29 Gennaio 2026

Direttore Editoriale: Alessandro Barbano

27 Gen, 2026

Su giustizia e sicurezza la politica segua la logica, non la piazza

In una congiuntura storica come questa, questioni come la sicurezza, la giustizia e le libertà individuali richiedono un surplus di cautela


C’è un filo di logica giuridica – non di analisi storica – che unisce l’omicidio di Alex Pretti da parte dell’Ice, il Pacchetto Sicurezza presentato dal governo. La scarcerazione – con connessa polemica politica – di Jacques Moretti, indagato per il rogo di Crans-Montana. E, verosimilmente, il dibattito che ci attende dopo l’omicidio di ieri a Milano.

La cautela necessaria

In una congiuntura storica delicata, affrontare questioni come sicurezza, giustizia, libertà individuali e limiti da non oltrepassare per evitare di minarle merita un surplus di cautela. Un omicidio avvenuto negli Usa, una proposta di legge italiana e l’esito di una normativa penale svizzera.

Fenomeni sconnessi, diversi per luogo, contesto e genere, ma che, pur correndo lungo binari distinti, invitano a porre quesiti analoghi sulla compressione delle garanzie dell’individuo. In questi tre eventi e nel modo in cui li approcciamo da un punto di vista civile dipende la nostra interpretazione della democrazia. Il valore e il peso che attribuiamo ai principi su cui un sistema liberale deve necessariamente fondarsi.

La crisi della democrazia Usa

Nel caso di Minneapolis a poco servono allora le analisi dei giuristi o le ricostruzioni degli storici. La crisi, la morte della democrazia americana non va ricercata altrove che nei sette secondi di video in cui un militare spara a un uomo indifeso. Qualsiasi valutazione storica – quella per cui l’Ice non nasce oggi ma nel 2002 oppure, ancora, quella per cui la violenza è un elemento costitutivo degli Stati Uniti dalla loro fondazione – tutto questo rischia di essere un’aggiunta posticcia.

Tutte le considerazioni politologiche – la condivisione o meno delle politiche muscolari di Trump sul fronte della sicurezza da parte dell’elettorato repubblicano, l’impatto che tali politiche hanno o possono avere sul consenso riscosso dall’attuale amministrazione americana e sulle prossime elezioni di midterm – sono valutazioni di corredo che passano in secondo piano rispetto a quanto più conta: il fatto che la democrazia muore quando una forza di polizia smette di essere una garanzia per il cittadino e inizia a rappresentare una minaccia.

Il Pacchetto Sicurezza

La questione, è bene ribadirlo, è di principio. Ed è ancora sul piano dei principi liberali che non può non lasciarci perplessi la norma contenuta nel pacchetto sicurezza proposto dal governo e che prevede uno scudo penale per i poliziotti. Fortemente voluto dalla Lega, il vicepremier Salvini ha invocato «mani più libere alle forze dell’ordine». Attenuato da Piantedosi dopo la sparatoria di Milano: «non diamo alcuno scudo immunitario».

Con tutta evidenza, la possibilità di introdurre una norma di questo tipo poco ha a che fare con l’omicidio a sangue freddo dell’infermiere americano, ma rimanda allo stesso orizzonte problematico. Premessa dovuta dopo che un influente magistrato italiano – con sprezzo della logica – ha richiamato l’omicidio di Pretti per avvalorare le ragioni del No al referendum.

Il sistema legislativo deve anzitutto avere a cuore il cittadino, la sua libertà non meno della sua sicurezza. La quale non si tutela né aumentando le pene né garantendo uno scudo penale a chi, in quanto funzionario pubblico, è chiamato ad agire a tutela del cittadino. È qui che si consuma il cortocircuito di ogni azione politica ispirata da una logica securitaria. Nel far passare per difesa del cittadino ciò che finisce per comprimerne le garanzie.

La scarcerazione di Moretti

Ultimo episodio: la scarcerazione di Moretti. È caratteristica di uno stato di diritto che le responsabilità penali vengano accertate all’interno del processo, non prima. È vero che da Mani Pulite in poi in Italia la carcerazione preventiva è stata impiegata più come anticipazione della pena che come strumento per evitare la reiterazione del reato, il pericolo di fuga e di inquinamento delle prove. Ma la reiterazione di una prassi distorta non la rende, per il fatto di essere reiterata, meno distorta. Nella peggiore delle ipotesi, mostrare le manette è un modo per soddisfare la sete di giustizia di maggioranze più o meno agguerrite di cittadini. Nessuno intende stigmatizzare quella sete di giustizia, che ha tutte le ragioni di esistere e di essere reclamata, ma non oltrepassando il sistema di mediazioni, pesi e contrappesi che è il cuore di una democrazia.

Potere arcaico e pericoli nuovi

Se quella a cui assistiamo negli Usa è la regressione a un concetto arcaico di sovranità, in cui il potere si mostra (e mostra la propria legittimità) nello ius vitae ac necis, nella possibilità di dare la morte al suddito, il rischio si insinua. Al di qua dell’Atlantico è che i dispositivi disciplinari finiscano per reprimere l’anima oltre che il corpo. Che quello che una volta era il carattere pubblico della pena sia semplicemente anticipato. E che la piazza, non potendo più esaltarsi con l’esecuzione del supplizio pubblico, lo faccia prima ancora della celebrazione del processo.

Una voce delle notizie: da oggi sempre con te!

Accedi a contenuti esclusivi

Potrebbe interessarti

Le rubriche

Mimì

Sport

Primo piano

Nessun risultato

La pagina richiesta non è stata trovata. Affina la tua ricerca, o utilizza la barra di navigazione qui sopra per trovare il post.

EDICOLA