Dal vertice italo-tedesco a Davos emerge la sfida di un’Europa che deve reinventarsi di fronte a rotture geopolitiche e minacce transatlantiche.
Secondo Friedrich Hölderlin “là dove cresce il pericolo cresce anche ciò che salva”: chissà se questo magistrale verso del massimo poeta del romanticismo tedesco possa dirci oggi qualcosa sul destino futuro dell’Europa. Che questa sia in pericolo è fuor di dubbio. L’interrogativo riguarda semmai il che fare per salvare quello che una volta Mario Draghi ebbe a definire “il più innovativo progetto geopolitico del secondo dopoguerra”: dare vita a una Unione economica prima e poi politica tra nazioni che nell’età moderna avevano tra loro rivaleggiato e spesso anche sanguinosamente combattuto.
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Molto, anche se non tutto, dipenderà da quello che faranno Italia e Germania, paesi che nella lunga storia del processo di costruzione dell’Europa iniziato esattamente 75 anni or sono hanno avuto un ruolo rilevantissimo e qualche caso decisivo. La prima visita ufficiale all’estero di Adenauer dopo la catastrofe del nazismo fu nel giugno del 1951 l’incontro con De Gasperi a Roma. Nel 2012 Angela Merkel diede il via libera al whatever it takes di Draghi che salvò l’euro e come disse la Cancelliera tedesca anche l’Europa.
Il vertice italo-tedesco e la sfida strategica
In questa prospettiva va giudicato il vertice italo-tedesco tra Friedrich Merz e Giorgia Meloni: non semplicemente un rilevante atto bilaterale ma piuttosto come una possibile indicazione su quale potrebbe essere la risposta strategica dell’Europa messa a confronto con lo “Zeitenbruch”, la planetaria rottura epocale che ha stravolto i presupposti geopolitici e geo-economici sui quali era stato pensato e costruito il progetto europeista nell’ambito dell’età del multilateralismo.
Italia e Germania: un legame storico e culturale
Per quanto riguarda specificatamente i rapporti tra i due paesi le cose sono abbastanza chiare, anche se, come una volta disse un acuto diplomatico italiano, pure i più riusciti matrimoni conoscono giorni difficili. Le economie dei due paesi, le due maggiori nazioni manifatturiere del Vecchio continente, sono strettamente interconnesse, qualcuno ha definito quel legame “ancillare”. E per entrambe ci sono segnali all’orizzonte di una robusta ripresa. Sul piano delle relazioni culturali quello che lega Italia e Germania è davvero un rapporto speciale, un unicum che non ha eguali in Europa.
Quale Europa e la ‘solitudine d’Europa’
Ma il vero interrogativo che ha dominato l’incontro del Bundeskanzler e della nostra Presidente del Consiglio è quale Europa si vuole. E conseguentemente se e come trasformare la ‘solitudine d’Europa’ dopo la rottura unilaterale delle relazioni transatlantiche provocata da Trump in una risorsa per procedere a passi forzati sul cammino dell’integrazione. Detto differentemente: se possa essere tradotto in decisioni politiche l’effetto shock provocato dal fattore Trump.
Federalismo pragmatico e decisioni concrete
Nonostante l’evidente cordialità dimostrata durante e alla fine del vertice, è molto probabile che tra Merz e Meloni non ci sia (ancora?) piena coincidenza di visioni strategiche. E tuttavia le decisioni prese si muovono nel segno di quello che potremmo definire un federalismo pragmatico: le istituzioni europee e la filosofia fondativa del progetto europeista vanno radicalmente riviste, non attraverso un illusorio processo collettivo di revisione dei trattati, ma mediante decisioni concrete “di chi ci sta”, anche con chi formalmente non fa parte dell’Unione europea.
La pedagogia della paura e le minacce di Trump
Potranno le continue, ripetute minacce esistenziali di Trump funzionare come una sorta di pedagogia della paura? Una pedagogia capace di spingere i leader europei, e in primis il governo di Giorgia Meloni, oltre i limiti delle loro esitazioni e del loro opportunismo? La posta in gioco dopo il vertice di Davos dovrebbe essere ormai chiara. Inutile sperare in un ritorno al mondo di ieri.
Europa potenza e nuovo Occidente
Il progetto europeista che Germania e Italia hanno più di tutti gli altri sostenuto era sorto nel segno della pace. Questo fine ultimo resta: solo che oggi la pace non è più garantita dalla “fine della storia” ma va conquistata e difesa. Ci vuole un’Europa potenza che contribuisca all’edificazione di un nuovo Occidente post-transatlantico, da contrapporre, come sostenuto dal premier canadese Mark Carney, al tentativo di imporre al mondo la volontà e gli interessi di un nuovo concerto di grandi potenze autocratiche.


















