini dell’impegno militare tedesco, o quando Macron riformula con altrettanta decisione quelli della dottrina nucleare d’Oltralpe. La sinistra che non ne vuol sapere di seguire Trump non vuol saperne neppure del bellicismo di Francia e Germania: di grazia, di cosa precisamente vuole allora occuparsi? Come pensa di stare al mondo?
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Schlein e Conte e Bonelli e Fratoianni, questi campioni della difesa comune europea che però si deve fare senza sganciare un euro e soprattutto senza urtare la suscettibilità di nessuno, difendono l’ordine internazionale basato su regole. Fanno bene, ovvio; ma farebbero meglio se riflettessero allora su cosa significhi precisamente «difendere», su quale tipo di impegno comporti (se ne comporta qualcuno, a parte le dichiarazioni di principio), e su come possa mai un tale ordine stare in piedi se le principali potenze mondiali, Usa in testa, lo ritengono superato. Allora bisogna rifondarlo, riscriverlo, ristabilirlo, dicono senza perdersi d’animo. Meglio ancora! Ma hanno mai riflettuto sul fatto che l’ordine che non c’è più e che rimpiangono è stato scritto dalle potenze vincitrici di un conflitto mondiale, cioè – insisto e sottolineo – dai più forti, non dai più deboli?
Il vizio della politica
Da qualunque parti la si guardi, la politica italiana sembra insomma viziata da inguaribili ipocrisie e conclamate inadeguatezze. La destra attraversa questa fase con la mano sugli occhi, sperando di non vedere e forse anche di non essere vista mentre dice sì a Trump (anche Madrid fa lo stesso!, si giustifica Crosetto). La sinistra, invece, gli occhi se li lustra, alla vista del señor Sanchez (lui sì che ci sa fare!, si entusiasma Schlein), al riparo però da ogni scomoda assunzione di responsabilità. E gli uni e gli altri assicurano di stare con l’Europa, naturalmente, ma senza dispiacere a Trump la destra, e senza volerla riarmare la sinistra.
Gli uni e gli altri senza volere davvero ciò che dicono di volere, e senza permettersi di pensare veramente ciò che credono soltanto di pensare.


















