Goffredo Bettini consegna al Foglio una frase che contiene una scorciatoia morale, una parola-totem
La frase è lì, nuda, come una minaccia lasciata sul parabrezza: “Se la Meloni dovesse vincere il referendum, avrebbe le condizioni per instaurare una permanente svolta autoritaria”. Goffredo Bettini la consegna al Foglio e, senza volerlo, firma il manifesto di uno stile politico che in Italia non muore mai: l’estremismo che si traveste da prudenza, l’allarme che si finge responsabilità, la profezia che sostituisce l’argomento.
Il bettinismo come scorciatoia morale
Lo chiamano antifascismo, ma spesso è solo una scorciatoia. Una parola-totem che evita il lavoro più faticoso: discutere nel merito, accettare la legittimità dell’avversario, riconoscere che la democrazia vive di alternanza e non di anatemi. Il bettinismo è questo: l’ultima forma dell’estremismo contemporaneo, educato, presentabile, ben frequentato. Non urla. Suggerisce. Non dimostra. Evoca. E nel momento in cui descrive il governo come “fascista” in potenza, politicizza tutto ciò che tocca: le riforme diventano trappole, le policy diventano pretesti, il voto diventa una seduta spiritica in cui si convoca il fantasma dell’autoritarismo per spaventare i vivi.
Quando la politica diventa religione
È un’antica logica di matrice togliattiana: il fine assorbe il mezzo. Se la posta è la “salvezza della democrazia”, allora ogni forzatura è lecita, ogni iperbole è necessaria, ogni caricatura è servizio pubblico. È così che la politica smette di essere una disputa tra idee e torna a essere una guerra di religione. Con un dettaglio decisivo: chi la racconta si attribuisce automaticamente la parte giusta. L’opposizione non è più un’opzione, è la resistenza. Il governo non è un governo, è un rischio.
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La democrazia congelata
Il problema è che, con questo modo di pensare, l’Italia regredisce. Torna a una contrapposizione da dopoguerra, una democrazia congelata in una perenne scena del 1948: buoni contro cattivi, costituzionali contro eversivi, patrioti contro usurpatori. È una politica che non vuole vincere. Vuole delegittimare. E una democrazia che vive di delegittimazioni non è più una democrazia: è un processo continuo, un tribunale con le urne.
L’esperimento del ribaltamento
Ora proviamo un esperimento. Prendiamo lo stesso schema mentale di Bettini, capovolgiamolo, applichiamolo dall’altra parte della barricata. E diciamo: se vince il No, la repubblica giudiziaria avrà definitivamente piegato la democrazia parlamentare. Fine dei giochi. Partita chiusa. Mani Pulite come atto costituente di un nuovo regime informale, l’immunità amputata, le regole del processo piegate alla performance dell’accusa, la politica ridotta a una categoria fragile del diritto penale. Le procure come potere regolatore della vita pubblica. I magistrati come vertice etico-politico del Paese.
Il caso che rende credibile il falso
E non è difficile rendere credibile questo falso. Basta citare un caso. Genova, Giovanni Toti, il “pericolo di reiterazione” fondato sulla persistenza della carica. Dimettiti e forse respiri. Resta e la tua libertà diventa materia di trattativa. Lo scambio simbolico è micidiale: la carica elettiva diventa un elemento sospetto, un’aggravante esistenziale e, prima o poi, penale. Non conta che tu sia stato eletto, conta che tu possa “reiterare”. E puoi reiterare perché sei quello che sei: un politico.
La Costituzione come statua di sale
Se vince il No, aggiungiamo ancora, nessuno toccherà più la separazione delle carriere. La seconda parte della Costituzione resterà intoccabile come una statua di sale. Un fossile venerato, non discusso. Ogni tentativo di riforma verrà trattato come un attacco alla legalità. E la democrazia parlerà un linguaggio solo: il giudiziario. Tutto il resto sarà contorno, indignazione, talk show.
Un falso perfetto
Ecco: il bettinismo rovesciato racconta un pericolo mortale. Ed è perfetto. Funziona. Fa paura. Spinge alla mobilitazione. Offre un nemico. Distribuisce colpe e innocenze. Peccato che sia un falso. Un falso costruito per mostrare quanto sia facile, in questo Paese, trasformare una riforma in un referendum escatologico, un voto in una resa dei conti definitiva, una scelta istituzionale in una guerra civile di carta.
La sobrietà della verità
La verità è più sobria. E per questo più utile. La riforma della giustizia non guarirà tutti i guasti del sistema. Non impedirà gli errori. Non farà sparire le distorsioni. Non restituirà alla politica, per magia, quella dignità che la politica ha scelto di perdere. Chi la racconta così mente, o si illude.
Perché la riforma serve
Ma è una riforma giusta, e serve ai cittadini. Serve perché introduce un principio che in Italia è stato trattato come una concessione: la garanzia di un giudice che, per funzione e cultura, abbia a cuore la protezione dell’innocenza. Serve perché mette ordine in una confusione che ha prodotto potere senza responsabilità, carriera senza separazioni, contiguità senza trasparenza. Serve perché la giustizia non è un’arma della politica e non deve essere il suo destino. È un servizio dello Stato. E quando un servizio diventa potere, il cittadino paga sempre.
Contro le apocalissi a domicilio
Per questo la riforma va votata senza aspettative rivoluzionarie e senza allarmi reazionari. Va votata senza la retorica del “o noi o il fascismo”. E senza quella simmetrica del “o noi o la repubblica giudiziaria”. Questi sono spauracchi utili a chi fa propaganda, non a chi fa riforme.
Smettiamo di credere alle apocalissi a domicilio. Una democrazia adulta non ha bisogno di profeti, ha bisogno di regole. E oggi la regola più preziosa è quella che tutela chi non ha voce, chi non ha potere, chi finisce nel tritacarne senza essere colpevole. La riforma serve a questo. Non a salvare la politica. A salvare il cittadino.
Il resto è bettinismo. Anche quando cambia verso. Anche quando cambia bandiera. Anche quando si presenta con un tono grave e una frase definitiva. In Italia l’estremismo più pericoloso è sempre quello che si spaccia per buon senso. E pretende di governare la paura al posto della realtà.


















